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Quando l’ottimismo vola inutile resistergli. Tonino Guerra docet !

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La piccina e gli studi


E si che oggi ritorno con il pensiero alla mia piccolina e al fatto che ora poi tanto “piccolina” non è più con i suoi 5 anni! Quello che mi sconvolge di più insomma della faccenda è il fatto che già dal prossimo anno inizierà per lei la scuola. Quella “ufficiale” si intende! Si passerà quindi a quella stragrande porzione dell’esistenza sottoposta a valutazione da parte di terzi. Eh si perché poi in realtà le cose stanno proprio così. Finché sei bambino in età da asilo te la spassi di più, non ti manca nulla e non ha nessuno che ti sta con il fiato sul collo. Pensi a giocare, a saltare sulle pozzanghere di fango e a sporcare i genitori con il cioccolato, poi una volta entrati a scuola il discorso cambia e diventano tutti più minacciosi perché si aspettano qualcosa da te. Entri a fare parte inoltre di un mondo strano che non ti dice come stanno realmente le cose ma nel frattempo di costringe a portare avanti un percorso di studi che alla meglio ti porterà a diventare un “dipendente” per tutta la vita. Per me il giudizio degli altri è sempre stato qualcosa di veramente pesante da buttare giù anche perché non trovavo soddisfazione a fare le cose per come mi dicevano di farle. E avevo ragione perdiavolo! Secondo loro dovevo sacrificare la mia creatività e il mio modo di vedere per il misero motivo di fare le cose come le volevano loro! Ecco perché mi viene in mente lo studente che ero io all’epoca. E mi ricordo come uno non particolarmente dotato di ferrea disciplina. Sempre distratto da qualcos’altro, che ovviamente non era lo studio. Mia madre cercava di farmi fare i compiti a forza di minacce nel frattempo che raccoglieva per l’ennesima volta la penna che cadeva sotto il tavolo in continuazione. Spero che per mia figlia sia diverso, che non sia una continua lotta contro tutti e tutto come è stata per me.

 

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Magnete

Ragionando di nuovo sul discorso dell’ottimismo a tutti i costi, avevamo concluso che in effetti potrebbe risultare una modalità operativa del tutto legittima, soprattutto di questi tempi dove si tendono ad affossare i sentimenti e le speranze dell’individuo medio sotto una nube incontrollata di emozioni negative, paure, sensi di colpa e quant’altro. E’ quindi certo che adottando nel mondo, con rinnovato spirito, un approccio orientato al senso della gioia incondizionata non se ne possa sicuramente trarne un certo giovamento sia in termini personali, sia nel contesto della interazione tra le persone. Ma tutto ciò è giusto? Non tutti a quanto pare sarebbero parimenti d’accordo su questo modo di intendere una possibile evoluzione. Da quello che mi risulta ad esempio per i Taoisti adottare un atteggiamento necessariamente di tipo ottimistico nei confronti nel mondo esterno sfocia in una polarizzazione. Che cosa è una polarizzazione? In termini molto spiccioli si potrebbe dire che è la tendenza( nel caso dell’uomo la tendenza mentale ed emotiva ) a scegliere e dare importanza a un’ aspetto piuttosto che a un’altro. Troppo polarizzati in una direzione siamo necessariamente sbilanciati per il Tao. Non importa di quale direzione o partito si tratti, ma non siamo al centro, stabili e ben bilanciati. La polarizzazione con l’aiuto del tempo produce quindi effetti collaterali che consistono nella riequilibrazione delle forze naturali chiamate in causa per produrre la polarizzazione stessa. L’effetto collaterale in sé non determina solo un ritorno allo stato naturale delle cose, cioè all’equilibrio, ma può per l’uomo essere interpretato come trampolino di lancio per una possibile evoluzione.

Se ti interessa in generale come me l’argomento polarizzazione  e sei masochista puoi anche leggere il precedente articolo della serie!

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La natura polare del web è giustificata da una tendenza fisiologica dovuta al fatto che la rete è già di per sé uno strumento, quindi un mezzo ad “uso e consumo” di chi già ha assunto un atteggiamento o manifestato un’opinione definita verso un qualsivoglia soggetto. Irreale quindi la prospettiva di chi si accosta al web sperando di trovarvi qualche delucidazione neutrale in merito a qualsiasi argomento. Le fazioni saranno sempre disposte su binari contrapposti, estremamente radicalizzati e di solito in lotta tra loro proprio perché sul web interagisce in maniera vivace solo chi ha un’opinione precisa, netta e definita. Da qui vediamo le forti contrapposizioni, discussioni, litigi che giornalmente scuotono la rete sfociando in vere e proprie crociate contro chi la pensa diversamente. Basti pensare alle grandi “questioni” che cercano di polarizzare l’attenzione e le energie degli utenti sorte proprio con la nascita del web 2.0 come per esempio i NoVax Vs ProVax – Carnivori Vs Vegani – Complottisti Vs Bufalisti. In tutto questo di reale c’è solo la polarizzazione delle parti a scapito di una corretta interpretazione della realtà dei fatti.

Il Mondo Figo!


Oggi per varie ragioni sono dovuto approdare sul sito web della mie ex scuola, la scuola dove mi sono diplomato nel lontano ’97. La prima occhiata alla home page mi ha fatto inavvertitamente balzare all’occhio quanto siano cambiate le cose nel giro di pochi anni. Il mio che all’epoca era un semplice “Istituto” (Istituto d’Arte), ora si è trasformato acquisendo la più versatile connotazione di “Liceo”! (Liceo Artistico). Ma il bello arriva con le denominazione delle sezioni vere e proprie presentate dal liceo. Architettura e Arredamento è diventato Interior Design, Moda e Costume si è trasformato in Fashion Design e altre che puntano sempre sulla matrice Fashion forse per accattivarsi l’attenzione di qualche bimbaminkia in più. Quello che mi chiedo è perché anche per l’offerta scolastica si debbano riproporre i soliti triti e ritriti cliché da marketing spicciolo. Tutto questo deve risultare forse molto figo per qualcuno, e pure per molti, se per stare al passo si è reso necessario “fashionizzare” anche i nomi delle sezioni di una scuola statale. Mi piacerebbe pensare che la scuola sia invece qualcosa di non allineato alle tendenze di mercato e che viaggi invece sul binario della cultura, invece che su quello del marketing, perlomeno sul piano ideale!

La qualità del fare


qualità del fare

In questa realtà meccanico-industriale dallo spirito quantitativo che ci opprime ogni giorno con i suoi diktat e i suoi imperativi categorici non mi stupisce affatto che una caratteristica propria del singolo, preso nella sua magnifica unicità, sia stata usurpata a favore dell’istanza prima dell’omologazione. L’esaltazione della dimensione “quantitativa” è propria della nostra civiltà che crede che “più cose” ci sono in circolo per tutti più i bisogni del singolo vengono soddisfatti. Questo assioma sottende però che tutti abbisognino delle medesime cose, ci si affanna quindi a produrre “cose” e a creare nel contempo fruitori di quelle cose. Un circolo autoindotto che non può che creare dolore, morte, distruzione e infelicità. Cosa occorrerebbe fare quindi? Niente. Ripristinare nel singolo la qualità del fare per accedere di nuovo ad una dimensione ormai perduta.

Sorrisoni


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L’altro giorno parlavo con un amico che mi diceva che nella vita occorre sorridere. Ma non in senso lato, bisogna proprio starsene con il sorriso stampato in faccia! Prendere la cosa come una disciplina ferrea e cercare di farlo il più possibile durante la giornata, perlomeno nei momento in cui ci si ricorda di farlo. Secondo queste teorie il fatto di sorridere già di per sé aiuta a mantenere un’atteggiamento di apertura e ottimismo nei confronti del prossimo e del mondo nel suo complesso favorendo probabilmente una possibile “risonanza” con persone e situazioni altrettanto positive. In effetti standosene buoni buoni già una buona decina di minuti con un sorriso ebete estrapolato dal nulla stampato in volto si possono notare i primi effetti positivi: la gente inizia a evitarti, e già questo è un grande traguardo visto che di solito siamo perseguitati dai rompiballe più disparati!

Io e le Serie TV


Non credo di avere particolare affinità con le moderne serie Tv. Eppure mi sono impegnato anche parecchio visto che tra le mie conoscenze annovero dei cultori seriali-televisivi da competizione. Ho provato con Games Of Throne e dopo uno sforzo erculeo sono riuscito a terminare la prima serie, ma visto che all’orizzonte si profilava pure la seconda ho deciso di mollare e lasciare il trono di spade al suo destino. Da considerare pure il fatto che in linea di massima il fantasy è il genere a me più congeniale.

In primis c’è il fatto che le storie siano “spalmate” su un lasso di tempo troppo lungo, tempo in cui in realtà non accade nulla di realmente rilevante. Ci sono troppi dialoghi e poca azione. In Games of Throne addirittura in un episodio si glissa amabilmente una battaglia importantissima con l’espediente dello svenimento del personaggio.

Una eccessiva quasi ossessiva caratterizzazione dei personaggi, anche secondari, che poi rivestono un ruolo anche marginale rispetto agli eventi. Cliché troppo marcati. Non c’è mai un personaggio che non faccia qualcosa di diverso da quello che ci si possa aspettare da lui. C’è lo spaccone, il romantico, l’eroe, la troia, il cattivone, ruoli da cui nessuno aspira ad affrancarsi per affrontare il nuovo, il non stereotipato.

Insomma potrei continuare ma a grandi linee le tanto sponsorizzate serie che offre la tv a pagamento (e non solo) non apportano un briciolo di novità rispetto a quello che già c’era in termini di intrattenimento. Mi hanno lasciato con un sapore amaro in bocca visto che tra l’altro risultano un impegno non indifferente in termini di tempo, tempo che sinceramente preferisco spendere in altro modo. Per esempio scrivendo post sulle serie tv! … un saluto!