Mare Magnum


Mentre ero ancora impreparato accade l’imprevisto. Di quegli imprevisti che non prevedi, altrimenti non sarebbero imprevisti. Mi ritrovai a nuotare in un mare magnum di cultura, quella con la C maiuscola, perché mi si incalzava a destra e a manca a suon di citazioni, motti melensi e estrapolazioni filosofiche. Insomma, tutta quella strombazzante paccottiglia che solo le donne sanno mettere in piedi quando poi non sanno neanche loro. Non ero preparato ma se da un lato tutto ciò mi sconvolse creandomi pure un senso di nausea, dall’altro mi lasciai rapire.

[forse continua]

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Noi che negli anni 80 avevamo i muscoli


Negli anni 80 c’erano un sacco di muscoli per tutti, tanto che bastava che accendevi la tv o andavi in edicola o ti capitava di giocare a un videogame che l’eroe muscoloso era la regola. Viene da pensare che i nostri eroi (prima di suicidarsi) passassero intere giornate in palestra in estenuanti allenamenti. Ma qualcosa deve essere accaduto già da prima … Basti pensare al biondo He-man che affrontava orde di nemici muscolosi anch’essi. Anzi, si può dire che i pupazzetti della serie avessero un corpo muscoloso standard su cui veniva applicata la testa del personaggio e un colore diverso. Per non parlare degli alienati exogini che tra un’orrida invasione e un’altra non mancavano di sfoggiare un fisico iper pompato. Insomma se negli anni 80 se non avevi i muscoli non eri nessuno.

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Sara Pezzini


“Witchblade (in inglese lama stregata) è un personaggio dei fumetti creato da Marc Silvestri e Michael Turner, rispettivamente fondatore e disegnatore di punta della Top Cow, una divisione della Image Comics. La sua serie ha esordito negli Stati Uniti nel 1995.

Da Wikipedia

Non so perchè ma oggi mi è venuta in mente Sara Pezzini. Sara era un’allegra e spensierata fanciulla che se andava in giro con la sua malefica arma di distruzione a portata di mano. Diciamo che è un tipino che spacca il culo a tutti, specialmente ai maschi.

C’è stato un periodo più di un decennio fa che non mi perdevo un’uscita, aspettavo con ansia ogni albetto in edicola quasi minacciando il mio edicolante con la stessa arma contundente usata dalla Pezzini. Ricordo che erano in uscita i primi numeri in italiano, non che fosse un fumetto così tanto estusiasmante ma c’erano molto sangue e tante donne nude, ingredienti che andavano per la maggiore al tempo.

Oggi non ricordo bene quale fosse esattamente la trama, ma sono sicuro di aver conservato i numeri chissà dove a casa mia. Forse è balzata alla mia memoria a causa di un commento di un amico che mi disse che a me piacevano tutti i personaggi dei fumetti misogini, riferendosi a Dylan Dog!

La condanna!


Stamattina mi sono svegliato di soprassalto con il cuore in gola e grondante di sudore. Ero appena uscito da un incubo, la funesta visione di uno dei miei più terribil persecutori nell’età dell’adolescenza. Era tutto molto realistico: il simpatico aguzzino cercava come allora di traviarmi e di trascinarmi tra le profonde spire demoniache o di farmi esasperare come solo lui sapeva fare.

Si perchè ho sempre avuto sto amico che dalla prima elementare mi rompeva giornalmente le scatole. In realtà non ho mai capito se gli fossi realmente simpatico o mi detestasse, era una sorta di mio alter ego alla rovescia. Se non fosse stato per lui probabilmente ora sarei come Roberto Carlino. Avrei voluto spazzarlo via dalla mia esistenza ma la mia educazione appena forgiata aveva per la maggior parte delle volte il sopravvento. Più cercavo di evitarlo, più mi si appiccicava come una cozza. Più non lo imitavo più lui continuava a istruirmi sulla via della perdizione.

Tral’altro a me son sempre stati antipatici quelli che prima ti umiliano poi fanno sfoggio del loro lato umano, compassionevole, cercando in qualche modo di riparare. Insomma era una vera piattola in tutti i sensi. Poi un periodo prese a venirmi a prendere a casa … Alla mattina puntuale come la morte alle 7.15 il suo squillo era inconfondibile, si svegliavano anche i vicini. Arrivava parcheggiando di sgommata nel mio giardino e si attaccava al campanello come un forsennato fino a quando qualcuno non gli apriva o non gli gettava dell’orina calda addosso.

Ma la cosa più tragica è che lui si trascinava tutte le mode adolescenziali addosso e di consenguenza anche io. Se lui comprava il Bomber, allora anche io dovevo assolutamente possederlo; se a lui piaceva il Winchester, allora doveva assolutamente piacere anche a me. Se non mi fossi deciso per qualche acquisto in quel periodo ci avrebbe pensato lui a comprarmi qualcosa visto che considerava qualsiasi cosa della vitale importanza. Ero il suo braccio destro!

Poi arrivò il giorno in cui decise di giocare a frisbee con un piatto decorato di mia madre. Lo staccò con nonchalance dal muro e me lo lanciò addosso quasi fosse rovente. Non feci in tempo a staccare le mani dall’ albatros che già il piatto era franato rovinosamente a terra in mille pezzi sotto i nostri sguardi allibiti. Ricordo che mia madre avvisò tempestivamente i suoi genitori che proposero di fargli ripagare il prezzo del disastro che aveva combinato depennandogli sistematicamente la paghetta settimanale. Da quel giorno lo rividi altre volte, continuammo a frequentarci ancora per un po’. Poi improvvisamente sparì dalla mia vita. Probabilmente condotto in Siberia per i lavori forzati, non seppi più nulla di lui.

Splinder, data astrale – 31 Gennaio 2012


L’altro giorno ho appreso dalle pagine del blog del buon vecchio Pirkaf la notizia apocalittica secondo cui Splinder abbia deciso di chiudere baracca e burattini volatilizzando in un nanosecondo i migliaia di blog che ospita. La data del presunto “contatto” si sarebbe verificata precisamente il 24 Novembre.

Sulle prime ho creduto che Pirkaf fosse colto da una crisi acuta di protagonismo poi leggendo da altre parti ho capito che qualcosa stava accadendo. Ma l’incertezza dominava sovrana visto che gli alti papaveri di Splinder non avevano divulgato in proposito alcuna notizia lasciando gli utenti nello sconforto più totale.

Da poche ore invece è stata rilasciato l’annuncio, sulla home di Splinder, che la data della chiusura sarà prevista per il 31 Gennaio 2012. Quelli di Splinder, in anticipo sulla fine del mondo, distruggeranno i nostri amati blog per quella data. Intanto c’è già chi si è attrezzato. Chi ha deciso di spostarsi su altre piattaforme, chi ha deciso di chiudere del tutto baracca, chi di aspettare l’Armagheddon facendo continuamente “aggiorna” sulla home di Splinder finchè questa non imploderà definitivamente.

Io per quanto mi riguarda mi sono già aggiornato, da più di un anno scrivo già qui su WordPress. Visto che anche io avevo lasciato svariati post incustoditi sul vecchio blog e visto che non mi fido delle importazioni automatiche, ho deciso di esportare “manualmente” i miei articoli. Lavoro mastodontico che ha richiesto qualche giorno di pazienza ma che per fortuna ho portato a termine! Il processo mi ha pure permesso di purificare qualche post che volevo dimenticare definitivamente.

Ora il presente blog comincia nel lontano 2007, i vecchi articoli inseriti incominciano da questa pagina in sù.

Neve sulla costa


Continua l’opera di riciclaggio dei vecchi post che si trovavano sul vecchio blog. Oggi mi son fatto prendere dalla nostalgia e ho rispolverato questo articolo che mi vede alle prese con una anomala nevicata dei primi mesi del 2010. Mi sembrava alquanto logico pubblicarla in piena estate, come spietata legge di contrappasso, visto che in questi giorni tral’altro si schiatta dal caldo …

Neve sulla costa.

Oggi è una di quelle giornate in cui spunta un timido sole dopo secoli di maltempo, la primavera sembra quindi essere alle porte. In linea teorica è già incominciata. Proprio oggi in questa giornata di sole terso mi sento di parlare della neve che nel mese di Gennaio ha imbiancato le mie zone. Non che sia una neve particolare, non una nevicata da spezzarsi le ossa ma comunque nel suo piccolo è stato un evento di ragguardevole importanza se teniamo conto che nella mia città non nevica manco a fargli la danza!

Parlo della nevicata perchè è la prima che mi godo in tutta tranquillità, se vogliamo, anche perchè il mio status di disoccupato cronico mi concede questi piccoli piaceri della vita alla faccia di chi la neve la spala. E’ incredibile constatare con quanti stati d’animo ci si può accostare allo stesso evento. Per esempio in un giorno lavorativo uscendo dal portone di casa avrei maledetto il cielo e tutta la volta aurea del creato vedendo neve e ghiaccio a profusione, non che avessi qualche cosa contro la neve in sé, ma l’idea di dover pattinare con la mia auto per i 15 chilometri che mi separano dal lavoro mi sarebbe risultata alquanto pruriginosa. Una buona imbiancata ora che sono a spasso mi è parsa un’ottima occasione per rifarsi un po di tono e per godere appieno delle qualità tonificanti di una buona passeggiata. Tutto ciò con la mia fida macchina fotografica compatta che mi ha sempre dato delle soddisfazioni.

Appena alzato ero in uno stato di febbrile insofferenza, come quando ci si sveglia la mattina da bimbi con la consapevolezza sia di saltare le lezioni sia di godersi un giorno di giochi sfrenati a spasso per il manto nevoso. Prendo la mia HP e mi fiondo giù per le scale. Con mio sommo stupore noto che quando nevica i primi ad uscire sono gli anziani. Te li ritrovi barcollanti e sbottanti, reduci di un’esplosione atomica mentre cercano di stare in piedi tra i lastroni che disseminano il terreno. La luce illumina l’andamento incerto dei passi mentre parlano tra di loro della nevicata del ’32, alcuni ricordano, altri fingono di ricordare. Per quello che mi riguarda scarto gli anziani aggrappando saldamente il piede in una zona del selciato risparmiata dal ghiaccio, riesco a malapena a stare in piedi io! Gambe in spalla e risalgo il corso che sembra una pista da sci con tanto di bandierine e baristi con vassoio che arrancano tra i tumuli. Arrivo in piazza dove vengo colto da frenesia dello scatto.

Fotografo di tutto, dalla fontana al palazzo ducale, ai ciottoli innevati e scambio per sbaglio un pupazzo di neve per un bambino chiedendogli scusa per averlo urtato. E non sono il solo, altri disperati arrancano per accaparrarsi angoli suggestivi e scattare foto digitali che non stamperanno mai. A me succede così. C’è anche chi è più professionista con degli apparecchi su cavaletto con obiettivi da paura. Non mi scoraggio e stufo dell’affolamento della piazza mi tuffo in una via laterale per svoltare verso il mare. Il lungomare è tutto un tripudio di brillantezza, mi stropiccio gli occhi dal fastidio e dal riverbero del sole sulla neve ma lo spettacolo è grandioso e insolito. C’è comunque chi non rinuncia alle abitudini, chi porta a spasso il cane, chi fa stoicamente Jogging infischiandosene delle condizioni avverse.

Qui la neve sul marciapiede è ancora più gelata e si fa fatica a stare in piedi, decido quindi di avanzare verso la spiaggia. Arrivo sulla battigia sgombra da neve come un sanbernardo con la borraccetta di liquore e la lingua di fuori. Inizio pure a vederci doppio sia per il riflesso sia per la stanchezza e sfiancato mi accoccolo su un invitante sgabello di neve che sembra puntarmi. La spiaggia così mezza innevata sembra il ventre maculato di una vacca, il mare uno spettacolo unico, mi fisso su di un punto e comincio a osservarlo come un monomaniaco quando mi accorgo di avere ancora la mia fedele HP in saccoccia. Il panorama merita uno scatto, mi alzo scrollandomi la neve dalle chiappe e mi accorgo che la batteria è scarica …

La prima volta – Parte I


E’ bello scrivere di una prima volta che ancora non c’è stata, ma voglio farlo ugualmente, precorrendo i tempi. E’ singolare pure constatare a volte come le certezze acquisite durante anni di esistenza si possono sgretolare in un nano-secondo con una semplice constatazione di fatto.

L’altra sera per esempio rincasavo alla guida del mio bolide quando, passando davanti al cinema, venni assediato dalla voglia di andare a vedere un film. Ma non un film qualsiasi, bensì un film veramente brutto di quelli che quando esci dalla sala vorresti indietro il biglietto maledicendo il regista per aver prodotto una si’ rara schifezza.

Mentre articolavo tutto ciò nel  mio cervello si faceva spazio una nuova esigenza … quella di vedere il film da solo. A memoria non ricordo di aver mai visto un film in totale solitudine, il pensiero di non averlo mai fatto mi atterrì un pochettino.

Ho considerato per secoli l’andare al cinema da soli prerogativa di alcuni sparuti conciliaboli di  asociali incalliti di vecchio stampo o perlopiù di qualche intellettuale fanatico cultore dei film di genere. D’improvviso il vedere un film da soli in sala senza amici o conoscenti che possono distrarre la visione mi è parsa la cosa più naturale del mondo.

Sentii all’improvviso di essere arrivato a una svolta, sul momento sarei potuto entrare al cinema e visionare 18 film uno dopo l’altro tanto era lo slancio! … compresi i tanto temuti Espessionisti tedeschi! Decisi allora che il cinema da soli era la cosa più giusta al mondo! In fin dei conti, una prima volta c’è sempre no?!

Guarda il Video di oggi.