Return to Classics #1


Terminator

« Le macchine emersero dalle ceneri dell’incendio nucleare. La loro guerra per sterminare il genere umano aveva infuriato per anni e anni. Ma la battaglia finale non si sarebbe combattuta nel futuro: sarebbe stata combattuta qui, nel nostro presente… Oggi. »

Inizia la mia rassegna cinematografica solitaria dei film di un tempo che furono. Primo film in proiezione Terminator! Il classicone più classico che mai interpretato da quel fustacchione di Schwarzenegger per la regia di James Cameron!

Trama: Un cyborg, robot di aspetto umano, è inviato dal 2029 al 1980 per modificare il corso della storia, uccidendo la madre incinta di John Connor, futuro capo della resistenza contro le macchine. Un guerriero, anch’esso venuto dal futuro, la protegge. Specialista di cinema ad alto potenziale metaforico, nel quadro di una fantascienza di contenuti biologici, J. Cameron ha scritto e diretto un film di azione violenta di ritmo infallibile, narrativamente ai confini con il mondo dei fumetti, suggestivo a livello figurativo, strepitoso a quello degli effetti speciali con un A. Schwarzenegger perfetto come androide quasi indistruttibile. Gran Premio al Festival per il film fantastico di Avoriaz e un magro incasso (16 milioni di dollari) sul mercato nordamericano. Scritto dal regista e da Gale Anne Hurd, sua ex moglie.

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La prima volta – Parte I


E’ bello scrivere di una prima volta che ancora non c’è stata, ma voglio farlo ugualmente, precorrendo i tempi. E’ singolare pure constatare a volte come le certezze acquisite durante anni di esistenza si possono sgretolare in un nano-secondo con una semplice constatazione di fatto.

L’altra sera per esempio rincasavo alla guida del mio bolide quando, passando davanti al cinema, venni assediato dalla voglia di andare a vedere un film. Ma non un film qualsiasi, bensì un film veramente brutto di quelli che quando esci dalla sala vorresti indietro il biglietto maledicendo il regista per aver prodotto una si’ rara schifezza.

Mentre articolavo tutto ciò nel  mio cervello si faceva spazio una nuova esigenza … quella di vedere il film da solo. A memoria non ricordo di aver mai visto un film in totale solitudine, il pensiero di non averlo mai fatto mi atterrì un pochettino.

Ho considerato per secoli l’andare al cinema da soli prerogativa di alcuni sparuti conciliaboli di  asociali incalliti di vecchio stampo o perlopiù di qualche intellettuale fanatico cultore dei film di genere. D’improvviso il vedere un film da soli in sala senza amici o conoscenti che possono distrarre la visione mi è parsa la cosa più naturale del mondo.

Sentii all’improvviso di essere arrivato a una svolta, sul momento sarei potuto entrare al cinema e visionare 18 film uno dopo l’altro tanto era lo slancio! … compresi i tanto temuti Espessionisti tedeschi! Decisi allora che il cinema da soli era la cosa più giusta al mondo! In fin dei conti, una prima volta c’è sempre no?!

Guarda il Video di oggi.

I Sogni son Desideri …


Dopo una piccola assenza dal mio amato blog torno oggi a riprenderne il pieno possesso, un po perchè ho deciso di scrivere qualcosa, un po perchè il mio sistema centrale iniziava a scrivere cose senza senso all’interno si sé stesso causando gravi interferenze.

L’altro giorno per caso ho rivisto uno di quei film che non si guardano più perchè si danno per scontati, solitamente sono dei classiconi tremendi che qualcuno ci ha costretto a ingurgitare nella prima infanzia o dei film a cartoni animati possibilmente della Disney. Comunque shock infantili a parte mi son messo a guardare Cenerentola in streaming, un cartone più classico di questo non credo di ricordarlo. Non conosco di chi possa essere il racconto originale, non mi sono documentato in tal senso, do’ quindi per scontato che la versione della Disney sia accurata. La mia ragazza naturalmente, che aveva proposto il film, crolla nei primi 5 minuti.

Non è un caso che la più bella fiaba di tutti i tempi tratti della contesa tra due donne per il possesso del maschio. L’uomo infatti in questa storia ha solo un ruolo accessorio, del bel principe non si sà un bel nulla, a parte che sia bello e di nobile stirpe. Egli esiste solo per essere sposato, la sua esistenza al di la di ciò è pressochè insignificante. La bella Cenerella (come la chiamano i topini) è un essere muliebre, bella, che affascina gli altri con la sua eleganza, una fanciulla in contatto con le entità primordiali della natura che parla e interagisce attivamente con essa. Un essere superiore in tutti i sensi.

Inevitabile quindi la contrapposizione con la figura dell’arcigna madre acquisita e delle sorellastre simbolo della più infima mediocrità, dei sentimenti malevoli, dell’invidia. Cenerentola, rinchiusa nell’angusto torrione, sembra soffrire di quel dolore che anche oggi conosciamo benissimo. Un dolore che scaturisce dalla consapevolezza della propria miseria, ma non solo da questa, ma da una dose speciale di afflizione derivante dalla reale coscienza di essere misera e bisfrattata in una dimensione dove prolifera la ricca e pasciuta mediocrità dei molti, di essere povera tra i ricchi, di essere volutamente resa misera e incapace di far presa sulla realtà tramite le proprie azioni.

Realtà da cui già da un pezzo Cenerentola si è emancipata creando un regno intermedio dal quale ella agisce su di essa. Grazie a questo infatti riesce a creare il suo primo vestito con l’aiuto dei topini con gli scarti accantonati dalle odiose sorellastre. Cenerentola qui ancora si illude di costruire qualcosa sullo stesso piano degli altri, con gli stessi strumenti, non sentendo ancora il carrattere esclusivo della sua esistenza. Ma ella scopre ben presto che per l’essere realmente nobile non c’è nulla da fare, esso è destinato alla sconfitta, di fronte ai vili attacchi del nemico è vano combattere con le stesse armi. Le sorellastre stracciano infatti il suo vestito impededogli di andare alla festa.

Per Cenerentola comincia allora un’altra dose di dolore a afflizione che però la portano sulla giusta strada, è ora infatti che ella depone totalmente il suo animo a favore della dimensione dell’irreale, la realtà finisce di esistere; proprio ora gli si manifesta la fata che grazie alla sua magia dirotta il racconto sulle ben note conclusioni.