Amore animale!


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La mia cagna è di nuovo in calore, come l’anno scorso, e ricomincia il solito triangolo funesto tra lei, il cagnolino venuto da lontano e me nella parte del terribile inquisitore. Se volete leggervi la vecchia storia eccovela qui. Di diverso questa volta è la dimensione dello spasimante di turno che questa volta sfoggia perlomeno una stazza leggermente un po più virgulta dell’anno passato. Raccogliendo informazioni come una spia per il paese sono riuscito a capire che nostro arriva dalla frazione vicina che dista circa 3/4 chilometri, una distanza ragguardevole che il canide evidentemente compie ogni giorno da tre giorni a questa parte per venire a orinare davanti a casa mia e per piazzarsi in maniera del tutto non autorizzata davanti al mio portone di ingresso. Ormai però sono scafato anche io in questioni amorose e mi guardo bene dal farla uscire nei momenti in cui lui staziona nel viottolo con fare arrapato. Per lui è diventato una sorta di lavoro o occupazione a tempo pieno, la mattina lo saluto quando esco di casa per il caffè, la sera gli do la buona notte e magari lo invito per un giro di amari. Falla gravissima da parte sua è il fatto che non si faccia trovare ( guarda caso ) ore pasti, momento in cui prendo al volo il guinzaglio e faccio fare il giretto alla mia cagnetta in evidente deficit vescicale. Oramai però la guerra di nervi sta volgendo a mio favore, evidentemente a causa dei pasti che il nostro ha dovuto saltare nei primi giorni di assedio. Ora lo vedo può vacuo e demoralizzato. La resa dei conti è vicina …

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La piccina e gli studi


E si che oggi ritorno con il pensiero alla mia piccolina e al fatto che ora poi tanto “piccolina” non è più con i suoi 5 anni! Quello che mi sconvolge di più insomma della faccenda è il fatto che già dal prossimo anno inizierà per lei la scuola. Quella “ufficiale” si intende! Si passerà quindi a quella stragrande porzione dell’esistenza sottoposta a valutazione da parte di terzi. Eh si perché poi in realtà le cose stanno proprio così. Finché sei bambino in età da asilo te la spassi di più, non ti manca nulla e non ha nessuno che ti sta con il fiato sul collo. Pensi a giocare, a saltare sulle pozzanghere di fango e a sporcare i genitori con il cioccolato, poi una volta entrati a scuola il discorso cambia e diventano tutti più minacciosi perché si aspettano qualcosa da te. Entri a fare parte inoltre di un mondo strano che non ti dice come stanno realmente le cose ma nel frattempo di costringe a portare avanti un percorso di studi che alla meglio ti porterà a diventare un “dipendente” per tutta la vita. Per me il giudizio degli altri è sempre stato qualcosa di veramente pesante da buttare giù anche perché non trovavo soddisfazione a fare le cose per come mi dicevano di farle. E avevo ragione perdiavolo! Secondo loro dovevo sacrificare la mia creatività e il mio modo di vedere per il misero motivo di fare le cose come le volevano loro! Ecco perché mi viene in mente lo studente che ero io all’epoca. E mi ricordo come uno non particolarmente dotato di ferrea disciplina. Sempre distratto da qualcos’altro, che ovviamente non era lo studio. Mia madre cercava di farmi fare i compiti a forza di minacce nel frattempo che raccoglieva per l’ennesima volta la penna che cadeva sotto il tavolo in continuazione. Spero che per mia figlia sia diverso, che non sia una continua lotta contro tutti e tutto come è stata per me.

 

Mare Magnum


Mentre ero ancora impreparato accade l’imprevisto. Di quegli imprevisti che non prevedi, altrimenti non sarebbero imprevisti. Mi ritrovai a nuotare in un mare magnum di cultura, quella con la C maiuscola, perché mi si incalzava a destra e a manca a suon di citazioni, motti melensi e estrapolazioni filosofiche. Insomma, tutta quella strombazzante paccottiglia che solo le donne sanno mettere in piedi quando poi non sanno neanche loro. Non ero preparato ma se da un lato tutto ciò mi sconvolse creandomi pure un senso di nausea, dall’altro mi lasciai rapire.

[forse continua]

Melissa ti amo!


MelissaOfficinalisHo sempre guardato con sospetto chiunque abbia avuto a che fare con le erbe mediche, radici, piante, fiori e l’erboristeria in generale. Poi il fato ha voluto che l’ultima estate io la passassi in Toscana dove ho fatto abbondanti scorpacciate di trigliceridi facendo al contempo però una scoperta davvero illuminante, quella della Melissa composta! Se fosse stata “scomposta” probabilmente non avrebbe attirato la mia attenzione ma quella compostezza di cui vanta il nome aiutò ad ingraziarmela quasi subito.

Eravamo quindi dalle parti di Bagno Vignoni con mia figlia e consorte quando improvvisamente quest’ultima avvista un’erboristeria all’orizzonte. Nonostante la più totale indifferenza, visto che ero alle prese con la macchina fotografica, lei decise di scendere nell’antro della graziosa bottega e sparire nel buio sottostante. Dopo qualche minuto la vidi uscire con un sacchettino bianco al seguito che scuoteva sotto il mio naso vantando le proprietà curative delle erbe appena acquistate.

Avevo già avuto esperienze con tisane e infusi, tipo quello che avevamo preso un giorno in un luogo dimenticato da Dio e creato dai monaci che gestivano il luogo dimenticato da Dio. A parte sta cosa dei monaci che distillano birra e creano tisane o altri alcolici pesantissimi non l’ho mai capita, comunque in quella occasione si trattava di una tisana rilassante ma che nulla aveva a che fare con la nostra nuova scoperta della Melissa.

La tisana alla Melissa aiuta a rilassare le membra ed è anche molto utile ai soggetti nervosi. Insomma nonostante la mia titubanza iniziale devo dire che nessuna erba al mondo mi ha fatto effettivamente così effetto come  questa. Una botta enorme appena bevuta che c’è il pericolo che se la bevo durante le faccende quotidiane crollo esanime. La consiglio a tutti, se siete come me contratti e nervosi o se volete semplicemente cadere a terra esanimi.

Attesa infinita


Un giorno mi chiama un mio amico delle medie. Dice che è una vita che non ci si vede e allora perché non andiamo a prenderci un caffè assieme? Io accetto e arrivo bel bello all’appuntamento puntuale come la morte. Spacco il secondo ma di lui manco l’ombra. Maledico allora me stesso per il mio viziaccio di arrivare puntuale agli appuntamenti! Nonostante un’onorata carriera da “aspettatore” ci casco sempre, e arrivo sempre dannatamente in orario.

Credo che nonostante i miei sforzi di arrivare in orario agli appuntamenti solo una o due volte l’altro si sia presentato puntuale a sua volta. Penso sia una cosa a cui non si comanda, come l’amore; anzi, deve essere come un’istinto fuori da ogni controllo. Più sono le premure verso un ritardatario nel raccomandarsi di non arrivare in ritardo, maggiori saranno le probabilità che esso possa effettivamente tardare o addirittura non presentarsi.

Una volta a un’appuntamento mi si presentò un’altra persona che non conoscevo nemmeno. Disse che era dispiaciuto ma l’individuo con cui avevo un incontro non poteva arrivare, forse era morto, probabilmente era stato risucchiato vivo da un frullatore gigante o una cosa simile. Non lo incontrai mai più.

The Frozen Horror – prima parte – Il trasloco della paura!


Prima di risiedere nel nostro ridente paesello abitavamo anche noi nella fumosa metropoli del centro italia. Poi abbiamo deciso per la svolta: percorrere 15 chilometri al giorno prima di giungere alla fumosa metropoli. La parte più spaventosa di tutto questo è stato il trasloco immane che abbiamo dovuto porre in atto. Ecco qui narrate le vicende in tutta la loro rivoltante bellezza.

Siccome noi due né il nostro più stretto parentado aveva la più pallida idea di come solo si scrivesse la parola “trasloco” abbiamo quindi fiduciosi affidato il tutto a una di quelle pseudo-agenzie per il trasloco. L’agenzia consisteva in due traslocatori professionisti e un camioncino affidatogli dal campo base. Sfortunatamente per noi le condizioni meteorologiche non erano dalla nostra. Una funesta nevicata si era abbattuta proprio sul nostro paesino di destinazione, vanificando forse tutto il trasloco. Il paese si era trasformato in una specie di brutale antro del terrore ghiacciato dove i vivi pasteggiavano con i morti e i bimbi facevano pupazzi di neve usando le frattaglie come addobbo.

Eravamo rimasti d’accordo con i due omini che nel qual caso il tempo si fosse sistemato ci avrebbero avvisato preventivamente lasciandoci un margine per organizzare la spedizione con le catene da neve. Un giorno improvvisamente ci svegliano alle sette del mattino annunciando che loro erano già partiti con il camion, con le catene montate e che anche noi dovevamo partire subito. Presi dallo sconforto ci ritrovammo subito nel panico più nero. Dovevamo ancora montare le catene della vettura e la mia ragazza doveva ancora avvisare il comune per chiedere se il camion con la roba sarebbe riuscito a passare sotto la porta storica del borgo o se si fosse frantumato contro le ultime vestigia medievali causando morte e distruzione …

fine prima parte

Aggiornamenti – Lato B


Qui dal paradiso neonatale della casa dell’Exogino sembra procedere tutto per il meglio. L’andatura è scandita dai bisogni della piccola venuta e noi non possiamo far altro che soddifarli.

Si procede per notti più o meno insonni che poi alla fine ci si fa’ pure l’abitudine, nonostante tutto. Comunque crescere un figlio, sembra stupido dirlo, ma è come fare un investimento sul futuro. E’ come dire: «Io mi metto io gioco, poi vediamo quello che viene fuori!», si spera insomma che qualcosa di buono venga fuori, prima o poi.

A tal fine sto già pianificando il futuro professionale della piccina, lo scopo è quello di riuscire a carpire, tra una poppata e quella successiva, le attitudini o quelle che potrebbero essere le doti nascoste dell’infante così da poterle sublimare e alimentare nel corso del tempo. Se tutto procede nel migliore dei modi in un futuro non ben precisato noi due genitori potremo vivere alle spelle della piccina affidandoci alle sue facoltà spiccate in un qualsiasi campo dello scibile umano. La vedo già lanciata sul parter dei grandi nomi: manager stile Roberto Carlino, oppure spigliata donna di stile come Marta Marzotto, oppure giornalista scrittrice spregiudicata alla Erica Jong!

Noi invece condurremo la vita dei ricchi ereditieri ricevendo ospiti e telegrammi di congratulazioni, tutti i potenti ricevono telegrammi di congratulazioni. Nel frattempo noi si continua a fargli ingollare la sua dose di latte. Chissà, si fa’ così per sognare … magari un giorno!

Una serie di imprevedibili disguidi!


All’interno del nostro micromondo casalingo in cui siamo chiamati a soggiornare tutto è architettato fin nei minimi dettagli. Questo serve a quello, basta girare qualche manopola, spingere un pulsantino che qualche dannato marchingegno si aziona regalandoci qualche beneamato automatismo.*

Alle volte se mi fermo a riflettere e mi guardo attorno rimango perlomeno stralunato se penso a quanto sapere umano converga tutto insieme nella mia cucina. Io che non so regolare nemmeno una cerniera o svitare un pomello di un cassetto mi aggiro con la grazia di un troglodita attorno a tutta questa tecnologica mercanzia. Il problema nasce quando qualche stadio del processo di automazione fa tragicamente cilecca trasformandosi in un drammatico momento di paura dove noi diventiamo schiavi impotenti di un meccanismo perverso che molto probabilmente ci condurrà a qualche spesa in termini di denaro!

Tutto è studiato per funzionare al meglio, ma se un singolo step del meccanismo dovesse fare cilecca ci potrebbe capitare di saltare in aria con la nostra casa semplicemente per aver girato la manopola dell’acqua calda o di trovarci nel bel mezzo di un’invasione di cavallette per non aver chiuso correttamente le zanzariere!

* Mi scuso preventivamente per l’uso eccessivo della parola “qualche”.

La condanna!


Stamattina mi sono svegliato di soprassalto con il cuore in gola e grondante di sudore. Ero appena uscito da un incubo, la funesta visione di uno dei miei più terribil persecutori nell’età dell’adolescenza. Era tutto molto realistico: il simpatico aguzzino cercava come allora di traviarmi e di trascinarmi tra le profonde spire demoniache o di farmi esasperare come solo lui sapeva fare.

Si perchè ho sempre avuto sto amico che dalla prima elementare mi rompeva giornalmente le scatole. In realtà non ho mai capito se gli fossi realmente simpatico o mi detestasse, era una sorta di mio alter ego alla rovescia. Se non fosse stato per lui probabilmente ora sarei come Roberto Carlino. Avrei voluto spazzarlo via dalla mia esistenza ma la mia educazione appena forgiata aveva per la maggior parte delle volte il sopravvento. Più cercavo di evitarlo, più mi si appiccicava come una cozza. Più non lo imitavo più lui continuava a istruirmi sulla via della perdizione.

Tral’altro a me son sempre stati antipatici quelli che prima ti umiliano poi fanno sfoggio del loro lato umano, compassionevole, cercando in qualche modo di riparare. Insomma era una vera piattola in tutti i sensi. Poi un periodo prese a venirmi a prendere a casa … Alla mattina puntuale come la morte alle 7.15 il suo squillo era inconfondibile, si svegliavano anche i vicini. Arrivava parcheggiando di sgommata nel mio giardino e si attaccava al campanello come un forsennato fino a quando qualcuno non gli apriva o non gli gettava dell’orina calda addosso.

Ma la cosa più tragica è che lui si trascinava tutte le mode adolescenziali addosso e di consenguenza anche io. Se lui comprava il Bomber, allora anche io dovevo assolutamente possederlo; se a lui piaceva il Winchester, allora doveva assolutamente piacere anche a me. Se non mi fossi deciso per qualche acquisto in quel periodo ci avrebbe pensato lui a comprarmi qualcosa visto che considerava qualsiasi cosa della vitale importanza. Ero il suo braccio destro!

Poi arrivò il giorno in cui decise di giocare a frisbee con un piatto decorato di mia madre. Lo staccò con nonchalance dal muro e me lo lanciò addosso quasi fosse rovente. Non feci in tempo a staccare le mani dall’ albatros che già il piatto era franato rovinosamente a terra in mille pezzi sotto i nostri sguardi allibiti. Ricordo che mia madre avvisò tempestivamente i suoi genitori che proposero di fargli ripagare il prezzo del disastro che aveva combinato depennandogli sistematicamente la paghetta settimanale. Da quel giorno lo rividi altre volte, continuammo a frequentarci ancora per un po’. Poi improvvisamente sparì dalla mia vita. Probabilmente condotto in Siberia per i lavori forzati, non seppi più nulla di lui.

Neve sulla costa


Continua l’opera di riciclaggio dei vecchi post che si trovavano sul vecchio blog. Oggi mi son fatto prendere dalla nostalgia e ho rispolverato questo articolo che mi vede alle prese con una anomala nevicata dei primi mesi del 2010. Mi sembrava alquanto logico pubblicarla in piena estate, come spietata legge di contrappasso, visto che in questi giorni tral’altro si schiatta dal caldo …

Neve sulla costa.

Oggi è una di quelle giornate in cui spunta un timido sole dopo secoli di maltempo, la primavera sembra quindi essere alle porte. In linea teorica è già incominciata. Proprio oggi in questa giornata di sole terso mi sento di parlare della neve che nel mese di Gennaio ha imbiancato le mie zone. Non che sia una neve particolare, non una nevicata da spezzarsi le ossa ma comunque nel suo piccolo è stato un evento di ragguardevole importanza se teniamo conto che nella mia città non nevica manco a fargli la danza!

Parlo della nevicata perchè è la prima che mi godo in tutta tranquillità, se vogliamo, anche perchè il mio status di disoccupato cronico mi concede questi piccoli piaceri della vita alla faccia di chi la neve la spala. E’ incredibile constatare con quanti stati d’animo ci si può accostare allo stesso evento. Per esempio in un giorno lavorativo uscendo dal portone di casa avrei maledetto il cielo e tutta la volta aurea del creato vedendo neve e ghiaccio a profusione, non che avessi qualche cosa contro la neve in sé, ma l’idea di dover pattinare con la mia auto per i 15 chilometri che mi separano dal lavoro mi sarebbe risultata alquanto pruriginosa. Una buona imbiancata ora che sono a spasso mi è parsa un’ottima occasione per rifarsi un po di tono e per godere appieno delle qualità tonificanti di una buona passeggiata. Tutto ciò con la mia fida macchina fotografica compatta che mi ha sempre dato delle soddisfazioni.

Appena alzato ero in uno stato di febbrile insofferenza, come quando ci si sveglia la mattina da bimbi con la consapevolezza sia di saltare le lezioni sia di godersi un giorno di giochi sfrenati a spasso per il manto nevoso. Prendo la mia HP e mi fiondo giù per le scale. Con mio sommo stupore noto che quando nevica i primi ad uscire sono gli anziani. Te li ritrovi barcollanti e sbottanti, reduci di un’esplosione atomica mentre cercano di stare in piedi tra i lastroni che disseminano il terreno. La luce illumina l’andamento incerto dei passi mentre parlano tra di loro della nevicata del ’32, alcuni ricordano, altri fingono di ricordare. Per quello che mi riguarda scarto gli anziani aggrappando saldamente il piede in una zona del selciato risparmiata dal ghiaccio, riesco a malapena a stare in piedi io! Gambe in spalla e risalgo il corso che sembra una pista da sci con tanto di bandierine e baristi con vassoio che arrancano tra i tumuli. Arrivo in piazza dove vengo colto da frenesia dello scatto.

Fotografo di tutto, dalla fontana al palazzo ducale, ai ciottoli innevati e scambio per sbaglio un pupazzo di neve per un bambino chiedendogli scusa per averlo urtato. E non sono il solo, altri disperati arrancano per accaparrarsi angoli suggestivi e scattare foto digitali che non stamperanno mai. A me succede così. C’è anche chi è più professionista con degli apparecchi su cavaletto con obiettivi da paura. Non mi scoraggio e stufo dell’affolamento della piazza mi tuffo in una via laterale per svoltare verso il mare. Il lungomare è tutto un tripudio di brillantezza, mi stropiccio gli occhi dal fastidio e dal riverbero del sole sulla neve ma lo spettacolo è grandioso e insolito. C’è comunque chi non rinuncia alle abitudini, chi porta a spasso il cane, chi fa stoicamente Jogging infischiandosene delle condizioni avverse.

Qui la neve sul marciapiede è ancora più gelata e si fa fatica a stare in piedi, decido quindi di avanzare verso la spiaggia. Arrivo sulla battigia sgombra da neve come un sanbernardo con la borraccetta di liquore e la lingua di fuori. Inizio pure a vederci doppio sia per il riflesso sia per la stanchezza e sfiancato mi accoccolo su un invitante sgabello di neve che sembra puntarmi. La spiaggia così mezza innevata sembra il ventre maculato di una vacca, il mare uno spettacolo unico, mi fisso su di un punto e comincio a osservarlo come un monomaniaco quando mi accorgo di avere ancora la mia fedele HP in saccoccia. Il panorama merita uno scatto, mi alzo scrollandomi la neve dalle chiappe e mi accorgo che la batteria è scarica …