Maturandi_1


lichtenstein

Cosa significa crescere oggi? O meglio, cosa significa essere maturo oggi? Detto in soldoni oggi l’accezione di “maturo” o “persona adulta” si applica all’individuo che ha la capacità di sapersi destreggiare nel migliore dei modi nel mondo e nelle sue attività annesse e connesse al fine di garantire la propria sopravvivenza e quella dei propri cari. Il ché detto per inciso è una prospettiva assolutamente legittima e auspicabile nonché augurabile a chiunque.

E’ opinione comune considerare “adulto” un individuo che abbia raggiunto una sufficiente sicurezza emozionale che economica sia in materia di rapporti umani nei termini definiti dalle correnti consuetudini sociali, consuetudini che poi possono costituire carattere variabile a seconda delle situazioni. Quindi taluna persona abbia raggiunto un certo grado di sicurezza nei succitati aspetti esistenziali potrà fregiarsi dello status di persona adulta e aggirarsi per il pianeta considerando ancora “non maturi”  o maturandi chiunque non abbia raggiunto il suo livello di padronanza. E fino a questo punto più o meno possiamo essere tutti d’accordo.

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Ciò che invece venga considerata maturità all’interno del ristretto nucleo familiare al momento al momento non ci interessa in quanto in quel caso intervengono ulteriori dinamiche relazionali ed emotive che in parte non appartengono alla collettività e al suo operare. Posto che io non abbia nulla in contrario con una visione del tipo di quella sopra esposta occorre però operare dei distinguo nel tentativo di:

 

1: Non cadere in facili semplificazioni tanto care all’attuale civiltà che ci ha partorito sempre prodiga nel cercare una ricorrente omologazione massificata operata anche a spese del singolo individuo e delle sue legittime istanze.

2: Rivalutare la posizione esclusiva dell’individuo nella sua totalità a prescindere dalle consuetudini consolidate.

Detto questo però non posso ora non osservare il fatto (secondo quanto detto sopra in merito all’esigenza di crescere) di possedere le stesse aspettative esistenziali nonché ambizioni primarie del mio cane, di un gatto o di una falena. Visto che anch’essi seguendo il naturale istinto di sopravvivenza si prodigano giornalmente per taluni obbiettivi. Il ché mi porta quindi giocoforza a riflettere su quella che in realtà può essere considerata la reale e più plausibile “maturità” quella che viene riferita all’essere umano.

perils-of-plastic-ring-a-ding-ding-wea-2E’ possibile cioè che siamo nati solo per sgomitare, riprodurci, sistemare alla bene e meglio il nostro universo relazionale e andare a mangiare al Mac Donald? Il punto più alto della parabola è quindi questo?

Siccome sono pigro e ho fame risponderei di si, ma ho ancora un po di tempo a disposizione e mi permetto di affermare che l’uomo è nato per andare oltre a tutto questo. E’ suo diritto ad un certo punto elevarsi oltre le necessità relative alla sopravvivenza per ambire a qualcosa di più alto e gratificante. Questo si può fare solo sviluppando i propri talenti non mortificandoli come oggi si tende a fare.

Occorre ribaltare il mondo per riprodurlo a propria immagine, creando quindi il mondo ideale in terra. Siamo qui per incarnare il nostro ideale, il principio primo per il quale siamo nati anche a costo di porre in secondo piano la nostra stessa sopravvivenza. Chiunque abbia fatto questo secondo me può fregiarsi del titolo di uomo maturo.

A mio avviso  “l’uomo maturo” che ha in pugno le problematiche relative il mondo delle necessità a cui oggi si fa riferimento è una marionetta in balìa degli eventi. Uno starnuto e collassa su sé stesso, una grandinata e soccombe. Sempre che si riesca a mettere insieme un uomo del genere ci sarebbe sempre il rischio che un giorno si svegli e faccia a pezzi la famiglia con la mannaia (come tra l’altro ogni tanto accade).

[forse continua …]

Mercoledì da coglioni!


Stasera mi sento proprio una schifezza! Dopo una settimana di numeri d’alta classe per non fumare, stasera ci sono ricascato e mi sono concesso ben due bionde. Inutile dire che ora mi sento proprio meglio. La nicotina in circolo evidentemente sta facendo il suo bravo dovere ma domani mi sveglierò con la consapevolezza di essere un coglione. Non che le altre mattine non lo sia, ma almeno avrò un buon motivo per crederci intensamente. Forse se ci fosse qualcuno a ripetermelo farebbe più effetto e riuscirei a smettere con più verve. Certo che in casi come questo ci vorrebbe tipo un coach, uno di quelli supercazzuti che all’occorrenza ti fa fare pure i piegamenti sotto lo spruzzo di un idrante, uno che ti fa soffrire fisicamente. Allora non penserei alle sigarette, o le fumerebbe lui per me! …