Incipit videoludens – Dodicesimo movimento – La tragedia!


Il Tommaso di cui sotto si rese una volta protagonista di un episodio alquanto splatter che rimase indelebile nella mia memoria per gli anni a venire, quasi a monito al non andare al di la dei propri limiti fisici. Limiti fisici spesso evidenti di Tommaso che, da buon intellettuale qual’era, non mancava di esibire. Ma in questo caso si andava oltre. Sta di fatto che un giorno nel goffo tentativo di semi-scavalcare la rete di recinzione che separava le due proprietà per passare qualcosa a un altro ragazzino rimase infilzato da un’estremità acuminata della rete stessa.

Probabilmente mentre cercava di salire un piede fece cilecca e rimase infilzato nello spazio tra il mento e l’inizio del collo. Io che in quei momenti ero in casa sentì un gran grido di terrore venire dal giardino, mi affacciai dal portone di casa e vidi la scena raccapricciante. Tutti gridavano, il mio cuginetto e un’altro bambino nonché Tommaso tra il penzolante e il saltellante che cercava di liberarsi. Quasi istantaneamente giunse il padre a larghi balzi allarmato dalle urla.

Ci volle non poco per liberarlo da li ma ricordo che il padre lanciò nella nostra direzione uno sguardo carico d’odio come a sottintendere che era in parte colpa nostra dell’accaduto. Uno sguardo che non dimenticai per parecchio tempo e che mi insegnò che spesso si vieni incolpati ingiustamente solo per trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Da quell’episodio le nostre frequentazioni si diradarono sempre più. Forse il padre non era contento di far uscire il suo figliolo con una schiatta furibonda come noialtri ma non avemmo nemmeno l’occasione di spiegargli che poi noi non si era così male.

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Incipit videoludens – Undicesimo movimento – Il Professore, i mondiali!


Il suddetto professore esimio già citato nel precedente post era per me una qual specie di tuttologo della vita. Un libro aperto foriero di sempre nuove e avvincenti conoscenze. Come quella in merito alle comete. Essendo un ragazzino molto posato e riservato credo aspettasse che fossi sempre io a chiamarlo per i giochi del pomeriggio. Non ricordo una singola volta che sia passato lui a chiamarmi, o forse ero io che ero un rompiballe. A un certo momento eravamo tutti e due infoiatissimi con i mondiali di calcio e lui un giorno se ne uscì con l’album delle figurine Mexico86!

Credo che Tommaso oltre alle comete mi iniziò pure al tema degli album di figurine come penso al tema dei mondiali di calcio, che a dire il vero prima di allora mi erano pressoché sconosciuti. In merito ai mondiali disse che ogni 4 anni le squadre di ogni nazione del mondo sceglievano i loro giocatori più promettenti e li lanciavano attraverso una gara senza esclusione di colpi per decidere quale era il team migliore sulla faccia della terra. Sulle prime mi sembrò qualcosa di assurdo e insensato ma poi venni quasi istantaneamente trascinato dall’entusiasmo di Tommaso e decisi di mettere anima e corpo al completamento del mio album di figurine. Ad oggi a distanza di anni non ricordo se poi l’album venne terminato o meno. Probabilmente lo usai in seguito come involucro per incartare le fettine panate. Mah chissà …

Incipit videoludens – Decimo movimento – Il Professore, la cometa


Ennesimo nuovo capitolo dedicato al mio ricco pantheon di improbabili esperienze con i più svariati conoscenti o amici che hanno colorato la mia infanzia ma non solo.

Protagonista di oggi è Tommaso. Un vicino di casa molto particolare che, oltre che essere un bambino con una certa cultura, era anche un vero tuttologo in qualsivoglia campo dello scibile umano. Suo padre era un noto dermatologo, dalle voci pareva fosse uno parecchio potente, in termini dermatologici intendo. Non da meno era il suo figliuolo così attento alle materie accademiche che seguiva con una solerzia davvero invidiabile, al contrario di me che ero un perditempo inveterato dedito per la maggior parte del pomeriggio ai giochi al computer. Sta di fatto che fossi oltremodo affascinato da questo compare e ogni occasione di cazzeggio era buona per provare a chiamarlo.

Fu lui che mi iniziò al tema delle comete. Non è che mi fosse molto chiaro all’epoca questo ambito particolare di cui lui invece pareva essere un vero drago. Mi risuonavano in testa tutti quegli affascinanti ed esotici nomi di cosmici sassi che viaggiano anni luce su e giù per le galassie. Schizzavano come saette da una parte all’altra del cosmo con mirabile stupore di noi poveri terrestri costretti al nostro misero pianetino. Poi un giorno Tommaso se ne uscì con la cometa di Halley. La cometa di Halley sarebbe stata visibile ai nostri sguardi in tutto il suo fulgore a un certo punto avremmo alzato gli sguardi per ammirarla in tutto il suo suggestivo sfarfallio. Ma solo ad una certa ora e un preciso punto della volta volta celeste. Perso questo istante la cometa di Halley sarebbe certo tornata ai suoi impenetrabili abissi cosmici. Un’occasione da non perdere tanto che per vederla la volta successiva si sarebbero dovuto attendere decenni, decenni interminabili in cui le nostre vite potevano uscirne irrimediabilmente mutate.

Magari aspettando e aspettando la nostra passione per le comete sarebbe scemata e tutto quello che allora aveva un sapore suggestivo si sarebbe trasformato in una mera cronaca di un arido sasso sparato a velocità assurda nello spazio. Credo che io e Tommaso fossimo così gasati dal passaggio della nostra cometa di Halley che al momento del passaggio della cometa di Halley vera ci dimenticammo di osservarla. Quel giorno è avvolto da una nebbia indistinta, anzi, mi pare che io e Tommaso nemmeno ci vedemmo in quell’occasione.

Incipit videoludens – Nono movimento – Piatti volanti


Quando io e l’amico truffaldino uscivamo di casa tutto poteva accadere in un lampo. Ma anche quando si stava a casa eravamo pericolosi, anzi quello pericoloso era lui. Io a 12 anni circa gli amici non è che me li scegliessi. C’era lui che tutto sommato era ben accetto dalla comunità di sgarrupati che orbitavano attorno alla scuola, al campetto e alla sala giochi. Lui era un uomo d’azione mentre io un semi-nerd nonché videogiocatore inveterato che però facevo ridere.

Insomma sta di fatto che arrivò per me il famigerato momento di dover imparare l’inglese. Un po perché mi serviva a scuola un po perché sapere una lingua in più all’epoca era vista come una soluzione a tutti i mali del mondo. Mia madre (santa donna) si fece coinvolgere in una micidiale serie enciclopedica a puntate dedicata ai più giovani con tanto di audiocassette. Tutta la faccenda attorno al piano didattico del corso era ben condita di elementi accattivanti. C’erano i due protagonisti ragazzini che facevano da “matadores” all’interno del fantastico mondo della lingua inglese con tanto di canzoncine, filastrocche e illustrazioni ad effetto. Nota dolente del tutto era il prezzo spropositato dell’opera per la quale mia madre aveva acceso un numero incalcolabile di rate in comodi bollettini postali.

Un giorno eravamo a casa io e l’amico terribile.Si accorse del nostro acquisto piuttosto impegnativo visto che avevamo collocato i volumi del corso in bella mostra sulla nostra grossa libreria. Senza un’attimo di esitazione girò la testa e disse rivolto a mia madre: “Ma non era meglio che ti compravi una bella pelliccia?!“. La mamma a quel puntò sghignazzò qualcosa ma non proseguì oltre cercando di lasciar cadere la cosa.

Passò un po di tempo e un giorno ci trovammo sempre a casa mia a giocare con il Commodore 64. Io ero esperto, il mago del Joystick e, padrone della situazione, stavo illustrandogli uno dei miei ultimi acquisti, rigorosamente da edicola. Lui non pareva particolarmente interessato ai titoli per cui io andavo pazzo e si rifugiava spesso in giochi più canonici tipo Bubble Bobble. Forse durante una crisi di noia mentre io ero impegnato allo schermo si alzò dalla sedia e prese in silenzio uno dei piatti decorativi in ceramica appesi alla parete del salotto. Poi di scatto mi disse: “… PRENDILO AL VOLO!”. Con la coda dell’occhio feci in tempo a vedere il suo movimento fulmineo mentre lanciava a mo’ di frisbee la preziosa stoviglia ma non fui così tanto agile a mollare il Joystick e girarmi per evitare il peggio.

Il piatto franò in terra sbriciolandosi in mille pezzettini con il suono di cose belle che si rompono. A quel punto il suo tono cambiò e vedendo entrare mia madre trafelata nella stanza emise un gemito strozzato non sapendo cosa inventare. “…Ma è LUI che non lo ha preso!“, osò aggiungere in mia presenza. Ero piuttosto a disagio ma subito dopo seguirono le inevitabili scuse da parte sua al cospetto di mamma durante le quali promise a mia madre di ripagare il danno. Sapevo che mia madre non l’avrebbe fatta passare liscia, ci teneva parecchio ai suoi piatti e intuivo che stesse cogitando qualcosa nell’intimo. Non tanto per il danno subito ma per essere sicura di impartire una lezione di responsabilità ad un ragazzino così molesto.

Ed infatti di li a poco se ne uscì con una punizione da girone dantesco! Propose all’amico in accordo con i suoi genitori di ripagarci il piatto, di cui mia madre in realtà misconosceva l’effettivo valore, tramite il pagamento di qualche bollettino postale dell’enciclopedia di inglese da poco acquistata. Una lezione anche in merito alla facile ironia che si era permesso di esprimere poco tempo prima. In fin dei conti, credo che poi in realtà abbia pagato solo una rata se non meno ma lezione di mia madre aveva sortito i suoi effetti rendendolo mansueto e affabile… almeno nei momenti in cui era dentro casa mia.

Incipit videoludens – Ottavo movimento, il ladro


Per un breve periodo io e il ragazzo del Mahjong ci frequentammo. Anche se non proprio in maniera assidua, però ciò non toglie che il nostro rapporto nato a suon di gettoni in sala giochi si reggeva autonomamente. Anche perché incontrarsi e scambiare due chiacchiere sull’ultimo sparatutto o platform che fosse era diventata un’esperienza giornaliera. Non di rado si usciva dalla “sala” pure per fare qualche scorribanda metropolitana. Non mi importava che egli avesse dimostrato platealmente di essere un piromane inveterato, nonostante tutto mi stava simpatico lo stesso.

Ma a breve sarebbe accaduto un evento che mi avrebbe fatto cambiare idea su di lui. Un giorno ci recammo dal tabaccaio del centro città per non ricordo quale commissione. Mentre la signora era intenta sul retrobottega egli in maniera fulminea mi disse :”Prendi quella gomma!”. Riferendosi a una gomma da cancellare che si trovava in bella vista sul bancone. Io con fare interrogativo lo guardai cercando di afferrare quel che aveva intenzione di comunicarmi.

“Prendi quella gomma allora!”, ripeté nuovamente. A quel punto la sua richiesta era molto chiara. Ma che diavolo era, una sorta di prova? Tra l’altro perché dovevo rubarla IO? Mentre le domande si affollavano mi venne in mente che avevo in tasca i soldi necessari e quindi manifestai la cosa al mio amico. Non feci in tempo a terminare il concetto che egli in uno scatto prese la gomma esposta se la infilò in tasca e con uno scatto felino uscì dal negozio in un lampo.

A quel punto uscii di corsa anche io e presi a cercarlo nei paraggi, ma di lui nessuna traccia. Di certo quella esperienza instillò in me molto interrogativi. Io che ero stato educato da mamma in stile vittoriano, apprensiva e ligia delle regole non potevo capacitarmi di un comportamento del genere. Oggi guardandomi dal di fuori, per il ragazzino che ero, posso solo sorridere di quanto fossi ingenuo, ben educato e riservato all’epoca dei fatti. Caratteristiche che mi rendevano tutto sommato molto più centrato e deciso di quanto non lo posso essere oggi.

Incipit videoludens – Settimo movimento, il piromane


scatola-fiammiferi

Io in sala giochi ci andavo per giocare con i videogiochi ma evidentemente non tutti erano dello stesso avviso. Frequentando per un certo periodo gli stessi ambienti fumosi capitava anche di fare amicizia e di conoscere un ragguardevole numero di casi umani da far invidia a un bestiario medievale.

Un giorno conobbi il figlio del gestore della sala, a prima vista un ragazzino pacato e dai modi educati. Condividevamo la stessa passione per i coin-op in voga in quel periodo.  Lui mirava ai giochi più mentali tipo Tetris o il Mahjong, io ero propenso più all’azione e alla ultraviolenza. Sta di fatto che diventammo amici nel momento in cui si passa per quella fase adolescenziale in cui qualsiasi cosa si ha per le mani può diventare pericolosa, da una penna Bic a uno Zippo.

Improvvisamente un giorno egli tirò fuori da una tasca del bomber un pacchetto di cerini. Pensavo volesse provare a fumare o accendersi un raudo ma la sua mente improvvisò qualcosa di ancora più subdolo. Si era di Maggio in zona del lungomare e fuori dalla sala giochi c’era un bel mucchio di sfiuto di pioppi accumulatosi in un angolo tra una palazzina e l’altra formando una specie di suggestivo manto nevoso.

Di punto in bianco senza dare spiegazioni l’amico con rapido gesto accese il cerino e lo lanciò in mezzo al cumulo che prese fuoco istantaneamente con una fiammata. Non ebbi il tempo di dire nulla che la fiammata si era estinta lasciando sul terreno dei detriti abbrustoliti. Rendendoci conto che nessuno dei passanti si era accorto di nulla, abbassammo lo sguardo cercando di allontanarci il più presto possibile dal luogo del misfatto senza proferire parola. Ritornammo solo a sera quando fummo sicuri che suo padre fosse stato più distratto dall’affluenza di gente nel locale che dall’occuparsi di noi.

Quell’esperienza mi insegnò molte cose. In primis, a non fidarmi delle apparenze, ovvero che se uno gioca a Mahjong non vuol dire che sia per forza un secchione irreprensibile timorato da Dio. Ma anzi credo che egli abbia sviluppato la sua indole criminale anche grazie a puzzle game simili al Mahjong!

Incipit videoludens – Sesto movimento


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Riparto da qui con la mia saga dedicata alle mie esperienze videoludiche lasciata indietro molto tempo fa, ma che ora desidero riprendere anche per dargli una struttura organica, visto che si tratta di episodi dipanati in più post! In fondo alla pagina ci sono i link relativi a tutti gli episodi, per quelli che si vogliono male!

Un ricordo indelebile è quello di quando mio padre mi regalò il primo personal computer, ovvero il mio Commodore64. Da quel giorno tutto cambiò. Prima di allora avevo posseduto soltanto sgangherate console primitive che permettevano solamente di giocare a rudimentali ping pong sparando palline a destra e manca per lo schermo. Ora avevo invece il potere nelle mie mani e potevo vantare anche di un discreto numero di giochi visto che avevo acquistato tutto il pacchetto da un mio amico che migrò all’Amiga 500. Per la modica cifra di circa 500 mila lire mi ero aggiudicato un lotto irripetibile che comprendeva: Il Commodore vero e proprio, un monitor, circa un centinaio di giochi piratati in dischetto, una cinquantina di giochi in cassetta, un mangiacassette( rigorosamente da tarare), un lettore per dischetti, 2 Joystick Albatros, un Reset e 2 o 3 giochi originali in cartuccia!

Con questo armamentario da serial killer ero pronto a sfondare ogni record di permanenza davanti allo schermo, a chiudere ogni contatto con la vita mondana e a causare per i mesi successivi non poche preoccupazioni da parte dei miei genitori …

 

Incipit videoludens – Quinto movimento


Commodore64Parallelamente alla mia attività da giocatore da sala-giochi io e un mio compagno di merende portavamo avanti la nostra carriera da utenti “casalinghi” di videogame. Non è che ci fregiassimo di alcun titolo ma eravamo una sorta di conciliabolo carbonaro, una pseudo-setta dedita al videogioco composta da due elementi, io e lui. Mi appoggiavo totalmente alle sue iniziative in quanto lui era il mio Gran Maestro .

A parte il fatto che fosse più grandicello di me, e già questo di per sé lo facevo un Maestro, ma il fatto era che lui era sempre super aggiornato sulle novità del momento. Aveva allestito a casa sua una sorta di Santuario del videogioco con poster, riviste e quant’altro. C’erano cassette, cartucce, floppy disk  sparsi sul letto e a volte anche a terra tanto che si camminava su uno strato scivoloso di vecchi giochi che aveva passato al vaglio ed evidentemente scartato.

Protagonista all’epoca era il Commodore64 con cui smanettavamo a volte anche per giornate intere sotto la flebile luce che filtrava dalle persiane chiuse. Alle volte uscivamo dalla nostra esistenza crepuscolare e ci dedicavamo alla vita sociale,  ma non troppo, quel tanto che basta per uscire e andare nel vicino negozio di Personal Computer e scartabellare le ultime uscite. All’epoca non si badava troppo all’uso eccessivo del computer, si era in un periodo di scoperta, alle frontiere di un nuovo passatempo e noi ci eravamo tuffati anima e corpo in quella attività spendendo la quasi totalità del nostro tempo dietro il monitor.

I giochi poi potevano essere dannatamente frustranti. Capitava per esempio di dover schiattare con l’ultima vita all’ultimo boss dell’ultimo livello e dover ricominciare tutto da capo, caricamento incluso. Ogni tanto faceva capolino nella stanza la madre del mio amico che, a seconda dei casi, poteva portarci una fetta di pane col prosciutto con Coca Cola o una crostata di prugne e susine. Noi eravamo così presi che spesso la scambiavamo per un boss di fine livello e provavamo ad accopparla con una bella combo, ma quella non schiattava mai.

continua …

Incipit videoludens – Quarto movimento


new zealand storyForse New Zealand Story è stato in assoluto il gioco in cui ho speso più gettoni. Spendevo così tanti gettoni, che non avendo tempo per terminarli al bar li portavo pure a casa. Un giorno entrai al solito bar e scoprii con terrore che avevano eliminato il modesto sparatutto con navicella con visuale dall’alto. Al suo posto un titolo pieno di simpatici animaletti saltellanti tra cui una specie di pulcino giallo (che in realtà era un Kiwi).

In un primo momento non presi su serio New Zealand Story poi vidi che anche gli altri avventori iniziavano a tirarci su bestemmioni a non finire! In pratica il gioco era il classico platform game a scorrimento orizzontale ma giocarci arrecava una certa soddisfazione mista a una certa dosa di sadismo visto che si andava a infierire con il proprio archetto a una serie di creature abbastanza “cucciolose” e per certi versi inermi.

Inoltre credo sia stato uno dei primi giochi in assoluto, dopo Bubble Bobble, ad inserire personaggi volutamente “pupazzosi” in stile cartoon. Anche se questo può al giorno d’oggi apparire un particolare di secondaria importanza all’epoca era una vera rivoluzione stilistica non da poco. Poter frullare o massacrare inermi creaturine intente a passeggiare per le loro piattaforme era un’esperienza da provare assolutamente. In ogni caso tutto questo mi fa venire in mente Creatures, ma credo che a Creatures dedicherò un post apposito!

Ero talmente infatuato di NewZealand Story che una volta mi capitò per le mani una versione per il Commodore64. Credendo di aver trovato lo svago definitivo decisi di ritirarmi quindi a vita privata in una sorta di crepuscolo digitale creato dal mesto crepitìo del monitor del mio computer. Ma una volta caricato il gioco (rigorosamente in cassetta) lo sconforto ebbe la meglio. Nulla di quell’ammasso di sprite cubettosi aveva la benché più minima somiglianza con il simpatico Kiwi giallo conosciuto nel fantastico coin-op originale.

Continua …

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Incipit videoludens – Terzo movimento


Space Ace

Ci sarebbe comunque da scrivere un reportage per ogni sala giochi che ho frequentato. Hanno tutte le proprie storie e i propri aneddoti, in una città poi, come la mia, dove avevano attecchito parecchio. La mia vita da videogiocatore si svolgeva in una sorta di “trasfert”. A casa ero un ragazzino di media cultura, ben educato e ben nutrito.

Una volta in sala giochi lasciavo alle spalle la mia identità per trasformarmi in una macchina da arcade! Ma non solo io, ma tutti quelli che come me avevano la passione per i cassoni della “sala”.

Oltre alle sale giochi vere e proprie si poteva giocare per esempio nei “bar” che si erano arresi alla torbida logica dei passatempi videoludici. A quanto pare rendevano parecchio e alcuni locali sacrificavano parte dell’arredo interno, come vecchie madie in legno pregiato o antichi vasi della dinastia Ming per far spazio a questi cassonetti elettronici dal gusto discutibile. C’era poi chi era stato costretto a vendersi mezzo locale per acquistare le propria rosa di giochi.

In ogni caso giocare in sala giochi e nel bar erano due esperienza totalmente differenti. Al bar c’erano le “compagnie” composte da individui che in gran parte se ne fregavano dei videogiochi, al massimo ci scappava qualche partita al Tetris aspettando la tipa per pomiciare. Queste persone erano semplici “avventori” del luogo che si ritrovavano al Bar per poi partire per altre scorribande. Io invece ero un “giocatore” nella più classica accezione del termine, ero un uomo con una missione!

Nessuno poteva fermarmi, non mi trovavo li per semplice svago ma per adempiere ad un destino! In realtà ero sempre super-occupato con qualche gioco del momento e poco mi curavo della realtà fenomenica che mi attorniava. Sarebbe potuta venirmi incontro una strafiga con le tette al vento e probabilmente sarei rimasto immutabile a giocare a Space Ace.