Suocera illuminata!


Insomma è successo che lo scorso week-end mia suocera ha invitato a sue spese tutti(e dico tutti) ad un hotel termale a Bagno di Romagna per passare a mollo 2 giorni di relax e godimento. Tra i “tutti” ovviamente c’ero anche io, mia compagna e mia figlia di cinque anni che ha scoperto la sua passione per le camere d’albergo tanto che sarebbe rimasta chiusa in camera per tutti i 2 giorni. Mi ricorda un po la mia prima esperienza con le terme in compagnia di mia madre e mia sorella. Più o meno avevo l’età di mia figlia ora. Anche io come lei rimasi sbalordito dalle camere d’albergo e da tutto quello che offrivano tanto che per uscire ogni volta facevi i capricci. Una notte caddi dal letto, mia madre sentì un tonfo sordo ma senza destare sospetti mi rimisi sopra senza che nulla fosse. Da quel giorno questa storia divenne una sorta di barzelletta che non mancano mai di raccontarmi ogni volta che si accenna a quel viaggio. Tornando al nostro week end umido che dire di meglio in questi casi se non un grandioso e caloroso : Grazie !!!

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Caldo cinese


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Sabato sera. Un pochino incerti sul da farsi decidemmo dopo un giro nel centro città di imbucare il primo ristorante cinese per affrontare la cena. Sulle prime rimasi un po incerto non tanto per la natura etnica del ristorante quanto sul fatto che in quel posto preciso non ci fossi mai stato. Sono piuttosto scettico nel recarmi in posti che non conosco affatto essendomi ritagliato, almeno nella mia città, una rosa di luoghi appetibili selezionati dopo anni di esperienze. Ma va beh, mi dissi … tanto più o meno i ristoranti cinesi si somigliano tutti, uno vale l’altro.

Optammo quindi per quel luogo ma all’ingresso percepimmo al volo la situazione drammatica che si stava vivendo al suo interno. L’unica sala del ristorante consisteva in un angusto stanzino di 4 metri per 4 con una piccola finestra sul viottolo esterno. Una tenda separava l’ingresso dalla sala quindi appena entrati non ci accorgemmo della natura angusta della stanza. Ci scambiarono subito per qualcuno che aveva prenotato e ci diedero al volo un tavolo accanto ad una coppia di signori che parevano anche loro capitati li per caso.

Una volta seduti capimmo che avremmo dovuto cenare tête-a-tête con gli avventori seduti sul tavolo di fianco al nostro ma se il disagio fosse stato solo per quello sarebbe filato tutto liscio. L’elemento tragico della serata si rilevò invece essere lo sciagurato condizionatore che incombeva sulle nostre teste e che ci avrebbe tenuto compagnia per tutta la cena. All’interno della stanza credo si siano sfiorati i 60 gradi centigradi, tanto che a un certo punto decisi di chiedere alla cameriera di spegnere o quantomeno abbassare cortesemente il riscaldamento che veniva sparato da un tremendo bocchettone a circa 2 metri dalle nostre teste. Con un gesto brillante mi fece cenno di aver capito ma il riscaldamento però continuò a restare acceso.

Nel frattempo ci servirono l’acqua. Già era qualcosa perché con tutto quel calore ci si era seccata la gola tanto che non riuscivamo più a capirci tra di noi mentre parlavano. A qualcuno cominciarono a bruciare gli occhi. All’arrivo del mio pollo alle mandorle decisi di ritentare visto che la cameriera mi si accostò per servirmi il piatto. Dissi di spegnere il riscaldamento perché qualcuno cominciava a avere le visioni, come nel deserto. Mi fece il gesto dell’OK quindi mi tranquillizzai incominciando a mangiare la mia portata.

Portarono la birra ma io decisi di bere solo acqua viste le condizioni vaporifere che stavamo accusando. Evidentemente qualcosa era andato storto con la cameriera. O non ci capivamo o io ero così annebbiato dal calore da non riuscire ad esprimermi. Nel complesso però la tortura si rivelò breve perché tutti mangiarono a velocità della luce lasciando perdere caffé e dolce cercando l’uscita nel più breve tempo possibile. Una volta fuori mi ripromisi che da quel momento in poi … Mai più posti a casaccio!

Blog?


Mi fanno sorridere i siti di quelle aziende che implementano la funzionalità Blog per poi trattare le relative sezioni alla stregua di normali pagine web. Il Blog nasce come apertura agli utenti esterni per permettere a questi di commentare e interagire con gli articoli del blog stesso. Se viene a mancare la funzione “commenti” tanto varrebbe aggiungere una normalissima pagina con le informazioni da veicolare punto e basta. Questo mi fa pure riflettere sul consueto atteggiamento tanto utilizzato nella nostra epoca che snatura ogni cosa e la trasforma in specchietto per le allodole. In questo panorama ecco quindi apparire blog che non sono blog ma con l’ambizione di essere tali. A essere sospettosi poi si potrebbe pensare che un’azienda non accetta commenti o che non abbia il personale utile a gestirli. Allora carissimi evitate di voler fare i fashion a ogni costo e fate i passi secondo la vostra gambetta lasciando stare velleità blogghistiche presunte perché io i vostri blog me li vado a spulciare, uno a uno. E se mi avete tirato un pacco c’è modo pure che ve lo scrivo!

Siamo fatti così? …


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Nel variegato panorama umano con cui spesso mi capita di interagire incontro non di rado personalità all’apparenza dotate di una certa solidità superficiale, spesso di uno spiccato senso pratico, che si fregiano di caratteristiche quali spontaneità, veracità, solarità, onestà di giudizio e altre che ad una rapida occhiata possono essere ritenute proprie di una persona tutta d’un pezzo, combattiva e reattiva. Una regola non scritta vuole che una persona di questo tipo esperisca il proprio temperamento in barba a chi gli sta intorno, quasi come se questi, in virtù del fatto che la personalità dominante si stia manifestando si sentano in obbligo di fargli fare o dire quello che essa voglia. Mi riferisco a sparate del tipo: ” … che vuoi, io sono fatto così“, o “io le cose le dico in faccia!“, e via dicendo su questo tenore. Tutte espressioni messe in atto quasi a rimarcare il fatto che ci sono cose che non si possono dire, cose che non si possono fare, ma io in barba alle regole convenzionali, trovandomi in una posizione di superiorità assoluta, le sbatto in faccia al malcapitato di turno in più lodandomi per questo. Tutto questo ovviamente presuppone una ingenuità da parte del nostro ipotetico campione di sincerità che, in primis, si ritiene il detentore della Verità assoluta in merito a qualsivoglia argomento. Secondo, presuppone che certamente il suo interlocutore non sia arrivato alla medesima conclusione. Si sente quindi in diritto di sbandierare le proprie opinioni anche offendendo e dileggiando il prossimo. Con questo atteggiamento volto alla reazione emotiva di solito riesce a catalizzare l’attenzione degli altri e non di rado a farne suoi strenui sostenitori. Mi salta subito all’occhio l’evidenza che egli sia invece schiavo delle sue reazioni incontrollate, che a seconda dei casi riveste di aggettivi come onestà, schiettezza, sincerità ecc … reazioni che scarica abusivamente sul prossimo di turno nel tentativo di trarlo dalla sua parte facendo leva sulla propulsione emotiva da lui emanata. Dalla sua schiera di seguaci inoltre egli trae energia per confermare di volta in volta le sue argomentazioni. Argomentazioni che da ora in poi saranno promulgate con fervore anche dai suoi fedeli minions che agiranno come forza congiunta. E così in un loop infinito!!!

Insomma ho fatto un gran casino con sto articolo ma spero che se ne capisca il senso, d’altra parte io non ho minions al mio servizio.

L’orrida invasione_2


Nella mia città all’ordine del giorno ci sarebbe un’orrenda invasione di fottuti storni che a giudicare dalle reazioni degli indignati cittadini di turno causano degrado e rumore molesto. Tutti ne parlano, e ognuno dice la sua. Ai cittadini costernati ricordo che gli storni vanno dove cavolo gli pare in barba alle possibili problematiche acustiche relative al loro stanziamento. Tutto ciò mi porta alla mente il solito arrogante atteggiamento di chi ritenutosi onesto cittadino “pagante delle imposte” si ritiene al di sopra anche degli eventi naturali come migrazioni, maremoti, invasioni di cavallette tralasciando il fatto che fuori dalle dinamiche prettamente urbane c’è tutto un mondo che continua a farsi i cavoli suoi a prescindere dagli stanziamenti umani. Pare che i molesti pennuti abbiano approfittato dello stato di fatiscenza e degrado di un edificio del centro per costruire il loro campo base da cui partono per le loro scorribande. Bene, come dargli torto? In natura tutto si ottimizza per garantire la sopravvivenza della specie che meglio si adatta alle circostanze.

Amore animale!


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La mia cagna è di nuovo in calore, come l’anno scorso, e ricomincia il solito triangolo funesto tra lei, il cagnolino venuto da lontano e me nella parte del terribile inquisitore. Se volete leggervi la vecchia storia eccovela qui. Di diverso questa volta è la dimensione dello spasimante di turno che questa volta sfoggia perlomeno una stazza leggermente un po più virgulta dell’anno passato. Raccogliendo informazioni come una spia per il paese sono riuscito a capire che nostro arriva dalla frazione vicina che dista circa 3/4 chilometri, una distanza ragguardevole che il canide evidentemente compie ogni giorno da tre giorni a questa parte per venire a orinare davanti a casa mia e per piazzarsi in maniera del tutto non autorizzata davanti al mio portone di ingresso. Ormai però sono scafato anche io in questioni amorose e mi guardo bene dal farla uscire nei momenti in cui lui staziona nel viottolo con fare arrapato. Per lui è diventato una sorta di lavoro o occupazione a tempo pieno, la mattina lo saluto quando esco di casa per il caffè, la sera gli do la buona notte e magari lo invito per un giro di amari. Falla gravissima da parte sua è il fatto che non si faccia trovare ( guarda caso ) ore pasti, momento in cui prendo al volo il guinzaglio e faccio fare il giretto alla mia cagnetta in evidente deficit vescicale. Oramai però la guerra di nervi sta volgendo a mio favore, evidentemente a causa dei pasti che il nostro ha dovuto saltare nei primi giorni di assedio. Ora lo vedo può vacuo e demoralizzato. La resa dei conti è vicina …

Mercoledì da coglioni!


Stasera mi sento proprio una schifezza! Dopo una settimana di numeri d’alta classe per non fumare, stasera ci sono ricascato e mi sono concesso ben due bionde. Inutile dire che ora mi sento proprio meglio. La nicotina in circolo evidentemente sta facendo il suo bravo dovere ma domani mi sveglierò con la consapevolezza di essere un coglione. Non che le altre mattine non lo sia, ma almeno avrò un buon motivo per crederci intensamente. Forse se ci fosse qualcuno a ripetermelo farebbe più effetto e riuscirei a smettere con più verve. Certo che in casi come questo ci vorrebbe tipo un coach, uno di quelli supercazzuti che all’occorrenza ti fa fare pure i piegamenti sotto lo spruzzo di un idrante, uno che ti fa soffrire fisicamente. Allora non penserei alle sigarette, o le fumerebbe lui per me! …

Cose passate


Non so ma quando qualcuno mi convoca per rivangare il passato in tutte le sue forme e per quasi assurgerlo a ideale mi pare ci sia sempre qualcosa di sospetto dietro l’angolo. Eventi, cose fatte assieme, momenti felici. E’ sempre piacevole in un certo senso riportare a memoria ma pare quasi un modo per esorcizzare il presente. Per congelare “quello che era un tempo” e non farsi una ragione che il presente è quello che è. E che non è che prima si stava meglio e oggi no. Sono solo cambiati gli occhi con cui vediamo il mondo. Gli eventi in sé non significano nulla. Quello che io ho passato, le mie vicende, sono significative solo per me e per chi un dato momento ha condiviso con me un pezzettino di percorso. Un’altra persona scrutando la mia storia potrebbe non rilevare nulla di avvincente o significativo. Credo che qualcosa da imparare ci sia sempre. Sia per evolvere, sia per superare i momenti ostili che il presente ci offre. A volte non è utile voltarsi indietro e guardare quello che eravamo perché in realtà lo siamo ancora adesso ma nessuno se ne accorge. Nemmeno noi.

Lo Zen incompreso


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Una volta qualcuno mi regalò un giardino Zen. Per un certo periodo lo conservai con una certa cura, poi con il trasloco la casa nuova e tutto il resto decisi di posizionarlo in posizione strategica sopra il mobiletto dell’Ikea. Con il trascorrere delle ere geologiche però il giardino venne sepolto da oggetti di vario genere che abbandonavo sul mobiletto con l’effetto di trasformarlo nel giro di poco in un accumulo indistinto di macerie quotidiane tanto che subendo scossoni e spostamenti la sabbietta tendeva a fuoriuscire e strabordare fuori.

La scomodità della sua esistenza unita alla sua apparente inutilità mi fece decidere un giorno per la sua fine. Presi tutto quanto e lo gettai nell’immondizia in un sol colpo con un gesto atletico. Poi di recente varie vicissitudini esperienziali mi portarono ahimé a rimpiangere questo gesto sciagurato e avventato e a sentire quasi la mancanza del mio povero giardino costretto ora a passare la sua esistenza in discarica. Eppure nonostante la sua apparente inutilità il giardino Zen aveva il suo sacro diritto di esistere? Ma perché?! Perché una cosa inutile e che somiglia alla toletta del gatto era entrato nella orbita della mia esistenza e io non l’avevo accolto?

Non aveva ancora sentito parlare dell’Azione ‘inutile’, o meglio di una forma di impegno o di ‘dedicazione’ a una attività, perlopiù creativa in cui si esegue qualcosa di totalmente inutile. In sostanza l’attività, qualunque essa sia, deve avere la prerogativa di essere del tutto fuori da qualsiasi schema utilitarista. Non faccio quindi qualcosa per un fine, ma per l’azione in sé. Questo mi costringe in qualche modo a non cercare un qualche tipo di appagamento o risultato in un indeterminato futuro. L’azione inutile mi ancora quindi al presente esaltando il mio Essere a scapito del mio ego che di solito è sempre proiettato in avanti o indietro nel tempo.

Qualche giorno fa lessi inoltre, non ricordo dove, dell’usanza dei monaci tibetani che dopo aver costruito complicati mandala con la sabbia, una volta terminati li distruggono lasciandoli trasportare dal vento impetuoso delle alture. Ho deciso quindi di mettermi sotto con le azioni inutili tipo rompere i colli di bottiglia con i denti o suonare i campanelli degli sconosciuti, collezionare Topolino o scrivere su questo blog. Forse magari un giorno qualcun altro mi regala un altro giardino …