Igloo


igloo

Tutta l’arte di Merz è un lavoro sull’energia. Dal 1968 indaga su strutture archetipe come l’igloo, che realizza con i materiali più diversi (creta, tela, pietra, vetro, cemento) e attraverso il quale crea uno “spazio esterno” che “è misura di uno spazio interno”. Il percorso espositivo al Castello di Rivoli inizia proprio con l'”Igloo di Giap”, del 1968, dedicato al generale vietnamita. Gli igloo di Merz collegano l’antico al futuro, la dimensione umana dell’abitare e il rapporto vivo e dirompente con ciò che ci circonda. Con l’igloo l’artista recupera “una forma minimale come la bolla di sapone, cioè una membrana sempre tesa al massimo della sua plasticità…una fusione di tanti linguaggi e tanti pensieri, di osservazioni geometriche, aritmetiche e geografiche: l’uomo ha acquistato diverse facce, un contadino, un marinaio: anche l’igloo assume diverse facce ogni volta che cambia posizione, anche geograficamente”. Igloo, tubi al neon, ma anche tavoli, sulle cui superfici viene disposta frutta e verdura lasciate al loro decorso naturale, e i lavori ispirati dalla progressione numerica dell’abate Fibonacci, dove ogni numero è il risultato della somma dei due precedenti, come nella serie che dal 1994 si arrampica sulla Mole Antonelliana. Emblema dell’energia insita nella materia, “nella serie di Fibonacci non ci sono limiti spaziali, perché lo spazio diventa infinito. 

Tratto da GiovaniArtisti.it

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Candele e vino e lampi


Vai vai
tanto non è l’amore che va via
Vai vai
l’amore resta sveglio
anche se è tardi e piove
ma vai tu vai
rimangono candele e vino e lampi
sulla strada per Destino

Vai vai
conosco queste sere senza te
lo so, lo sai
il silenzio fa il rumore
de tuoi passi andati
ma vai, tu vai
conosco le mie lettere d’amore
e il gusto amaro del mattino

Ma
non è l’amore che va via
il tempo sì
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te…
soltanto un sonno di quiete domani…

Ma vai, tu vai
conosco le mie lettere d’amore
e il gusto amaro del mattino

lo so lo sai
immaginare come un cieco
e poi inciampare
in due parole
a che serve poi parlare
per spiegare e intanto, intanto noi
corriamo sopra un filo, una stagione,
un’inquietudine sottile.

Ma,
non è l’amore che va via
il tempo sì,
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te…
soltanto un sonno di quiete domani…