L’orrida invasione_2


Nella mia città all’ordine del giorno ci sarebbe un’orrenda invasione di fottuti storni che a giudicare dalle reazioni degli indignati cittadini di turno causano degrado e rumore molesto. Tutti ne parlano, e ognuno dice la sua. Ai cittadini costernati ricordo che gli storni vanno dove cavolo gli pare in barba alle possibili problematiche acustiche relative al loro stanziamento. Tutto ciò mi porta alla mente il solito arrogante atteggiamento di chi ritenutosi onesto cittadino “pagante delle imposte” si ritiene al di sopra anche degli eventi naturali come migrazioni, maremoti, invasioni di cavallette tralasciando il fatto che fuori dalle dinamiche prettamente urbane c’è tutto un mondo che continua a farsi i cavoli suoi a prescindere dagli stanziamenti umani. Pare che i molesti pennuti abbiano approfittato dello stato di fatiscenza e degrado di un edificio del centro per costruire il loro campo base da cui partono per le loro scorribande. Bene, come dargli torto? In natura tutto si ottimizza per garantire la sopravvivenza della specie che meglio si adatta alle circostanze.

Annunci

La piccina e gli studi


E si che oggi ritorno con il pensiero alla mia piccolina e al fatto che ora poi tanto “piccolina” non è più con i suoi 5 anni! Quello che mi sconvolge di più insomma della faccenda è il fatto che già dal prossimo anno inizierà per lei la scuola. Quella “ufficiale” si intende! Si passerà quindi a quella stragrande porzione dell’esistenza sottoposta a valutazione da parte di terzi. Eh si perché poi in realtà le cose stanno proprio così. Finché sei bambino in età da asilo te la spassi di più, non ti manca nulla e non ha nessuno che ti sta con il fiato sul collo. Pensi a giocare, a saltare sulle pozzanghere di fango e a sporcare i genitori con il cioccolato, poi una volta entrati a scuola il discorso cambia e diventano tutti più minacciosi perché si aspettano qualcosa da te. Entri a fare parte inoltre di un mondo strano che non ti dice come stanno realmente le cose ma nel frattempo di costringe a portare avanti un percorso di studi che alla meglio ti porterà a diventare un “dipendente” per tutta la vita. Per me il giudizio degli altri è sempre stato qualcosa di veramente pesante da buttare giù anche perché non trovavo soddisfazione a fare le cose per come mi dicevano di farle. E avevo ragione perdiavolo! Secondo loro dovevo sacrificare la mia creatività e il mio modo di vedere per il misero motivo di fare le cose come le volevano loro! Ecco perché mi viene in mente lo studente che ero io all’epoca. E mi ricordo come uno non particolarmente dotato di ferrea disciplina. Sempre distratto da qualcos’altro, che ovviamente non era lo studio. Mia madre cercava di farmi fare i compiti a forza di minacce nel frattempo che raccoglieva per l’ennesima volta la penna che cadeva sotto il tavolo in continuazione. Spero che per mia figlia sia diverso, che non sia una continua lotta contro tutti e tutto come è stata per me.

 

Polaris 1


AngerConflict-1200x750

La natura polare del web è giustificata da una tendenza fisiologica dovuta al fatto che la rete è già di per sé uno strumento, quindi un mezzo ad “uso e consumo” di chi già ha assunto un atteggiamento o manifestato un’opinione definita verso un qualsivoglia soggetto. Irreale quindi la prospettiva di chi si accosta al web sperando di trovarvi qualche delucidazione neutrale in merito a qualsiasi argomento. Le fazioni saranno sempre disposte su binari contrapposti, estremamente radicalizzati e di solito in lotta tra loro proprio perché sul web interagisce in maniera vivace solo chi ha un’opinione precisa, netta e definita. Da qui vediamo le forti contrapposizioni, discussioni, litigi che giornalmente scuotono la rete sfociando in vere e proprie crociate contro chi la pensa diversamente. Basti pensare alle grandi “questioni” che cercano di polarizzare l’attenzione e le energie degli utenti sorte proprio con la nascita del web 2.0 come per esempio i NoVax Vs ProVax – Carnivori Vs Vegani – Complottisti Vs Bufalisti. In tutto questo di reale c’è solo la polarizzazione delle parti a scapito di una corretta interpretazione della realtà dei fatti.

Il Mondo Figo!


Oggi per varie ragioni sono dovuto approdare sul sito web della mie ex scuola, la scuola dove mi sono diplomato nel lontano ’97. La prima occhiata alla home page mi ha fatto inavvertitamente balzare all’occhio quanto siano cambiate le cose nel giro di pochi anni. Il mio che all’epoca era un semplice “Istituto” (Istituto d’Arte), ora si è trasformato acquisendo la più versatile connotazione di “Liceo”! (Liceo Artistico). Ma il bello arriva con le denominazione delle sezioni vere e proprie presentate dal liceo. Architettura e Arredamento è diventato Interior Design, Moda e Costume si è trasformato in Fashion Design e altre che puntano sempre sulla matrice Fashion forse per accattivarsi l’attenzione di qualche bimbaminkia in più. Quello che mi chiedo è perché anche per l’offerta scolastica si debbano riproporre i soliti triti e ritriti cliché da marketing spicciolo. Tutto questo deve risultare forse molto figo per qualcuno, e pure per molti, se per stare al passo si è reso necessario “fashionizzare” anche i nomi delle sezioni di una scuola statale. Mi piacerebbe pensare che la scuola sia invece qualcosa di non allineato alle tendenze di mercato e che viaggi invece sul binario della cultura, invece che su quello del marketing, perlomeno sul piano ideale!

La qualità del fare


qualità del fare

In questa realtà meccanico-industriale dallo spirito quantitativo che ci opprime ogni giorno con i suoi diktat e i suoi imperativi categorici non mi stupisce affatto che una caratteristica propria del singolo, preso nella sua magnifica unicità, sia stata usurpata a favore dell’istanza prima dell’omologazione. L’esaltazione della dimensione “quantitativa” è propria della nostra civiltà che crede che “più cose” ci sono in circolo per tutti più i bisogni del singolo vengono soddisfatti. Questo assioma sottende però che tutti abbisognino delle medesime cose, ci si affanna quindi a produrre “cose” e a creare nel contempo fruitori di quelle cose. Un circolo autoindotto che non può che creare dolore, morte, distruzione e infelicità. Cosa occorrerebbe fare quindi? Niente. Ripristinare nel singolo la qualità del fare per accedere di nuovo ad una dimensione ormai perduta.

Mercoledì da coglioni!


Stasera mi sento proprio una schifezza! Dopo una settimana di numeri d’alta classe per non fumare, stasera ci sono ricascato e mi sono concesso ben due bionde. Inutile dire che ora mi sento proprio meglio. La nicotina in circolo evidentemente sta facendo il suo bravo dovere ma domani mi sveglierò con la consapevolezza di essere un coglione. Non che le altre mattine non lo sia, ma almeno avrò un buon motivo per crederci intensamente. Forse se ci fosse qualcuno a ripetermelo farebbe più effetto e riuscirei a smettere con più verve. Certo che in casi come questo ci vorrebbe tipo un coach, uno di quelli supercazzuti che all’occorrenza ti fa fare pure i piegamenti sotto lo spruzzo di un idrante, uno che ti fa soffrire fisicamente. Allora non penserei alle sigarette, o le fumerebbe lui per me! …

Mare Magnum


Mentre ero ancora impreparato accade l’imprevisto. Di quegli imprevisti che non prevedi, altrimenti non sarebbero imprevisti. Mi ritrovai a nuotare in un mare magnum di cultura, quella con la C maiuscola, perché mi si incalzava a destra e a manca a suon di citazioni, motti melensi e estrapolazioni filosofiche. Insomma, tutta quella strombazzante paccottiglia che solo le donne sanno mettere in piedi quando poi non sanno neanche loro. Non ero preparato ma se da un lato tutto ciò mi sconvolse creandomi pure un senso di nausea, dall’altro mi lasciai rapire.

[forse continua]

Blog – Questo sconosciuto


Spesso mi interrogo sull’utilità del Blog, non del mio ma dei blog in generale, e dello scrivere nel senso più ampio. E pure del mio rapporto con il blog, del tipo di approccio ai contenuti. Mi ripropongo spesso di scrivere anche se ovviamente non riesco. Per il momento sono arrivato a focalizzarmi su quello che il blog, secondo me, non deve essere. Il blog che vorrei è quello che ha un senso, non solo per me, ma anche per gli altri, i visitatori. Per quanto strampalate e personali possano essere le argomentazioni devono sempre ispirarsi alla vita e al suo dispiegarsi. Ho scoperto inoltre con il tempo che l’atto stesso di scrivere è di per sé chiarificatore, il compito di buttar giù parole costringe a mantenere un centro inossidabile e denso attorno a cui girare. Non occorre avere opinioni, serve essere al di sopra delle opinioni e registrare gli accadimenti che sono neutri. Non scriviamo perché abbiamo le idee chiare ma chiarifichiamo e decodifichiamo l’argomento nell’atto di scriverlo. Per questo scrivere è molto importante, serve a fare ordine. Non apprezzo quei blog pieni di anestetiche paroline da Baci Perugina, buoni propositi e glitters a tutto spiano, dove tutti si vogliono bene e si salutano tramite aforismi. Come se il comunicare con il copia/incolla sia la via più rapida e l’effetto delle parole preconfezionate sia il non plus ultra. Credo sia invece il sintomo evidente di una civiltà che predilige il preconfezionato ma “figo” al pensiero forse più strampalato ma più genuino. Oggi funziona così, no? Prendo un pezzo qui, una frase qua, qua prendo una gamba, qua una testa e abbiamo fatto l’uomo. Un enorme archivio di cose inutili, la nostra civiltà … ecco cosa vedo negli aforismi. Ma come sempre sto deviando …

ADESIONE – un salto nel buio


Siccome soffriamo di una qualche strana forma di colpa atavica dentro di noi ci sentiamo spesso in obbligo di “aderire”, iscriverci, associarci, diventare attivisti di quella causa, partito, confessione che dir si voglia. Scelte esotiche fatte perché l’ennesimo scherzo del destino ha voluto che conoscessimo questa o quella persona molto zelante nella sua Opera; attiva sul territorio, foriera di nuove idee e sempre attenta al prossimo nonché agli interessi della comunità.

Tutte qualità nobili e sublimi che forse noi non possediamo o che non abbiamo avuto modo di mettere in gioco. Quello che non capisco io sono quelli del partito delle scelte nette e decisive, perlomeno in campo “mondano”. Ancora più odiose sono le scelte “non fatte”, o meglio, non prese, nelle quali sono gli altri che decidono per te includendoti idealmente all’interno di un meccanismo che loro danno per scontato ma che per te non è scontato affatto, venendoti poi a recriminare il tuo disimpegno. Le forme di Adesione più subdole infatti sono quelle prese a priori dagli altri. Non sei tu che decidi quindi ma l’ambiente dove vivi decide per te senza neanche interpellarti al riguardo. E’ quindi il mondo della coscienza collettiva e delle cose fatte “perché tutti lo fanno” che ho sempre combattuto, ma neanche tanto, altrimenti sarei diventato un combattente.

Le persone invece sono strane, prima aderiscono, poi si lamentano. Si sentono in obbligo di unirsi e fare squadra per le cause più disparate e insostenibili per il singolo. Da ciò derivano risultati mediocri e insoddisfacenti perché ciò che va bene per uno può essere assurdo per un’altro. Entrano quindi in gioco dinamiche di convenienza che nulla hanno a che spartire con l’obbiettivo originario. Io sono invece per il gesto fuori tempo e fuori luogo, che per sua natura deve manifestarsi in maniera gratuita, raccoglie solitamente scarsi consensi ma catalizza l’energia sull’obbiettivo e non sui tornaconti. La cieca Adesione viene dalla convinzione comune che le prospettive siano limitate così come le risorse. Il singolo ritiene più vantaggioso aderire appunto alle scelte per conto terzi piuttosto che impegnarsi personalmente (pentendosene poi in un secondo momento).Egli in questo modo si relega a una posizione di sudditanza rispetto a scelte prese dagli altri. Ritenendo inoltre che la sua sia una posizione favorevole evangelizza il prossimo con totale convinzione.