Tutti contro tutti


Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi …

La mia ultima esperienza lavorativa si può definire agevolmente come il titolo di cui sopra che descrive in maniera ben definita lo stato delle cose all’interno dell’ufficio in cui sono stato costretto mio malgrado a operare. “Operare” è proprio il termine giusto adatto a descrivere la delicata situazione professionale in cui versavano, e versano tutt’oggi, i miei ex colleghi di lavoro che presumo ancora si trovino li a sputare sangue ogni benedetto giorno.

Presumibilmente quando ci si trova al lavoro è più o meno scontato che ci si trovi li per “lavorare”, ovvero per porre in essere una sequela di azioni utili al progresso produttivo dell’azienda nonché, nella migliore delle ipotesi, anche all’evoluzione professionale del singolo. Ebbene attratto da queste auspicabili premesse decisi quindi di affrontare il colloquio selettivo e di iniziare questa nuova avventura all’interno di quella che a prima vista mi parve una realtà operosa e professionalmente interessante. Niente di più sbagliato! Già dai primi giorni si definì in maniera chiara la situazione che si snocciolava in maniera impietosa sotto i miei occhi.

In pratica, il capo mastro dell’azienda, quello con cui avevo fatto il colloquio, contava meno di zero. Anzi, era deriso e mortificato dagli stessi dipendenti che sia lontano da lui che in faccia non perdevano l’occasione di redarguirlo sulla sua nullità. L’ufficio più importante dell’azienda era praticamente tenuto in scacco da una specie di dispotica arpia di ventisette anni che si permetteva di dire a tutti come fare il loro lavoro, me compreso. Venne fuori che la dispotica arpia ce l’aveva su con il tecnico dell’azienda, un figlio di puttana, e questa diatriba trascinava vorticosamente le attività dell’azienda verso la disorganizzazione cronica più totale. C’era quindi chi urlava, chi bestemmiava, chi cazzeggiava apertamente e se la spassava sopra le rovine dell’attività. Come avvolti impietosi i più forti pasteggiavano con le carcasse dei più deboli piegandoli ai loro umori neri. C’era modo che uno si svegliasse con la luna storta o con un po di forfora in più e sarebbe stato il disastro! C’era pure chi era in cura dallo psicologo, chi non dormiva la notte, chi si beveva 18 caffè al giorno pur di resistere allo stress e continuare a portare a casa lo stipendio.

Al mio collega andava anche peggio perché era a contatto diretto con la serpe che dirigeva ogni suo movimento, nonostante egli avesse una carriera decennale alle spalle in altre aziende di tutto rispetto. Se andava al cesso doveva avvertire, se batteva una virgola al pc doveva avvertire, se qualcuno lo chiamava lei intercettava la linea per rispondere al posto suo. Ogni suo movimento e iniziativa era vagliato dalla sordida mente della serpe. Un giorno mi disse che rimaneva ancora li per la mia presenza, il ché mi riempì di orgoglio. Ma non durò per molto. Pochi giorni dopo si incazzò di brutto con la serpe, poi con il capo, poi con il vice-capo e pure con l’amministrazione. Sparì dalla nostra vita in un sol colpo, peccato. D’altra parte poteva andare anche peggio. Dopo quello che subiva giornalmente pensavo che prima o poi avrebbe fatto irruzione in ufficio con un AK-47 portando con sé morte e distruzione. Invece niente.

La cosa peggiore di tutte è che ognuno era occupato nella sua personale battaglia contro qualcun’altro nel tentativo di far valere le proprie ragioni e nel frattempo impegnato a convincere me delle medesime con lusinghe e motivazioni di vario genere. Accostandosi per esempio a me parlando male di quello e di quell’altro e di cosa aveva fatto di sbagliato, a seconda delle situazioni. Quindi oltre l’attacco diretto vi era anche il tentativo di convincere le terze parti, tra l’altro dotate di parere decisionale pari a zero, della giustezza della propria posizione accampando anche motivazioni che scadevano sul personale.

In tutto questo scenario il “lavoro” vero e proprio cadeva in secondo piano occultato come era da diatribe, guerre territoriali e scorribande non autorizzate. Quello che ho visto questa volta è stato un misero e vomitevole sperpero di energie dove queste potevano essere canalizzate per affrontare in maniera più collaborativa e matura. Per fortuna nel frattempo i miei mesi all’interno di quel luogo giunsero al termine e fu con sommo piacere mandare tutti a fare in culo in un solo elegante gesto, il gesto di chi non sarebbe più tornato, il gesto di chi si scrolla un gran peso dalle spalle.

In ogni caso devo dire che l’esperienza fu formativa per me perché mi rese consapevole di quello che non vorrei mai diventare e della strada da non perseguire a costo di accettare mansioni meno remunerative. Un sorta di fulgido riferimento verso il basso a cui volgersi ogni volta in cui se ne presenterà l’occasione.

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La piccina e gli studi


E si che oggi ritorno con il pensiero alla mia piccolina e al fatto che ora poi tanto “piccolina” non è più con i suoi 5 anni! Quello che mi sconvolge di più insomma della faccenda è il fatto che già dal prossimo anno inizierà per lei la scuola. Quella “ufficiale” si intende! Si passerà quindi a quella stragrande porzione dell’esistenza sottoposta a valutazione da parte di terzi. Eh si perché poi in realtà le cose stanno proprio così. Finché sei bambino in età da asilo te la spassi di più, non ti manca nulla e non ha nessuno che ti sta con il fiato sul collo. Pensi a giocare, a saltare sulle pozzanghere di fango e a sporcare i genitori con il cioccolato, poi una volta entrati a scuola il discorso cambia e diventano tutti più minacciosi perché si aspettano qualcosa da te. Entri a fare parte inoltre di un mondo strano che non ti dice come stanno realmente le cose ma nel frattempo di costringe a portare avanti un percorso di studi che alla meglio ti porterà a diventare un “dipendente” per tutta la vita. Per me il giudizio degli altri è sempre stato qualcosa di veramente pesante da buttare giù anche perché non trovavo soddisfazione a fare le cose per come mi dicevano di farle. E avevo ragione perdiavolo! Secondo loro dovevo sacrificare la mia creatività e il mio modo di vedere per il misero motivo di fare le cose come le volevano loro! Ecco perché mi viene in mente lo studente che ero io all’epoca. E mi ricordo come uno non particolarmente dotato di ferrea disciplina. Sempre distratto da qualcos’altro, che ovviamente non era lo studio. Mia madre cercava di farmi fare i compiti a forza di minacce nel frattempo che raccoglieva per l’ennesima volta la penna che cadeva sotto il tavolo in continuazione. Spero che per mia figlia sia diverso, che non sia una continua lotta contro tutti e tutto come è stata per me.

 

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Magnete

Ragionando di nuovo sul discorso dell’ottimismo a tutti i costi, avevamo concluso che in effetti potrebbe risultare una modalità operativa del tutto legittima, soprattutto di questi tempi dove si tendono ad affossare i sentimenti e le speranze dell’individuo medio sotto una nube incontrollata di emozioni negative, paure, sensi di colpa e quant’altro. E’ quindi certo che adottando nel mondo, con rinnovato spirito, un approccio orientato al senso della gioia incondizionata non se ne possa sicuramente trarne un certo giovamento sia in termini personali, sia nel contesto della interazione tra le persone. Ma tutto ciò è giusto? Non tutti a quanto pare sarebbero parimenti d’accordo su questo modo di intendere una possibile evoluzione. Da quello che mi risulta ad esempio per i Taoisti adottare un atteggiamento necessariamente di tipo ottimistico nei confronti nel mondo esterno sfocia in una polarizzazione. Che cosa è una polarizzazione? In termini molto spiccioli si potrebbe dire che è la tendenza( nel caso dell’uomo la tendenza mentale ed emotiva ) a scegliere e dare importanza a un’ aspetto piuttosto che a un’altro. Troppo polarizzati in una direzione siamo necessariamente sbilanciati per il Tao. Non importa di quale direzione o partito si tratti, ma non siamo al centro, stabili e ben bilanciati. La polarizzazione con l’aiuto del tempo produce quindi effetti collaterali che consistono nella riequilibrazione delle forze naturali chiamate in causa per produrre la polarizzazione stessa. L’effetto collaterale in sé non determina solo un ritorno allo stato naturale delle cose, cioè all’equilibrio, ma può per l’uomo essere interpretato come trampolino di lancio per una possibile evoluzione.

Se ti interessa in generale come me l’argomento polarizzazione  e sei masochista puoi anche leggere il precedente articolo della serie!

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La natura polare del web è giustificata da una tendenza fisiologica dovuta al fatto che la rete è già di per sé uno strumento, quindi un mezzo ad “uso e consumo” di chi già ha assunto un atteggiamento o manifestato un’opinione definita verso un qualsivoglia soggetto. Irreale quindi la prospettiva di chi si accosta al web sperando di trovarvi qualche delucidazione neutrale in merito a qualsiasi argomento. Le fazioni saranno sempre disposte su binari contrapposti, estremamente radicalizzati e di solito in lotta tra loro proprio perché sul web interagisce in maniera vivace solo chi ha un’opinione precisa, netta e definita. Da qui vediamo le forti contrapposizioni, discussioni, litigi che giornalmente scuotono la rete sfociando in vere e proprie crociate contro chi la pensa diversamente. Basti pensare alle grandi “questioni” che cercano di polarizzare l’attenzione e le energie degli utenti sorte proprio con la nascita del web 2.0 come per esempio i NoVax Vs ProVax – Carnivori Vs Vegani – Complottisti Vs Bufalisti. In tutto questo di reale c’è solo la polarizzazione delle parti a scapito di una corretta interpretazione della realtà dei fatti.

Il Mondo Figo!


Oggi per varie ragioni sono dovuto approdare sul sito web della mie ex scuola, la scuola dove mi sono diplomato nel lontano ’97. La prima occhiata alla home page mi ha fatto inavvertitamente balzare all’occhio quanto siano cambiate le cose nel giro di pochi anni. Il mio che all’epoca era un semplice “Istituto” (Istituto d’Arte), ora si è trasformato acquisendo la più versatile connotazione di “Liceo”! (Liceo Artistico). Ma il bello arriva con le denominazione delle sezioni vere e proprie presentate dal liceo. Architettura e Arredamento è diventato Interior Design, Moda e Costume si è trasformato in Fashion Design e altre che puntano sempre sulla matrice Fashion forse per accattivarsi l’attenzione di qualche bimbaminkia in più. Quello che mi chiedo è perché anche per l’offerta scolastica si debbano riproporre i soliti triti e ritriti cliché da marketing spicciolo. Tutto questo deve risultare forse molto figo per qualcuno, e pure per molti, se per stare al passo si è reso necessario “fashionizzare” anche i nomi delle sezioni di una scuola statale. Mi piacerebbe pensare che la scuola sia invece qualcosa di non allineato alle tendenze di mercato e che viaggi invece sul binario della cultura, invece che su quello del marketing, perlomeno sul piano ideale!

La qualità del fare


qualità del fare

In questa realtà meccanico-industriale dallo spirito quantitativo che ci opprime ogni giorno con i suoi diktat e i suoi imperativi categorici non mi stupisce affatto che una caratteristica propria del singolo, preso nella sua magnifica unicità, sia stata usurpata a favore dell’istanza prima dell’omologazione. L’esaltazione della dimensione “quantitativa” è propria della nostra civiltà che crede che “più cose” ci sono in circolo per tutti più i bisogni del singolo vengono soddisfatti. Questo assioma sottende però che tutti abbisognino delle medesime cose, ci si affanna quindi a produrre “cose” e a creare nel contempo fruitori di quelle cose. Un circolo autoindotto che non può che creare dolore, morte, distruzione e infelicità. Cosa occorrerebbe fare quindi? Niente. Ripristinare nel singolo la qualità del fare per accedere di nuovo ad una dimensione ormai perduta.

Sorrisoni


sorrisi

L’altro giorno parlavo con un amico che mi diceva che nella vita occorre sorridere. Ma non in senso lato, bisogna proprio starsene con il sorriso stampato in faccia! Prendere la cosa come una disciplina ferrea e cercare di farlo il più possibile durante la giornata, perlomeno nei momento in cui ci si ricorda di farlo. Secondo queste teorie il fatto di sorridere già di per sé aiuta a mantenere un’atteggiamento di apertura e ottimismo nei confronti del prossimo e del mondo nel suo complesso favorendo probabilmente una possibile “risonanza” con persone e situazioni altrettanto positive. In effetti standosene buoni buoni già una buona decina di minuti con un sorriso ebete estrapolato dal nulla stampato in volto si possono notare i primi effetti positivi: la gente inizia a evitarti, e già questo è un grande traguardo visto che di solito siamo perseguitati dai rompiballe più disparati!

Cosa resterà?


asteroide

Mi viene da pensare a cosa rimarrebbe della nostra fastosa, tecnologica, onanista civiltà, se improvvisamente un asteroide enorme proiettato alla velocità della luce colpisse il pianeta terra causando un terremoto di proporzioni epiche che cancellerebbe ogni forma di vita sia vegetale che animale! Sono pensieri che mi prendono così, dopo il thé delle 5 e tra una partita a ramino e l’altra io e gli altri convenuti vagheggiamo allegramente sui destini del mondo. Probabilmente i sopravvissuti riusciranno in qualche modo a salvare la specie umana, magari iniziando a scavare come le talpe cunicoli sotterranei. Una volta passato qualche secolo probabilmente incominceranno a affiorare i resti della civilità precedente sepolte dai detriti. Forse troverebbero la Statua della Libertà (quella affiora sempre, anche nei film) spiaggiata su un lato come una balena.

Qualcosa cambierà?


Una sorta di bieco sentimento imperante si sta impadronendo della maggior parte dei personaggi da me frequentati. Una vibrazione di fondo che mi informa che sotto sotto “bene o male le cose stanno così, che ti piaccia o no!“.Occorre solo mettersi al passo, ovviamente nessuno lo dice apertamente ma c’è chi è pronto anche a sacrificarsi per perpetrare una vita di merda. Insoddisfazione e stanchezza sono i sentimenti imperanti. C’è chi si lamenta di continuo, chi lo spaccia per normalità ma cade sempre nelle stesse contraddizioni che rendono egli stesso infelice ma comunque pronto a redarguirti allo scopo di allinearti con quello che lui fa. E’ sparita ogni istanza di cambiamento, una paralisi del corpo e della mente cristallizzati a canalizzare i flussi di energia sempre sulle medesime vie. Questa è la tetra consapevolezza di non potere fare nulla di diverso da quello che fai oggi, dalla tediosa sensazione di non poter evolvere se non attraverso un percorso stabilito da altri prima di te ma che con te non ha niente a che vedere.