Invasione vegetale


L’altro giorno inavvertitamente qualcuno, maneggiando tra le cose stipate sul pensile della cucina, fece cadere la busta dei fagioli che andarono rovinosamente a spargersi per tutta la stanza insinuandosi anche nei pertugi più inarrivabili. Inutile dire che quel qualcuno non fossi io ma la mia dolce consorte, anche perché l’unica cosa che faccio io in cucina è mangiare. O forse alle volte capita di lavare i piatti. La nostra arroganza però raggiunse in quell’occasione i limiti del parossismo perché fummo indotti a pensare, dopo una veloce sistemazione, di aver estirpato una volta per tutte il di certo disordine venutosi a creare nonché l’onda vegetale propagatasi all’interno del locale tutto sotto forma di fagiolo.

Ora non ricordo esattamente la tipologia di fagiolo incriminato ma non è importante a questo punto saperlo di per certo. Sta di fatto che i giorni successivi da parte nostra continuammo bel belli la nostra esistenza abituale affacendati come sempre nelle questioni inerenti la nostra sopravvivenza su questo pianeta ingnari del fatto che qualcuno o qualcosa invece aveva già posto le basi per la sua di sopravvivenza, mettendo radici in luoghi a noi inesplorati come può essere uno scolaposate. Dallo scolaposate infatti ora emergeva un getto verde, quasi fosse un piccolo ramo, lungo circa una quindicina di centimetri dal cui si scorgevano già le prime timide foglioline in via di formazione.

Emergeva tra le posate a scolare in posizione eretta quasi voler abbrancare l’aria attorno a sé. Dopo il primo stupore lo presi per una estremità e per un attimo lo tenni a penzoloni sotto lo sguardo stupito di tutti che si chiedevano da dove arrivava quell’ospite particolare. Già immaginavo mia figlia che avrebbe chiesto di tenerlo! Quasi fosse un gattino o una papera. L’unica cosa che riuscì a dire fu : ‘Ma che ci fa quest’intruso a casa nostra senza pagare l’affitto?!!

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Incipit videoludens – Decimo movimento – Il Professore, la cometa


Ennesimo nuovo capitolo dedicato al mio ricco pantheon di improbabili esperienze con i più svariati conoscenti o amici che hanno colorato la mia infanzia ma non solo.

Protagonista di oggi è Tommaso. Un vicino di casa molto particolare che, oltre che essere un bambino con una certa cultura, era anche un vero tuttologo in qualsivoglia campo dello scibile umano. Suo padre era un noto dermatologo, dalle voci pareva fosse uno parecchio potente, in termini dermatologici intendo. Non da meno era il suo figliuolo così attento alle materie accademiche che seguiva con una solerzia davvero invidiabile, al contrario di me che ero un perditempo inveterato dedito per la maggior parte del pomeriggio ai giochi al computer. Sta di fatto che fossi oltremodo affascinato da questo compare e ogni occasione di cazzeggio era buona per provare a chiamarlo.

Fu lui che mi iniziò al tema delle comete. Non è che mi fosse molto chiaro all’epoca questo ambito particolare di cui lui invece pareva essere un vero drago. Mi risuonavano in testa tutti quegli affascinanti ed esotici nomi di cosmici sassi che viaggiano anni luce su e giù per le galassie. Schizzavano come saette da una parte all’altra del cosmo con mirabile stupore di noi poveri terrestri costretti al nostro misero pianetino. Poi un giorno Tommaso se ne uscì con la cometa di Halley. La cometa di Halley sarebbe stata visibile ai nostri sguardi in tutto il suo fulgore a un certo punto avremmo alzato gli sguardi per ammirarla in tutto il suo suggestivo sfarfallio. Ma solo ad una certa ora e un preciso punto della volta volta celeste. Perso questo istante la cometa di Halley sarebbe certo tornata ai suoi impenetrabili abissi cosmici. Un’occasione da non perdere tanto che per vederla la volta successiva si sarebbero dovuto attendere decenni, decenni interminabili in cui le nostre vite potevano uscirne irrimediabilmente mutate.

Magari aspettando e aspettando la nostra passione per le comete sarebbe scemata e tutto quello che allora aveva un sapore suggestivo si sarebbe trasformato in una mera cronaca di un arido sasso sparato a velocità assurda nello spazio. Credo che io e Tommaso fossimo così gasati dal passaggio della nostra cometa di Halley che al momento del passaggio della cometa di Halley vera ci dimenticammo di osservarla. Quel giorno è avvolto da una nebbia indistinta, anzi, mi pare che io e Tommaso nemmeno ci vedemmo in quell’occasione.

Compleanni, quarantena e passatelli


passatelli

Oggi 9 Aprile è il compleanno della piccina. Piccina si fa per dire, dall’alto dei suoi 8 anni oggi deciderà le sorti della giornata scandita a suon di sessioni con il magico droide e scorpacciate a bocconi di tiramisù. Abbiamo fatto il tiramisù con i pavesini a cui applicheremo le candeline di rito. Non so quanti strati sono stati applicati al dolce, ho dato solo una fugace occhiata ma son certo che sia venuto bene. Oltre a ciò mia figlia, come il sottoscritto, è ghiotta di passatelli in brodo quandi credo che il menù propenderà verso quella direzione. Ne usciremo vivi? Poi vi faccio sapere …

 

Palloni!


Ci sono quelli che non riescono a ragionare in astratto, cioè inteso come la capacità di riflettere su qualcosa in maniera impersonale e generica senza far riferimento diretto alla propria esperienza quotidiana. Ciò per coloro implica il fatto di non potersi fare un’idea di nulla al di fuori delle proprie abituali convenzioni. E’ logico e legittimo rapportarsi con quello di cui si è già fatta esperienza, ma non è legittimo invece erigerlo a metro di misura per interagire con il prossimo.

Mi riferisco a quelli che sono soliti valutare un tuo ragionamento in base a quello che di te conoscono. Alle cose che sanno di te o che pensano di sapere. Per esempio parlando genericamente di un pallone essi passeranno mentalmente in rassegna a cosa serve a te un pallone, cosa farai con un pallone, quanto pagherai il pallone e con chi giocherai al pallone. Passando in rassegna questi aspetti secondari restituiranno considerazioni in base a questi aspetti ma tralasciando il discorso del pallone in sé che potrebbe essere sviluppato in varie interessamenti ramificazioni non necessariamente riguardanti me personalmente.

Sfumature del tempo


tempo

Chi affermasse che il tempo è uguale per tutti cadrebbe di certo in una grossolana generalizzazione che non coglie appieno, credo, gli elementi coinvolti in una discussione degna di questo nome. Si può delineare subito che il Tempo è definito da due qualità: Una che riguarda il mondo e una che riguarda noi.

A ben vedere ogni cosa possiede in sé questo aspetto duale. Uno è il lato condiviso, superficiale, con cui interagiamo e comunichiamo con il mondo, l’altro è quello della profonda significazione che noi attribuiamo alle cose. Ma tornando al Tempo, l’aspetto superficiale lo possiamo ben dedurre tutti quanti: è quello collegato alle attività da svolgere, al mettersi in riga e al passo con le convenzioni esterne che per forza devono essere organizzate in porzioni di “tempo”.

Al di là del tempo “convenzionale” troviamo invece il tempo “individuale” che è qualcosa di più emotivo e pertiene maggiormente alla sfera qualitativa più che quantitativa. In questo senso si contrappone alla precedente modalità temporale che invece è focalizzata sul “contare” porzioni singole di tempo. Per sfera qualitativa si intende in merito all’azione che stiamo compiendo. Basti notare quanto scorra effettivamente veloce il tempo quando siamo totalmente coinvolti in quello che stiamo facendo. A questo proposito allora sorge spontanea la domanda: ma ha più dignità il tempo cronologico o il tempo individuale?

Blog?


Mi fanno sorridere i siti di quelle aziende che implementano la funzionalità Blog per poi trattare le relative sezioni alla stregua di normali pagine web. Il Blog nasce come apertura agli utenti esterni per permettere a questi di commentare e interagire con gli articoli del blog stesso. Se viene a mancare la funzione “commenti” tanto varrebbe aggiungere una normalissima pagina con le informazioni da veicolare punto e basta.

Questo mi fa pure riflettere sul consueto atteggiamento tanto utilizzato nella nostra epoca che snatura ogni cosa e la trasforma in specchietto per le allodole. In questo panorama ecco quindi apparire blog che non sono blog ma con l’ambizione di essere tali. A essere sospettosi poi si potrebbe pensare che un’azienda non accetta commenti o che non abbia il personale utile a gestirli. Allora carissimi evitate di voler fare i fashion a ogni costo e fate i passi secondo la vostra gambetta lasciando stare velleità blogghistiche presunte perché io i vostri blog me li vado a spulciare, uno a uno. E se mi avete tirato un pacco c’è modo pure che ve lo scrivo!

Incipit videoludens – Ottavo movimento, il ladro


Per un breve periodo io e il ragazzo del Mahjong ci frequentammo. Anche se non proprio in maniera assidua, però ciò non toglie che il nostro rapporto nato a suon di gettoni in sala giochi si reggeva autonomamente. Anche perché incontrarsi e scambiare due chiacchiere sull’ultimo sparatutto o platform che fosse era diventata un’esperienza giornaliera. Non di rado si usciva dalla “sala” pure per fare qualche scorribanda metropolitana. Non mi importava che egli avesse dimostrato platealmente di essere un piromane inveterato, nonostante tutto mi stava simpatico lo stesso.

Ma a breve sarebbe accaduto un evento che mi avrebbe fatto cambiare idea su di lui. Un giorno ci recammo dal tabaccaio del centro città per non ricordo quale commissione. Mentre la signora era intenta sul retrobottega egli in maniera fulminea mi disse :”Prendi quella gomma!”. Riferendosi a una gomma da cancellare che si trovava in bella vista sul bancone. Io con fare interrogativo lo guardai cercando di afferrare quel che aveva intenzione di comunicarmi.

“Prendi quella gomma allora!”, ripeté nuovamente. A quel punto la sua richiesta era molto chiara. Ma che diavolo era, una sorta di prova? Tra l’altro perché dovevo rubarla IO? Mentre le domande si affollavano mi venne in mente che avevo in tasca i soldi necessari e quindi manifestai la cosa al mio amico. Non feci in tempo a terminare il concetto che egli in uno scatto prese la gomma esposta se la infilò in tasca e con uno scatto felino uscì dal negozio in un lampo.

A quel punto uscii di corsa anche io e presi a cercarlo nei paraggi, ma di lui nessuna traccia. Di certo quella esperienza instillò in me molto interrogativi. Io che ero stato educato da mamma in stile vittoriano, apprensiva e ligia delle regole non potevo capacitarmi di un comportamento del genere. Oggi guardandomi dal di fuori, per il ragazzino che ero, posso solo sorridere di quanto fossi ingenuo, ben educato e riservato all’epoca dei fatti. Caratteristiche che mi rendevano tutto sommato molto più centrato e deciso di quanto non lo posso essere oggi.

Mille modi per fare le “cose”


Qualsiasi cosa che si voglia fare di solito la si fa con un motivo! Ma quello che a me preme rilevare sta perlopiù nel fatto che si possa farla anche con il semplice motivo di fare qualcosa di diverso dal solito. Uscendo dalla routine del “fare” in senso utilitaristico del termine potrei anche dedicarmi a una cosa cui mai mi sarei aspettato di fare per il solo gusto della novità e dell’azione svincolata dal suo riscontro utilitario. Il giudicarmi solo in base alle cose che so fare solo “adesso” mi preclude tutto un mondo di sperimentazioni che può magari aprirmi ad orizzonti esotici di cui manco conosco l’esistenza.

Questa propensione al giudizio in base agli elementi di cui sopra è riscontrabile non solo in sé stessi ma, al’esterno, anche negli altri, che di solito si fanno un’immagine di te basandosi su azioni che hai compiuto in un certo momento del tuo passato. Probabilmente le azioni che ho posto in essere fino a questo momento sono state anche portatrici di soddisfazioni e appagamento ma ciò non toglie che anche le cose con cui non mi sono misurato affatto magari potrebbero essere evolutive.

Dico questo perché anche io sono solito porre in essere questo aspetto del giudizio, in particolar modo verso me stesso. Mi misuro solo in base all’esperienza che ho in determinate facoltà lasciandone sconsideratamente indietro delle altre bollandole come non affini a me e al mio modo di operare. Solo da poco sto cercando di rivalutare anche aspetti nascosti che si celano dietro la cortina di false sicurezze.

 

 

Bambinesco


KLEE

Un motivo per cui i bambini sono fighi è perché se gli dici di fare una cosa, la fanno. Procedono con una fede indomita e invidiabile nei confronti della vita e delle cose della vita. Se non vogliono piangono, se vogliono e si divertono, ridono. Una chiarezza cristallina che noi adulti non possiamo che ammirare dall’alto della nostra posizione considerata “autorevole”, che invece ci rende macchinosi, inefficaci nell’azione come nella valutazione. Loro invece sono nati già perfetti, centrati verso l’obbiettivo riescono a tramutare sempre i loro sogni in realtà, riescono a trasmutarsi in cose sempre differenti se le esigenze lo richiedono ma senza sforzo né attrito. La loro azione è sempre pura perché spassionata e relativa ai bisogni del momento, cosa c’è di più bello di questo momento?