Il Lavoro – Fase_4


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Altro giro di colloqui per il sottoscritto. Si perché oggi per trovare un singolo lavoro, tocca pure sottoporsi a un numero indefinito di colloqui. Uno con l’agenzia, uno con il responsabile, uno con il titolare che di solito non sa mai un cazzo!

E ti va bene pure se lo sai in anticipo che magari ti prepari psicologicamente, perché poi capita anche che lo scopri di volta in volta quali personaggi ti devi girare. Comunque questa volta la cosa ha preso una piega che ha tanto un sapore alla X Factor, ora vi spiego.

Praticamente il responsabile dell’ufficio dove dovrei finire io ha deciso questa volta di buttarla sul competitivo. Ha deciso di tenere tre persone (e dico 3) in prova per un mese a mezza giornata (che poi dove la trova mezza giornata in 3??) nel suo ufficio e vedere come ce la caviamo con le varie problematiche. Siccome lui dice occorre essere proattivi (come il detersivo) allora vuole vedere prima la nostra proattività in azione nel momento del pericolo e dell’azione. Io ovviamente ho accettato, avendo anche tutti gli altri requisiti per accettare quelle mansioni, ma dal giorno del colloquio tutto tace …

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Il Lavoro – Fase_2


L’altro giorno ricevo una mail da un sito di recruiting che mi segnala l’interessamento di una azienda nei miei confronti. Ottimo penso, ma un’attimo dopo scopro che si tratta di un’azienda in cui già sostenei un colloquio circa 3 anni fa. Penso magari a un avvicendamento del personale ignaro del mio precedente colloquio, oppure più semplicemente all’opportunità che si fosse liberato un posto in linea con le mie competenze.

Quello che mi salta subito all’occhio è che in effetti l’attività in questione non opera precisamente nel mio campo d’azione professionale cosa che infatti non mi fece superare la selezione 3 anni prima. Ma messe al bando le remore decisi di presentarmi comunque al colloquio, visto che poi ero stato contattato direttamente da loro.

Scoprii che i colloqui erano due: il primo con un responsabile che poi mi fece fare una prova pratica risolta in modo brillante e il secondo con il capitano della baracca. E qui son dolori perché mi disse che c’erano ben cinque persone in lista per quel posto di lavoro e mi disse che avevo un profilo non del tutto adatto alle mansioni richieste(cioè quello che già mi disse 3 anni addietro).

Spiegai che era vero ma che avevo comunque operato in modo trasversale anche in quelle mansioni che loro richiedevano e che difatti avevo superato in modo adeguato il test propostomi, visto anche che gli strumenti operativi li ho utilizzati e li utilizzo da almeno 20 anni! Lui però rimase inamovibile e mi liquidò con la percezione che io non fossi adatto. Poi se ne uscì con una frase emblematica dicendomi in sostanza che avevo troppe esperienze, e quindi sottintendendo che fossi un melagramo del lavoro a tutti gli effetti.

Io dissi che in realtà sul curriculum vi era anche una esperienza piuttosto lunga(10 anni!) in poi quello che fu il mio lavoro storico. Dopo di quello si, è vero, ho affrontato svariate esperienze tutte a tempo determinato ma non per mia volontà ma solo perché si trattava di lavori estemporanei, i quali una volta terminati, non garantivano più una mia presenza fissa in azienda. Esperienze che mi hanno arricchito e segnato profondamente sul piano umano e professionale e a cui non avrei mai fatto a meno.

Ma tutto ciò ai suoi occhi non costituiva un valore, anzi, secondo la logica dei piani alti (non si sa bene quale), a fronte di una evidenza ha preferito bollarmi come un’incapace a causa del numero delle esperienze intraprese. Uscii dal colloquio amareggiato e affranto con la consapevolezza di chi si sente deluso da uno che, tra l’altro, offriva un lavoro a tempo determinato pure lui …

Formazione oggi


formazione lavoro

In materia di proposte formative in generale vedo un panorama piuttosto ampio ed variegato di possibilità di portare avanti quella che potrebbe essere una ipotetica “carriera formativa”, chiamiamola così. Prospettive apparentemente vivaci sia in ambito accademico, che propone corsi, aggiornamenti, master con facoltà che spaziano in ambiti anche piuttosto interessanti che magari 20 anni fa non sarebbero nemmeno potuti esistere.

Per passare a semplici corsi dove si imparano a fare cose, utili alla professione, ve ne sono a pagamento, di gratuiti, quelli creativi, quelli online. Si potrebbe dire che ogni professione è passata al setaccio e “trasformata” in un suo corso apposito. Tutto questo denoterebbe sicuramente una certa vivacità produttiva visto il gran numero di proposte che oggi l’utente medio può scegliere. Per contro a me pare che a lavorare sono sempre meno persone, anche quelle che lavorano potrebbero non lavorare più tra qualche giorno. Quindi anche se un superficie ferve un certo movimento, poi a conti fatti tutto resta com’è!

Forse le generazioni di giovanissimi attuali non sanno che fino a qualche anno fa con il semplice diploma già potevi ambire al lavoro, e se ti andava bene anche un lavoro a tempo indeterminato. Per me è stato così, appena uscì dalle superiori, feci un breve corso e subito trovai lavoro, anzi il lavoro trovò me visto che mi chiamarono a casa.

Non sapevo fare niente, non avevo l’auto, non avevo esperienza in un ufficio prima di allora eppure il mio capo mi assunse, non si sa bene perché, a fare un lavoro per cui avevo una grande passione, e iniziò un’avventura durata dieci anni. Oggi il massimo che ti può capitare è fare la puttana per qualche spicciolo in mezzo ai cretini per poi essere rispedita in strada al primo cambio di vento.

Bambinesco


KLEE

Un motivo per cui i bambini sono fighi è perché se gli dici di fare una cosa, la fanno. Procedono con una fede indomita e invidiabile nei confronti della vita e delle cose della vita. Se non vogliono piangono, se vogliono e si divertono, ridono. Una chiarezza cristallina che noi adulti non possiamo che ammirare dall’alto della nostra posizione considerata “autorevole”, che invece ci rende macchinosi, inefficaci nell’azione come nella valutazione. Loro invece sono nati già perfetti, centrati verso l’obbiettivo riescono a tramutare sempre i loro sogni in realtà, riescono a trasmutarsi in cose sempre differenti se le esigenze lo richiedono ma senza sforzo né attrito. La loro azione è sempre pura perché spassionata e relativa ai bisogni del momento, cosa c’è di più bello di questo momento?

Celebrazioni


followers

Non so in questo periodo sto andando in fissa con tutto ciò che è “servitore” di una causa, quindi anche fedele aiutante o assistente o meglio “scagnozzo” di qualche personaggio di livello più alto. Mi rifaccio quindi non di meno alla figura dei minions che ho pure installato sulla barra destra del mio blog! Il perché di questo non lo so ma devo correggermi assolutamente in merito alla mia dichiarazione di qualche post addietro dove ammetto di non avere minions al mio servizio, dichiarazione ora fuori luogo visto che al mio servizio ora ho ben 50 e dico CINQUANTA followers che si sorbiscono quasi giornalmente i miei deliri! Che poi alla fine non credo che questo bacino di followers siano lettori effettivi, come pure io non riesco a leggere tutti quanti i post che vengono scritti giornalmente ma faccio del mio meglio con il tempo a mia disposizione!

Quando si cambia?


Sembra che in Italia cambiare è impossibile. Va sempre male tutto, basta parlare con le persone comuni, quelle prese dalla strada. A descrivere la situazione politica e sociale del nostro paese sembra osservare una balena arenata di lato sulla spiaggia pronta a emettere gli ultimi spasmi di agonia. Il lavoro è in condizioni estreme e anche chi il lavoro ce l’ha è in condizioni estreme lo stesso percependo salari molto bassi, al limite dell’indigenza. Tutti invocano un cambiamento, un vento nuovo, orizzonti cristallini e pieni di glitter!

La domanda però che ora sorge spontanea è: se l’Italia è formata dagli italiani allora essi, chiamati in causa individualmente, hanno voglia di un cambiamento, sono cioè proattivi nei confronti del miglioramento? Si perché Cambiamento in questo caso significa anche avere anche delle prospettive migliorative all’orizzonte in modo da spendersi nell’immediato per raggiungere obiettivi finora non perseguiti. I comuni cittadini hanno codeste prospettive, obiettivi chiari e definiti riguardanti un prossimo futuro che non siano necessariamente avere più soldi in tasca?

Il problema io credo è un problema individuale, cioè queste domande andrebbero girate al singolo perché dal singolo occorre ricavare la propulsione energetica necessaria utile al cambiamento. Finora ho solo incontrato persone che si lamentano, che elencano egregiamente tutti i problemi, ma che con una sorta di rassegnazione di fondo ammettono che non c’è nulla da fare, che le cose andranno sempre così, perché il potere, i soldi, la corruzione e via dicendo su questo tenore.

Nessuno infatti che abbia deciso di spendere la medesima energia adoperata per informarsi sulle miserie del paese invece per alzare il culo e per lo meno immaginare qualcosa di diverso. Si vabbè lo Stato è ladro, ma noi cosa facciamo nel frattempo? Votiamo sempre gli stessi nella speranza che si prendano cura di noi, che prendano loro le decisioni in merito la nostra vita, che ci facciano da balia , che promulghino leggi in materia di economia, di educazione, di salute e tanti altri aspetti che ci sono sfuggiti di mano e che non sappiamo più gestire di persona.

Nella vita del singolo però come nella vita di un paese arrivati ad un certo punto il cambiamento diventa inevitabile, o cambi o schiatti. Il cambiamento può avvenire per vari motivi: in primis per Volontà. Sento cioè la necessità di una evoluzione in qualche direzione e con la forte Volontà la attuo grazie all’intento e alla capacità di fare. E questo non mi pare sia il caso del nostro paese dove al contrario rilevo passività assoluta.

Altra occasione di cambiamento può essere il raggiungimento del fondo del baratro oltre il quale non si può proseguire. Posizione in cui si rimane fisiologicamente costretti a risalire dopo essere necessariamente sopravvissuti alla spirale discendente,. Situazione non auspicabile ma sicuramente altamente formativa per chi la subisce. Il nostro paese a mio avviso si sta muovendo in questa direzione se nulla cambierà sotto il sole.

Terza occasione di cambiamento può essere quella di voler uscire da una situazione di apparente sicurezza che con l’andar del tempo diviene però restrittiva e non proficua. Secondo me i cittadini italiani ad oggi si trovano in questa situazione. Sentono cioè che c’è qualcosa che nel profondo li opprime però al cambiamento preferiscono la zona neutra fatta di lavoro svaghi, amici, cioè di abitudini quotidiane. Non si spendono quindi attivamente per qualcosa di nuovo. Bordeggiano tranquillamente tra le maglie della quotidianità senza farsi troppe domande finché le circostanze lo permettono, poi nel cambiamento ci sarà chi sceglierà anche per loro e si rimetteranno in riga con le nuove circostanze cercando di non fare troppo attrito.

Sismologie


Di solito nel blog non parlo di attualità o di fatti di cronaca tranne oggi in cui lo farò. Lo farò perché mi informano del fatto che a circa un anno abbondante dal sisma nel centro italia non sono pronte le tanto rinomate “casine” che in pratica sono state promesse ai cittadini delle popolazioni colpite dal terremoto. Quello però che mi fa riflettere è il fatto che ad oggi “alcune” di queste siano pronte e già installate (tipo il 2% del totale) ma la quasi totalità dei terremotati sia al momento di fatto senza un tetto sopra la testa quindi appoggiati o da amici, parenti, strutture costiere o meno costiere oppure in roulotte. Quindi parliamo di situazioni “giornaliere” di disagio. Fermo restando che uno Stato che non si occupa, e anzi dimentica, i suoi cittadini non merita di essere chiamato uno stato civile come quale si fregia di essere l’Italia;ma l’elemento più inquietante di tutto questo è che non ci sono prospettive chiare alle quali volgersi, perlomeno al momento. Quindi su tutta la faccenda domina un crepuscolo generale fatto di ritardi, promesse, smentite ecc…Nel frattempo la politica si occupa bellamente di altro! Non si sa bene di cosa però quando sul territorio ci sono ancora persone che potenzialmente dormono all’addiaccio, macerie da sgombrare e casette da costruire.

Siamo fatti così? …


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Nel variegato panorama umano con cui spesso mi capita di interagire incontro non di rado personalità all’apparenza dotate di una certa solidità superficiale, spesso di uno spiccato senso pratico, che si fregiano di caratteristiche quali spontaneità, veracità, solarità, onestà di giudizio e altre che ad una rapida occhiata possono essere ritenute proprie di una persona tutta d’un pezzo, combattiva e reattiva. Una regola non scritta vuole che una persona di questo tipo esperisca il proprio temperamento in barba a chi gli sta intorno, quasi come se questi, in virtù del fatto che la personalità dominante si stia manifestando si sentano in obbligo di fargli fare o dire quello che essa voglia. Mi riferisco a sparate del tipo: ” … che vuoi, io sono fatto così“, o “io le cose le dico in faccia!“, e via dicendo su questo tenore. Tutte espressioni messe in atto quasi a rimarcare il fatto che ci sono cose che non si possono dire, cose che non si possono fare, ma io in barba alle regole convenzionali, trovandomi in una posizione di superiorità assoluta, le sbatto in faccia al malcapitato di turno in più lodandomi per questo. Tutto questo ovviamente presuppone una ingenuità da parte del nostro ipotetico campione di sincerità che, in primis, si ritiene il detentore della Verità assoluta in merito a qualsivoglia argomento. Secondo, presuppone che certamente il suo interlocutore non sia arrivato alla medesima conclusione. Si sente quindi in diritto di sbandierare le proprie opinioni anche offendendo e dileggiando il prossimo. Con questo atteggiamento volto alla reazione emotiva di solito riesce a catalizzare l’attenzione degli altri e non di rado a farne suoi strenui sostenitori. Mi salta subito all’occhio l’evidenza che egli sia invece schiavo delle sue reazioni incontrollate, che a seconda dei casi riveste di aggettivi come onestà, schiettezza, sincerità ecc … reazioni che scarica abusivamente sul prossimo di turno nel tentativo di trarlo dalla sua parte facendo leva sulla propulsione emotiva da lui emanata. Dalla sua schiera di seguaci inoltre egli trae energia per confermare di volta in volta le sue argomentazioni. Argomentazioni che da ora in poi saranno promulgate con fervore anche dai suoi fedeli minions che agiranno come forza congiunta. E così in un loop infinito!!!

Insomma ho fatto un gran casino con sto articolo ma spero che se ne capisca il senso, d’altra parte io non ho minions al mio servizio.

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Cosa significa crescere oggi? O meglio, cosa significa essere maturo oggi? Detto in soldoni oggi l’accezione di “maturo” o “persona adulta” si applica all’individuo che ha la capacità di sapersi destreggiare nel migliore dei modi nel mondo e nelle sue attività annesse e connesse al fine di garantire la propria sopravvivenza e quella dei propri cari. Il ché detto per inciso è una prospettiva assolutamente legittima e auspicabile nonché augurabile a chiunque.

E’ opinione comune considerare “adulto” un individuo che abbia raggiunto una sufficiente sicurezza emozionale che economica sia in materia di rapporti umani nei termini definiti dalle correnti consuetudini sociali, consuetudini che poi possono costituire carattere variabile a seconda delle situazioni. Quindi taluna persona abbia raggiunto un certo grado di sicurezza nei succitati aspetti esistenziali potrà fregiarsi dello status di persona adulta e aggirarsi per il pianeta considerando ancora “non maturi”  o maturandi chiunque non abbia raggiunto il suo livello di padronanza. E fino a questo punto più o meno possiamo essere tutti d’accordo.

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Ciò che invece venga considerata maturità all’interno del ristretto nucleo familiare al momento al momento non ci interessa in quanto in quel caso intervengono ulteriori dinamiche relazionali ed emotive che in parte non appartengono alla collettività e al suo operare. Posto che io non abbia nulla in contrario con una visione del tipo di quella sopra esposta occorre però operare dei distinguo nel tentativo di:

 

1: Non cadere in facili semplificazioni tanto care all’attuale civiltà che ci ha partorito sempre prodiga nel cercare una ricorrente omologazione massificata operata anche a spese del singolo individuo e delle sue legittime istanze.

2: Rivalutare la posizione esclusiva dell’individuo nella sua totalità a prescindere dalle consuetudini consolidate.

Detto questo però non posso ora non osservare il fatto (secondo quanto detto sopra in merito all’esigenza di crescere) di possedere le stesse aspettative esistenziali nonché ambizioni primarie del mio cane, di un gatto o di una falena. Visto che anch’essi seguendo il naturale istinto di sopravvivenza si prodigano giornalmente per taluni obbiettivi. Il ché mi porta quindi giocoforza a riflettere su quella che in realtà può essere considerata la reale e più plausibile “maturità” quella che viene riferita all’essere umano.

perils-of-plastic-ring-a-ding-ding-wea-2E’ possibile cioè che siamo nati solo per sgomitare, riprodurci, sistemare alla bene e meglio il nostro universo relazionale e andare a mangiare al Mac Donald? Il punto più alto della parabola è quindi questo?

Siccome sono pigro e ho fame risponderei di si, ma ho ancora un po di tempo a disposizione e mi permetto di affermare che l’uomo è nato per andare oltre a tutto questo. E’ suo diritto ad un certo punto elevarsi oltre le necessità relative alla sopravvivenza per ambire a qualcosa di più alto e gratificante. Questo si può fare solo sviluppando i propri talenti non mortificandoli come oggi si tende a fare.

Occorre ribaltare il mondo per riprodurlo a propria immagine, creando quindi il mondo ideale in terra. Siamo qui per incarnare il nostro ideale, il principio primo per il quale siamo nati anche a costo di porre in secondo piano la nostra stessa sopravvivenza. Chiunque abbia fatto questo secondo me può fregiarsi del titolo di uomo maturo.

A mio avviso  “l’uomo maturo” che ha in pugno le problematiche relative il mondo delle necessità a cui oggi si fa riferimento è una marionetta in balìa degli eventi. Uno starnuto e collassa su sé stesso, una grandinata e soccombe. Sempre che si riesca a mettere insieme un uomo del genere ci sarebbe sempre il rischio che un giorno si svegli e faccia a pezzi la famiglia con la mannaia (come tra l’altro ogni tanto accade).

[forse continua …]

La lista!


Un proposito che ho in testa questi giorni è quello della lista! Di cosa si tratta? Semplicemente di buttare giù una lista delle cose da fare o che si pensa di fare nell’immediato futuro. Perché? Perché ho scoperto, in realtà l’hanno scoperto pure altri prima di me, che buttar giù una lista di cose da fare aiuta la mente a sgravarsi di pensieri e quindi di stress. Ora proverò. Ma il problema ora che non ho ancora una vera e propria lista è quello di ricordarsi di farla!!! Forse dovrei buttar giù una lista preventiva con solo un punto:

– Fare la lista

Sarebbe già qualcosa!