Shook me all night long

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Aria di PreNatale


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Nel mio paesello da qualche giorno si respira già una candida atmosfera natalizia. Forse dovuta al fatto che a breve, i primi di dicembre, inizierà la famosa festa/mercatini che è piuttosto seguita nella mia zona. Tutti sono in fermento. Gli addetti ai lavori, i comuni cittadini, ma anche a quelli che ai lavori non partecipano ma si godranno il paese da visitatori. L’aria autunnale punge i visi di primo mattino mentre si scaricano alberi, addobbi, luci. C’è chi fa colazione, chi si mangia un panino, chi bestemmia presto. Tutti stretti nel freddo abbraccio dell’inverno che  gela le membra ma scalda i cuori.

Blog che seguo


Ho stilato una piccola lista di bloggers con cui interagisco ultimamente alla seguente pagina (in realtà sono solo 4 ma potrebbero aumentare). Se siete nella lista gioite e leggete. Se non siete nella lista il consiglio è di desiderarlo ardentemente … Potete trovare la pagina anche nel menù principale. Se nel menù principale voi non ci andate mai perché leggete dal Reader peggio per voi!

A presto

Il Lavoro – Fase_3


Ora che cerco il lavoro mi capita sovente di inviare mail, curriculum, richieste di collaborazione o di candidarmi in qualche sito web. Morale della favola: Oh mai nessuno che rispondesse! Nel senso che non è che pretendo di essere assunto da qualcuno ma almeno di rispondere, far vedere che si è vivi. Magari per confermare la ricezione o solo per un commento, un saluto,che ne so …

Mi sto mazziando per scrivere pure lettere di presentazione diverse a seconda del destinatario e della tipologia di azienda. A volte mi nasce il dubbio che all’altro capo delle e-mail che ho sottomano non ci sia nessuno. Come scrivere al vento parole destinate all’oblio del tempo senza una speranza che qualcuno, anche per sbaglio, possa leggerle. Ci passo le mezze giornate a scrivere di tutto su di me: esperienze, studi, passioni, ma poi c’è qualcuno che legge? Mah … il mistero si infittisce. Io nel dubbio mando.

Caldo cinese


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Sabato sera. Un pochino incerti sul da farsi decidemmo dopo un giro nel centro città di imbucare il primo ristorante cinese per affrontare la cena. Sulle prime rimasi un po incerto non tanto per la natura etnica del ristorante quanto sul fatto che in quel posto preciso non ci fossi mai stato. Sono piuttosto scettico nel recarmi in posti che non conosco affatto essendomi ritagliato, almeno nella mia città, una rosa di luoghi appetibili selezionati dopo anni di esperienze. Ma va beh, mi dissi … tanto più o meno i ristoranti cinesi si somigliano tutti, uno vale l’altro.

Optammo quindi per quel luogo ma all’ingresso percepimmo al volo la situazione drammatica che si stava vivendo al suo interno. L’unica sala del ristorante consisteva in un angusto stanzino di 4 metri per 4 con una piccola finestra sul viottolo esterno. Una tenda separava l’ingresso dalla sala quindi appena entrati non ci accorgemmo della natura angusta della stanza. Ci scambiarono subito per qualcuno che aveva prenotato e ci diedero al volo un tavolo accanto ad una coppia di signori che parevano anche loro capitati li per caso.

Una volta seduti capimmo che avremmo dovuto cenare tête-a-tête con gli avventori seduti sul tavolo di fianco al nostro ma se il disagio fosse stato solo per quello sarebbe filato tutto liscio. L’elemento tragico della serata si rilevò invece essere lo sciagurato condizionatore che incombeva sulle nostre teste e che ci avrebbe tenuto compagnia per tutta la cena. All’interno della stanza credo si siano sfiorati i 60 gradi centigradi, tanto che a un certo punto decisi di chiedere alla cameriera di spegnere o quantomeno abbassare cortesemente il riscaldamento che veniva sparato da un tremendo bocchettone a circa 2 metri dalle nostre teste. Con un gesto brillante mi fece cenno di aver capito ma il riscaldamento però continuò a restare acceso.

Nel frattempo ci servirono l’acqua. Già era qualcosa perché con tutto quel calore ci si era seccata la gola tanto che non riuscivamo più a capirci tra di noi mentre parlavano. A qualcuno cominciarono a bruciare gli occhi. All’arrivo del mio pollo alle mandorle decisi di ritentare visto che la cameriera mi si accostò per servirmi il piatto. Dissi di spegnere il riscaldamento perché qualcuno cominciava a avere le visioni, come nel deserto. Mi fece il gesto dell’OK quindi mi tranquillizzai incominciando a mangiare la mia portata.

Portarono la birra ma io decisi di bere solo acqua viste le condizioni vaporifere che stavamo accusando. Evidentemente qualcosa era andato storto con la cameriera. O non ci capivamo o io ero così annebbiato dal calore da non riuscire ad esprimermi. Nel complesso però la tortura si rivelò breve perché tutti mangiarono a velocità della luce lasciando perdere caffé e dolce cercando l’uscita nel più breve tempo possibile. Una volta fuori mi ripromisi che da quel momento in poi … Mai più posti a casaccio!

Il Lavoro – Fase_2


L’altro giorno ricevo una mail da un sito di recruiting che mi segnala l’interessamento di una azienda nei miei confronti. Ottimo penso, ma un’attimo dopo scopro che si tratta di un’azienda in cui già sostenei un colloquio circa 3 anni fa. Penso magari a un avvicendamento del personale ignaro del mio precedente colloquio, oppure più semplicemente all’opportunità che si fosse liberato un posto in linea con le mie competenze.

Quello che mi salta subito all’occhio è che in effetti l’attività in questione non opera precisamente nel mio campo d’azione professionale cosa che infatti non mi fece superare la selezione 3 anni prima. Ma messe al bando le remore decisi di presentarmi comunque al colloquio, visto che poi ero stato contattato direttamente da loro.

Scoprii che i colloqui erano due: il primo con un responsabile che poi mi fece fare una prova pratica risolta in modo brillante e il secondo con il capitano della baracca. E qui son dolori perché mi disse che c’erano ben cinque persone in lista per quel posto di lavoro e mi disse che avevo un profilo non del tutto adatto alle mansioni richieste(cioè quello che già mi disse 3 anni addietro).

Spiegai che era vero ma che avevo comunque operato in modo trasversale anche in quelle mansioni che loro richiedevano e che difatti avevo superato in modo adeguato il test propostomi, visto anche che gli strumenti operativi li ho utilizzati e li utilizzo da almeno 20 anni! Lui però rimase inamovibile e mi liquidò con la percezione che io non fossi adatto. Poi se ne uscì con una frase emblematica dicendomi in sostanza che avevo troppe esperienze, e quindi sottintendendo che fossi un melagramo del lavoro a tutti gli effetti.

Io dissi che in realtà sul curriculum vi era anche una esperienza piuttosto lunga(10 anni!) in poi quello che fu il mio lavoro storico. Dopo di quello si, è vero, ho affrontato svariate esperienze tutte a tempo determinato ma non per mia volontà ma solo perché si trattava di lavori estemporanei, i quali una volta terminati, non garantivano più una mia presenza fissa in azienda. Esperienze che mi hanno arricchito e segnato profondamente sul piano umano e professionale e a cui non avrei mai fatto a meno.

Ma tutto ciò ai suoi occhi non costituiva un valore, anzi, secondo la logica dei piani alti (non si sa bene quale), a fronte di una evidenza ha preferito bollarmi come un’incapace a causa del numero delle esperienze intraprese. Uscii dal colloquio amareggiato e affranto con la consapevolezza di chi si sente deluso da uno che, tra l’altro, offriva un lavoro a tempo determinato pure lui …

Il Lavoro – Fase_1


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Seguendo con il solito atteggiamento ottenebrato che ho già esposto in questa sede, oggi un amico in merito alla mia ricerca di lavoro ha detto una cosa del genere:

“Te Exogino, non hai margini di scelta quindi prendi quello che ti viene, sta zitto e prenditi i calci in culo, come tutti! “.

Entrando così di prepotenza ai primi posti nella mia classifica “Frasi celebri”.