L’orrida invasione_2


Nella mia città all’ordine del giorno ci sarebbe un’orrenda invasione di fottuti storni che a giudicare dalle reazioni degli indignati cittadini di turno causano degrado e rumore molesto. Tutti ne parlano, e ognuno dice la sua. Ai cittadini costernati ricordo che gli storni vanno dove cavolo gli pare in barba alle possibili problematiche acustiche relative al loro stanziamento. Tutto ciò mi porta alla mente il solito arrogante atteggiamento di chi ritenutosi onesto cittadino “pagante delle imposte” si ritiene al di sopra anche degli eventi naturali come migrazioni, maremoti, invasioni di cavallette tralasciando il fatto che fuori dalle dinamiche prettamente urbane c’è tutto un mondo che continua a farsi i cavoli suoi a prescindere dagli stanziamenti umani. Pare che i molesti pennuti abbiano approfittato dello stato di fatiscenza e degrado di un edificio del centro per costruire il loro campo base da cui partono per le loro scorribande. Bene, come dargli torto? In natura tutto si ottimizza per garantire la sopravvivenza della specie che meglio si adatta alle circostanze.

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Cosa resterà?


asteroide

Mi viene da pensare a cosa rimarrebbe della nostra fastosa, tecnologica, onanista civiltà, se improvvisamente un asteroide enorme proiettato alla velocità della luce colpisse il pianeta terra causando un terremoto di proporzioni epiche che cancellerebbe ogni forma di vita sia vegetale che animale! Sono pensieri che mi prendono così, dopo il thé delle 5 e tra una partita a ramino e l’altra io e gli altri convenuti vagheggiamo allegramente sui destini del mondo. Probabilmente i sopravvissuti riusciranno in qualche modo a salvare la specie umana, magari iniziando a scavare come le talpe cunicoli sotterranei. Una volta passato qualche secolo probabilmente incominceranno a affiorare i resti della civilità precedente sepolte dai detriti. Forse troverebbero la Statua della Libertà (quella affiora sempre, anche nei film) spiaggiata su un lato come una balena.

Qualcosa cambierà?


Una sorta di bieco sentimento imperante si sta impadronendo della maggior parte dei personaggi da me frequentati. Una vibrazione di fondo che mi informa che sotto sotto “bene o male le cose stanno così, che ti piaccia o no!“.Occorre solo mettersi al passo, ovviamente nessuno lo dice apertamente ma c’è chi è pronto anche a sacrificarsi per perpetrare una vita di merda. Insoddisfazione e stanchezza sono i sentimenti imperanti. C’è chi si lamenta di continuo, chi lo spaccia per normalità ma cade sempre nelle stesse contraddizioni che rendono egli stesso infelice ma comunque pronto a redarguirti allo scopo di allinearti con quello che lui fa. E’ sparita ogni istanza di cambiamento, una paralisi del corpo e della mente cristallizzati a canalizzare i flussi di energia sempre sulle medesime vie. Questa è la tetra consapevolezza di non potere fare nulla di diverso da quello che fai oggi, dalla tediosa sensazione di non poter evolvere se non attraverso un percorso stabilito da altri prima di te ma che con te non ha niente a che vedere.

Altamente magro


C’è chi dice che sono magro, come una cosa positiva. Che poi se sei magro puoi fare quello che vuoi! Il punto di partenza per fare il figo. Credo che la mia sia una magrezza sovrannaturale, qualcosa di sinistro che prima o poi mi si rivolterà contro, come un cane allevato male. Poi con il tempo mi sono fatto un’idea, probabilmente sbagliata, di quello che significa essere magri, almeno per me. Uno che è magro secondo me non lo è per caso, ogni caratteristica fisica deve essere per logica lo specchio di una caratteristica più profonda. Forse non siamo dei corpi a caso che si muovono a caso in uno spazio a caso mossi dalle leggi del caso. Si è instillato in me il dubbio (dopo il secondo tiramisù) che forse la nostra stessa conformazione fisica ci parla del nostro profondo. Quello che dobbiamo fare è anche scritto sul nostro corpo, nei muscoli, tendini, budella e intestini. Il mio segreto è forse nel bruciare. Non tanto inteso come attività fisica ma nel rapporto con le esperienze del mondo. Brucio sempre e comunque, a livello mentale, e livello personale. Le situazioni protratte mi sfiancano, le consuetudini mi intorpidiscono, la staticità in generale mi impedisce le articolazioni. Le ideologie sono le più letali, fissarsi su qualcosa del genere mi fa cadere a terra stecchito, non capisco quelli con le ideologie. Uno campa nel mondo, che già di per sé è complicato, perché aggiungerci un’ideologia? Forse per stare più al passo con la propria coscienza? Un modo per sentirsi a posto, “schierati” e mettersi in poltrona? Io invece sono sempre dubbioso, scettico, non prendo posizioni, analizzo, passo in rassegna, poi abbandono tutto. E si ricomincia, senza ne graffi ne scalfiture … Sono più simile ad un animale predatorio, non tanto quelli preposti a combattimenti muscolari, quanto a quelli adatti al “colpisci e fuggi” dal sano effetto sfiancante. Un combattimento a suon di nervi, attese e colpi mirati. A me piacciono le cose fresche di giornata come le verdure appena colte, la frutta o la carne fresca. Gli alimenti conservati, ammuffiti, stagionati, essiccati o altro mi intorpidiscono le facoltà rendendomi stanco e depresso. Ecco cosa fa di me uno magro. Ma vallo a spiegare in giro!

Le pause


A prendersi un momento di sosta ci si guadagna sempre qualcosa. E’ come in una melodia, la pausa distingue un tono da un’altro, inspirare a pieni polmoni un attimo che può contenere in sé molti più significati del movimento stesso. Guardarsi attorno e scoprire i nostri oggetti, le persone che abbiamo vicino giornalmente. Queste cose ci parlano di noi, delle scelte che abbiamo fatto. A non stare attenti si rischia di lasciarsi andare nel meccanismo triturante della quotidianità che ci impone obblighi, impegni, una mente sempre di corsa, in cerca della prossima preoccupazione di cui occuparsi. La pausa invece cristallizza il presente in un attimo denso di significati, se sappiamo coglierli. Anche fare qualcosa di diverso rispetto a quello che facciamo sempre può essere una pausa. Ma già “pensare” in modo differente dal solito, sarebbe qualcosa di positivo. Perché rimanere invischiati nelle proprie dinamiche di pensiero, che sono sempre le medesime che si ripetono e ripetono, quando posso fare uno scarto a me stesso e ammettere che sia più profittevole un’altro senso di intendere l’esistenza e noi all’interno di questa?

Il richiamo della Foresta


Ora che la mia cagna è in calore qui è un gran andirivieni di cani di ogni razza, statura, colore, dimensione. L’unico scopo di questa accozzaglia scomposta e infoiata di canidi è quello di farsi una bella montata sul dorso della mia illibatissima Athena instillando così in lei il germe della vita per potere garantire il felice proseguo della specie. Detto così pare qualcosa di chirurgico ma vi assicuro che l’ostinazione dimostrata da alcuni esemplari maschi è veramente ammirevole. Ora quando si esce di casa bisogna stare ben attenti perché in un millisecondo potrebbe accadere l’irreparabile e trovarsi con una nidiata di cuccioli urlanti. Dal canto mio mi sono studiato bene i movimenti di ognuno tramite appostamenti mirati e strategie da attuare sul campo. Colui che sicuramente spicca in impegno e costanza è sicuramente il cane Lillo (qui ritratto in foto), nonostante le sue ridotte dimensioni, ha dimostrato una pervicacia inamovibile. Lillo è uno figo perché riesce a mantenere il suo contegno nonostante le mie ripetute richieste ad andarsene. Studia il terreno con dovizia di dettagli, ci scruta da lontano, analizza le nostre abitudini come una spia, come se non facesse altro nella vita. C’è da imparare in questo qui. Oramai è diventata una sfida tra me e lui, siamo inseparabili nella lotta. E’ il mio nemico preferito perché mi conosce meglio di me, sa dove vado, cosa faccio, i miei gusti, la mia colazione, quanti caffè prendo al bar. Credo che sappia anche se dormo con i calzini oppure no. Lillo è uno tosto che sa il fatto suo perché si prefigge un obbiettivo e se non stai attento c’è modo anche che lo raggiunge. Lavora nell’ombra e nel silenzio come un anacoreta, la fede non lo molla mai di giorno e di notte perché nel suo intimo sa che lui è nel giusto. Si trova all’interno di un ordine biologico di somma sapienza, è guidato da leggi superiori, quello che c’è da fare va fatto! Non importa “come”. Gli strumenti si trovano, le occasioni non mancano. Intengro e adamantino nel suo obbiettivo, centrato come un bersaglio. Paragonato a lui faccio acqua da tutte le parti! Quasi quasi una montatina gliela faccio fare!

Mi son fatto il Kindle! La svolta


80177609-gdcomOra che mi sono fatto il Kindle il mio desiderio di letteratura è finalmente appagato. Nel senso che prima mi toccava uscire di casa, infilarmi le scarpe, controllare se avevo il grano e poi inforcare la prima libreria che avesse il titolo a disposizione. Di solito uno non disponibile e che induce il commesso a sfoderare un sorriso come il bimbo qui a fianco.

Ora con un click è tutto a mia disposizione. Dante si inginocchia ai miei piedi, Rebelais te lo regalano, Dostoevskij è un cazzone a giudicare dal prezzo. In realtà il Kindle c’è l’ho già da un po, ma ora ho capito che basta avere la carta prepagata con qualche spicciolo per poter acquistare i titoli di grido! Evvai!

Insomma risultato: Non sto leggendo più nulla. Sarà la sensazione plasticosa di avere una piastra tra le mani o il continuo flashare sullo schermo quando volti pagina ma preferisco di gran lunga la sensazione di un libro in carta e cartoncino che questo ridicolo rimpiazzo. Vi terrò aggiornati, a presto.

Exogino

Anime affini


Tutto iniziò una piovosa serata di metà Ottobre. Il cielo costellato di pesanti nuvole, lampi squarciavano l’orizzonte e io dalla mia posizione privilegiata a scrutare le anime perse disperdersi alla ricerca di un riparo per la notte.

Passavo con un gesto mentale in rassegna le mie gloriose vicende da giocatore di ruolo, una volta nei panni di un possente barbaro delle terre selvagge, un’altra volta in quelli di un colto e raffinato Elfo Silvano dei boschi.

Io, un tempo valoroso avventuriero al soldo del signore locale intento a sbaragliare ondate di orchetti e bugbear, ora costretto a rimuginare il mio passato, relegato alla mia crepuscolare esistenza di giocatore ai margini della comunità. Chissà quando avrei potuto rimembrar ancora gesta valorose e pulzelle in pericolo!

Improvvisamente suonarono alla porta. Sulle prime pensai a un testimone di Geova ma vista l’ora tarda esclusi l’ipotesi. Afferrai quindi il tagliacarte sul tavolo accostando l’orecchio al portone. Poi la mia ragazza mi disse che avevamo ospiti per cena e riposi il tagliacarte. All’inizio pensai di trovarmi di fonte la solita coppietta della serie “anche noi abbiamo un pargolo della stessa età del tuo quindi sfanghiamo la serata assieme”. In realtà gli ospiti si dimostrarono una compagnia davvero piacevole anche per me che di solito parto da posizioni molto critiche in quanto a vita sociale e a divertimenti generalisti.

Poi c’era il fatto che in questi giorni avevo involontariamente disseminato la casa di materiale ruolistico stile fantasy medievale e anche qualcosa di spiccatamente fantasy-manga. Stavo infatti accarezzando l’idea di fare una cernita del tutto per qualche non ben identificato scopo. Sta di fatto che finita la cena il tipo mi dice: “Ma a te piacciono i giochi di ruolo?”. Io con tono di sufficienza gli rispondo che sì – ogni tanto non disprezzo una partitella, se non altro per ricordare i bei tempi andati ma che ora il poco tempo a disposizione e la piccina mi impediscono di trovare gente con cui condividere questa passione – e cerco di glissare l’argomento evitando particolari incresciosi.

Lui mi dice che anche lui giocava un tempo e che in particolare era innamorato di Hero Quest, questo gioco che lui ricordava come una cosa immane. Un gioco di proporzioni epiche con tante miniature e robe varie … Alla parola HeroQuest io salto dalla sedia perchè in vita mia non mi era mai capitato di trovarne un’estimatore proprio dentro casa mia! Una cosa grandissima! Qualche strana congiunzione celeste a noi sconosciuta doveva verificarsi proprio ora, sopra le nostre teste. Esseri macrocefali di altre dimensioni probabilmente stavano tessendo una trama involontaria. Uomini o meta-umanoidi che pilotavano grottesche navicelle da combattimento stavano per sciamare sulle orbite terrestri pronti  a cambiare il destino dei nostri destini. Una cosa più unica che rara un’anima affine … Decidemmo quindi per un Remember HeroQuest!