Lo Zen incompreso


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Una volta qualcuno mi regalò un giardino Zen. Per un certo periodo lo conservai con una certa cura, poi con il trasloco la casa nuova e tutto il resto decisi di posizionarlo in posizione strategica sopra il mobiletto dell’Ikea. Con il trascorrere delle ere geologiche però il giardino venne sepolto da oggetti di vario genere che abbandonavo sul mobiletto con l’effetto di trasformarlo nel giro di poco in un accumulo indistinto di macerie quotidiane tanto che subendo scossoni e spostamenti la sabbietta tendeva a fuoriuscire e strabordare fuori.

La scomodità della sua esistenza unita alla sua apparente inutilità mi fece decidere un giorno per la sua fine. Presi tutto quanto e lo gettai nell’immondizia in un sol colpo con un gesto atletico. Poi di recente varie vicissitudini esperienziali mi portarono ahimé a rimpiangere questo gesto sciagurato e avventato e a sentire quasi la mancanza del mio povero giardino costretto ora a passare la sua esistenza in discarica. Eppure nonostante la sua apparente inutilità il giardino Zen aveva il suo sacro diritto di esistere? Ma perché?! Perché una cosa inutile e che somiglia alla toletta del gatto era entrato nella orbita della mia esistenza e io non l’avevo accolto?

Non aveva ancora sentito parlare dell’Azione ‘inutile’, o meglio di una forma di impegno o di ‘dedicazione’ a una attività, perlopiù creativa in cui si esegue qualcosa di totalmente inutile. In sostanza l’attività, qualunque essa sia, deve avere la prerogativa di essere del tutto fuori da qualsiasi schema utilitarista. Non faccio quindi qualcosa per un fine, ma per l’azione in sé. Questo mi costringe in qualche modo a non cercare un qualche tipo di appagamento o risultato in un indeterminato futuro. L’azione inutile mi ancora quindi al presente esaltando il mio Essere a scapito del mio ego che di solito è sempre proiettato in avanti o indietro nel tempo.

Qualche giorno fa lessi inoltre, non ricordo dove, dell’usanza dei monaci tibetani che dopo aver costruito complicati mandala con la sabbia, una volta terminati li distruggono lasciandoli trasportare dal vento impetuoso delle alture. Ho deciso quindi di mettermi sotto con le azioni inutili tipo rompere i colli di bottiglia con i denti o suonare i campanelli degli sconosciuti, collezionare Topolino o scrivere su questo blog. Forse magari un giorno qualcun altro mi regala un altro giardino …

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