L’orrida invasione_2


Nella mia città all’ordine del giorno ci sarebbe un’orrenda invasione di fottuti storni che a giudicare dalle reazioni degli indignati cittadini di turno causano degrado e rumore molesto. Tutti ne parlano, e ognuno dice la sua. Ai cittadini costernati ricordo che gli storni vanno dove cavolo gli pare in barba alle possibili problematiche acustiche relative al loro stanziamento. Tutto ciò mi porta alla mente il solito arrogante atteggiamento di chi ritenutosi onesto cittadino “pagante delle imposte” si ritiene al di sopra anche degli eventi naturali come migrazioni, maremoti, invasioni di cavallette tralasciando il fatto che fuori dalle dinamiche prettamente urbane c’è tutto un mondo che continua a farsi i cavoli suoi a prescindere dagli stanziamenti umani. Pare che i molesti pennuti abbiano approfittato dello stato di fatiscenza e degrado di un edificio del centro per costruire il loro campo base da cui partono per le loro scorribande. Bene, come dargli torto? In natura tutto si ottimizza per garantire la sopravvivenza della specie che meglio si adatta alle circostanze.

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Amore animale!


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La mia cagna è di nuovo in calore, come l’anno scorso, e ricomincia il solito triangolo funesto tra lei, il cagnolino venuto da lontano e me nella parte del terribile inquisitore. Se volete leggervi la vecchia storia eccovela qui. Di diverso questa volta è la dimensione dello spasimante di turno che questa volta sfoggia perlomeno una stazza leggermente un po più virgulta dell’anno passato. Raccogliendo informazioni come una spia per il paese sono riuscito a capire che nostro arriva dalla frazione vicina che dista circa 3/4 chilometri, una distanza ragguardevole che il canide evidentemente compie ogni giorno da tre giorni a questa parte per venire a orinare davanti a casa mia e per piazzarsi in maniera del tutto non autorizzata davanti al mio portone di ingresso. Ormai però sono scafato anche io in questioni amorose e mi guardo bene dal farla uscire nei momenti in cui lui staziona nel viottolo con fare arrapato. Per lui è diventato una sorta di lavoro o occupazione a tempo pieno, la mattina lo saluto quando esco di casa per il caffè, la sera gli do la buona notte e magari lo invito per un giro di amari. Falla gravissima da parte sua è il fatto che non si faccia trovare ( guarda caso ) ore pasti, momento in cui prendo al volo il guinzaglio e faccio fare il giretto alla mia cagnetta in evidente deficit vescicale. Oramai però la guerra di nervi sta volgendo a mio favore, evidentemente a causa dei pasti che il nostro ha dovuto saltare nei primi giorni di assedio. Ora lo vedo può vacuo e demoralizzato. La resa dei conti è vicina …

Tutti contro tutti


Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi …

La mia ultima esperienza lavorativa si può definire agevolmente come il titolo di cui sopra che descrive in maniera ben definita lo stato delle cose all’interno dell’ufficio in cui sono stato costretto mio malgrado a operare. “Operare” è proprio il termine giusto adatto a descrivere la delicata situazione professionale in cui versavano, e versano tutt’oggi, i miei ex colleghi di lavoro che presumo ancora si trovino li a sputare sangue ogni benedetto giorno.

Presumibilmente quando ci si trova al lavoro è più o meno scontato che ci si trovi li per “lavorare”, ovvero per porre in essere una sequela di azioni utili al progresso produttivo dell’azienda nonché, nella migliore delle ipotesi, anche all’evoluzione professionale del singolo. Ebbene attratto da queste auspicabili premesse decisi quindi di affrontare il colloquio selettivo e di iniziare questa nuova avventura all’interno di quella che a prima vista mi parve una realtà operosa e professionalmente interessante. Niente di più sbagliato! Già dai primi giorni si definì in maniera chiara la situazione che si snocciolava in maniera impietosa sotto i miei occhi.

In pratica, il capo mastro dell’azienda, quello con cui avevo fatto il colloquio, contava meno di zero. Anzi, era deriso e mortificato dagli stessi dipendenti che sia lontano da lui che in faccia non perdevano l’occasione di redarguirlo sulla sua nullità. L’ufficio più importante dell’azienda era praticamente tenuto in scacco da una specie di dispotica arpia di ventisette anni che si permetteva di dire a tutti come fare il loro lavoro, me compreso. Venne fuori che la dispotica arpia ce l’aveva su con il tecnico dell’azienda, un figlio di puttana, e questa diatriba trascinava vorticosamente le attività dell’azienda verso la disorganizzazione cronica più totale. C’era quindi chi urlava, chi bestemmiava, chi cazzeggiava apertamente e se la spassava sopra le rovine dell’attività. Come avvolti impietosi i più forti pasteggiavano con le carcasse dei più deboli piegandoli ai loro umori neri. C’era modo che uno si svegliasse con la luna storta o con un po di forfora in più e sarebbe stato il disastro! C’era pure chi era in cura dallo psicologo, chi non dormiva la notte, chi si beveva 18 caffè al giorno pur di resistere allo stress e continuare a portare a casa lo stipendio.

Al mio collega andava anche peggio perché era a contatto diretto con la serpe che dirigeva ogni suo movimento, nonostante egli avesse una carriera decennale alle spalle in altre aziende di tutto rispetto. Se andava al cesso doveva avvertire, se batteva una virgola al pc doveva avvertire, se qualcuno lo chiamava lei intercettava la linea per rispondere al posto suo. Ogni suo movimento e iniziativa era vagliato dalla sordida mente della serpe. Un giorno mi disse che rimaneva ancora li per la mia presenza, il ché mi riempì di orgoglio. Ma non durò per molto. Pochi giorni dopo si incazzò di brutto con la serpe, poi con il capo, poi con il vice-capo e pure con l’amministrazione. Sparì dalla nostra vita in un sol colpo, peccato. D’altra parte poteva andare anche peggio. Dopo quello che subiva giornalmente pensavo che prima o poi avrebbe fatto irruzione in ufficio con un AK-47 portando con sé morte e distruzione. Invece niente.

La cosa peggiore di tutte è che ognuno era occupato nella sua personale battaglia contro qualcun’altro nel tentativo di far valere le proprie ragioni e nel frattempo impegnato a convincere me delle medesime con lusinghe e motivazioni di vario genere. Accostandosi per esempio a me parlando male di quello e di quell’altro e di cosa aveva fatto di sbagliato, a seconda delle situazioni. Quindi oltre l’attacco diretto vi era anche il tentativo di convincere le terze parti, tra l’altro dotate di parere decisionale pari a zero, della giustezza della propria posizione accampando anche motivazioni che scadevano sul personale.

In tutto questo scenario il “lavoro” vero e proprio cadeva in secondo piano occultato come era da diatribe, guerre territoriali e scorribande non autorizzate. Quello che ho visto questa volta è stato un misero e vomitevole sperpero di energie dove queste potevano essere canalizzate per affrontare in maniera più collaborativa e matura. Per fortuna nel frattempo i miei mesi all’interno di quel luogo giunsero al termine e fu con sommo piacere mandare tutti a fare in culo in un solo elegante gesto, il gesto di chi non sarebbe più tornato, il gesto di chi si scrolla un gran peso dalle spalle.

In ogni caso devo dire che l’esperienza fu formativa per me perché mi rese consapevole di quello che non vorrei mai diventare e della strada da non perseguire a costo di accettare mansioni meno remunerative. Un sorta di fulgido riferimento verso il basso a cui volgersi ogni volta in cui se ne presenterà l’occasione.

Il Mondo Figo!


Oggi per varie ragioni sono dovuto approdare sul sito web della mie ex scuola, la scuola dove mi sono diplomato nel lontano ’97. La prima occhiata alla home page mi ha fatto inavvertitamente balzare all’occhio quanto siano cambiate le cose nel giro di pochi anni. Il mio che all’epoca era un semplice “Istituto” (Istituto d’Arte), ora si è trasformato acquisendo la più versatile connotazione di “Liceo”! (Liceo Artistico). Ma il bello arriva con le denominazione delle sezioni vere e proprie presentate dal liceo. Architettura e Arredamento è diventato Interior Design, Moda e Costume si è trasformato in Fashion Design e altre che puntano sempre sulla matrice Fashion forse per accattivarsi l’attenzione di qualche bimbaminkia in più. Quello che mi chiedo è perché anche per l’offerta scolastica si debbano riproporre i soliti triti e ritriti cliché da marketing spicciolo. Tutto questo deve risultare forse molto figo per qualcuno, e pure per molti, se per stare al passo si è reso necessario “fashionizzare” anche i nomi delle sezioni di una scuola statale. Mi piacerebbe pensare che la scuola sia invece qualcosa di non allineato alle tendenze di mercato e che viaggi invece sul binario della cultura, invece che su quello del marketing, perlomeno sul piano ideale!

La qualità del fare


qualità del fare

In questa realtà meccanico-industriale dallo spirito quantitativo che ci opprime ogni giorno con i suoi diktat e i suoi imperativi categorici non mi stupisce affatto che una caratteristica propria del singolo, preso nella sua magnifica unicità, sia stata usurpata a favore dell’istanza prima dell’omologazione. L’esaltazione della dimensione “quantitativa” è propria della nostra civiltà che crede che “più cose” ci sono in circolo per tutti più i bisogni del singolo vengono soddisfatti. Questo assioma sottende però che tutti abbisognino delle medesime cose, ci si affanna quindi a produrre “cose” e a creare nel contempo fruitori di quelle cose. Un circolo autoindotto che non può che creare dolore, morte, distruzione e infelicità. Cosa occorrerebbe fare quindi? Niente. Ripristinare nel singolo la qualità del fare per accedere di nuovo ad una dimensione ormai perduta.

Sorrisoni


sorrisi

L’altro giorno parlavo con un amico che mi diceva che nella vita occorre sorridere. Ma non in senso lato, bisogna proprio starsene con il sorriso stampato in faccia! Prendere la cosa come una disciplina ferrea e cercare di farlo il più possibile durante la giornata, perlomeno nei momento in cui ci si ricorda di farlo. Secondo queste teorie il fatto di sorridere già di per sé aiuta a mantenere un’atteggiamento di apertura e ottimismo nei confronti del prossimo e del mondo nel suo complesso favorendo probabilmente una possibile “risonanza” con persone e situazioni altrettanto positive. In effetti standosene buoni buoni già una buona decina di minuti con un sorriso ebete estrapolato dal nulla stampato in volto si possono notare i primi effetti positivi: la gente inizia a evitarti, e già questo è un grande traguardo visto che di solito siamo perseguitati dai rompiballe più disparati!

Pulizie!


Dopo le pulizie sul blog sono arrivate anche quelle reali! Non mi considero un grande pulitore, anche perché di solito quando mi decido a farlo la casa ha già raggiunto le sembianze di un vicolo malfamato. In aggiunta sono un conservatore inveterato e tendo ad affezionarmi a tutte quelle piccole chincaglierie che creano una quantità inamovibile di polvere. Comunque da oggi in poi la parola d’ordine è: ogni cosa al suo posto! Aprendo così per scrupolo il mio pc mi sono inoltre accorto della enorme quantità di polvere riversatasi dentro il case a contatto diretto con i circuiti. Mi sono chiesto come diavolo potesse ancora funzionare! Ho dovuto rovesciarlo per spazzare via l’ammontare di immondizia al suo interno. Prossimo passo … Mastro Lindo!

Cosa resterà?


asteroide

Mi viene da pensare a cosa rimarrebbe della nostra fastosa, tecnologica, onanista civiltà, se improvvisamente un asteroide enorme proiettato alla velocità della luce colpisse il pianeta terra causando un terremoto di proporzioni epiche che cancellerebbe ogni forma di vita sia vegetale che animale! Sono pensieri che mi prendono così, dopo il thé delle 5 e tra una partita a ramino e l’altra io e gli altri convenuti vagheggiamo allegramente sui destini del mondo. Probabilmente i sopravvissuti riusciranno in qualche modo a salvare la specie umana, magari iniziando a scavare come le talpe cunicoli sotterranei. Una volta passato qualche secolo probabilmente incominceranno a affiorare i resti della civilità precedente sepolte dai detriti. Forse troverebbero la Statua della Libertà (quella affiora sempre, anche nei film) spiaggiata su un lato come una balena.