Pubblicato da: exogino | gennaio 4, 2014

Cicale!


Pubblicato da: exogino | novembre 6, 2013

Consuntivi!


exogini piramideSono passati la bellezza di ben sei anni dall’apertura del mio primo blog sul defunto Splinder. Nel Dicembre del 2007 infatti il buon Anarcadia riuscì a convincermi ad aprire un mio spazio per crearmi un blog tutto mio, personalizzato e che potevo aggiornare quotidianamente. All’epoca ero impegnato come amministratore in un’avvincente forum dedicato ai Librigame seguito da gente come me .

Decidetti comunque di accettare la sfida e di lanciarmi in questa nuova esperienza che per me aveva tutti i contorni di un nuovo gioco. In principio avevo buttato su una cosa molto kitch con exogini che spuntavano da ogni dove e sfondi panterati e durò così a lungo. Scrivevo perlopiù di giochi da tavolo, fumetti e altre cose parecchio nerd. C’era chi apprezzava e chi snobbava.

Qualche tempo dopo il blog svoltò affrontando tematiche più serie e argomentazioni rivolte alla polemica. Il look si fece più sobrio e rispettoso di mamme e bambini. Poi nel 2010 decisi di trasferire tutto il baraccone su WordPress che in confronto a Splinder sembrava di pilotare lo Space Shuttle.

Facendo ad oggi un consuntivo dopo qualche anno devo rilevare come il mio blog rifletta perfettamente quella che è la mia natura caotica. Anche se per qualche periodo mi sono focalizzato su certi argomenti per dare un certo tagli al tutto, credo di aver miseramente fallito non riuscendo a garantire una certa costanza di contenuti. Credo che il mio blog non abbia mai avuto un taglio specifico, eppure io volevo darglielo, il taglio!

Pubblicato da: exogino | giugno 29, 2013

Incipit videoludens – Quinto movimento


Commodore64Parallelamente alla mia attività da giocatore da sala-giochi io e un mio compagno di merende portavamo avanti la nostra carriera da utenti “casalinghi” di videogame. Non è che ci fregiassimo di alcun titolo ma eravamo una sorta di conciliabolo carbonaro, una pseudo-setta dedita al videogioco composta da due elementi, io e lui. Mi appoggiavo totalmente alle sue iniziative in quanto lui era il mio Gran Maestro .

A parte il fatto che fosse più grandicello di me, e già questo di per sé lo facevo un Maestro, ma il fatto era che lui era sempre super aggiornato sulle novità del momento. Aveva allestito a casa sua una sorta di Santuario del videogioco con poster, riviste e quant’altro. C’erano cassette, cartucce, floppy disk  sparsi sul letto e a volte anche a terra tanto che si camminava su uno strato scivoloso di vecchi giochi che aveva passato al vaglio ed evidentemente scartato.

Protagonista all’epoca era il Commodore64 con cui smanettavamo a volte anche per giornate intere sotto la flebile luce che filtrava dalle persiane chiuse. Alle volte uscivamo dalla nostra esistenza crepuscolare e ci dedicavamo alla vita sociale,  ma non troppo, quel tanto che basta per uscire e andare nel vicino negozio di Personal Computer e scartabellare le ultime uscite. All’epoca non si badava troppo all’uso eccessivo del computer, si era in un periodo di scoperta, alle frontiere di un nuovo passatempo e noi ci eravamo tuffati anima e corpo in quella attività spendendo la quasi totalità del nostro tempo dietro il monitor.

I giochi poi potevano essere dannatamente frustranti. Capitava per esempio di dover schiattare con l’ultima vita all’ultimo boss dell’ultimo livello e dover ricominciare tutto da capo, caricamento incluso. Ogni tanto faceva capolino nella stanza la madre del mio amico che, a seconda dei casi, poteva portarci una fetta di pane col prosciutto con Coca Cola o una crostata di prugne e susine. Noi eravamo così presi che spesso la scambiavamo per un boss di fine livello e provavamo ad accopparla con una bella combo, ma quella non schiattava mai.

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Pubblicato da: exogino | giugno 17, 2013

Incipit videoludens – Quarto movimento


new zealand storyForse New Zealand Story è stato in assoluto il gioco in cui ho speso più gettoni. Spendevo così tanti gettoni, che non avendo tempo per terminarli al bar li portavo pure a casa. Un giorno entrai al solito bar e scoprii con terrore che avevano eliminato il modesto sparatutto con navicella con visuale dall’alto. Al suo posto un titolo pieno di simpatici animaletti saltellanti tra cui una specie di pulcino giallo (che in realtà era un Kiwi).

In un primo momento non presi su serio New Zealand Story poi vidi che anche gli altri avventori iniziavano a tirarci su bestemmioni a non finire! In pratica il gioco era il classico platform a scorrimento orizzontale ma giocarci arrecava una certa soddisfazione mista a una certa dosa di sadismo visto che si andava a infierire con il proprio archetto a una serie di creature abbastanza “cucciolose” e per certi versi inermi.

Inoltre credo sia stato uno dei primi giochi in assoluto, dopo Bubble Bobble, ad inserire personaggi volutamente “pupazzosi” in stile cartoon. Anche se questo può al giorno d’oggi apparire un particolare di secondaria importanza all’epoca era una vera rivoluzione stilistica non da poco. Poter frullare o massacrare inermi creaturine intente a passeggiare per le loro piattaforme era un’esperienza da provare assolutamente. In ogni caso tutto questo mi fa venire in mente Creatures, ma credo che a Creatures dedicherò un post apposito!

Ero talmente infatuato di NewZealand Story che una volta mi capitò per le mani una versione per il Commodore64. Credendo di aver trovato lo svago definitivo decisi di ritirarmi quindi a vita privata in una sorta di crepuscolo digitale creato dal mesto crepitio del monitor del mio computer. Ma una volta caricato il gioco (rigorosamente in cassetta) lo sconforto ebbe la meglio. Nulla di quell’ammasso di sprite cubettosi aveva la benché più minima somiglianza con il simpatico Kiwi giallo conosciuto nel fantastico coin-op originale.

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Pubblicato da: exogino | maggio 31, 2013

Jungle Love – Il rockettone della settimana!


Pubblicato da: exogino | maggio 28, 2013

Incipit videoludens – Terzo movimento


Space AceCi sarebbe comunque da scrivere un reportage per ogni sala giochi che ho frequentato. Hanno tutte le proprie storie e i propri aneddoti, in una città poi, come la mia, dove avevano attecchito parecchio. La mia vita da videogiocatore si svolgeva in una sorta di “trasfert”. A casa ero un ragazzino di media cultura, ben educato e ben nutrito.

Una volta in sala giochi lasciavo alle spalle la mia identità per trasformarmi in una macchina da arcade! Ma non solo io, ma tutti quelli che come me avevano la passione per i cassoni della “sala”.

Oltre alle sale giochi vere e proprie si poteva giocare per esempio nei “bar” che si erano arresi alla torbida logica dei passatempi videoludici. A quanto pare rendevano parecchio e alcuni locali sacrificavano parte dell’arredo interno, come vecchie madie in legno pregiato o antichi vasi della dinastia Ming per far spazio a questi cassonetti elettronici dal gusto discutibile. C’era poi chi era stato costretto a vendersi mezzo locale per acquistare le propria rosa di giochi.

In ogni caso giocare in sala giochi e nel bar erano due esperienza totalmente differenti. Al bar c’erano le “compagnie” composte da individui che in gran parte se ne fregavano dei videogiochi, al massimo ci scappava qualche partita al Tetris aspettando la tipa per pomiciare. Queste persone erano semplici “avventori” del luogo che si ritrovavano al Bar per poi partire per altre scorribande. Io invece ero un “giocatore” nella più classica accezione del termine, ero un uomo con una missione!

Nessuno poteva fermarmi, non mi trovavo li per semplice svago ma per adempiere ad un destino! In realtà ero sempre super-occupato con qualche gioco del momento e poco mi curavo della realtà fenomenica che mi attorniava. Sarebbe potuta venirmi incontro una strafiga con le tette al vento e probabilmente sarei rimasto immutabile a giocare a Space Ace.

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Pubblicato da: exogino | aprile 5, 2013

Incipit videoludens – Secondo movimento


Chase-hqSe getto uno sguardo indietro verso la mia carriera di videogiocatore da sala giochi credo di essermi perso dei giochi degni di nota ma di aver allo stesso tempo cavalcato alcune mode del momento. Per quello che riesco a ricordare la mia evoluzione iniziò da piccolo, anzi parecchio piccolo. Mia madre infatti deve avermi proposto di giocare in un bar, o qualcosa del genere. Forse non sapendo più che pesci pigliare con me.

Ricordo però il luogo della mia prima partita. Si trattava di un bar, un tempo considerato malfamato, (e che in seguito ha goduto invece di un’epoca aurea di fighettismo), frequentato da impareggiabili nottambuli e alcolizzati mattutini. Dovevo essere molto piccolo in quanto ricordo che seduto sullo sgabello i piedi non toccavano terra.

In ogni caso la responsabilità di tutto quello che avvenne dopo è da attestarsi su mia madre che diede il via al viaggio verso i tetri abissi del videogame. Vaghe rimembranze e ricordi frammentati riguardo il primo gioco in assoluto, era certo però un gioco con degli ascensori e degli omini che si spostavano da un livello ad un’altro. Il tutto molto cubettoso. Gli avventori erano dei più disparati, dall’amico blasfemo, ad altri ragazzi sempre più grandi di me. Deve essere allora che imparai ad apprezzare il gusto delle amicizie con persone più grandi. C’era sempre qualcuno alle macchinette, e se finivo i gettoni mi mettevo a guardare la partita di un’altro. All’epoca usava così, infatti non era raro incontrare un capannello di gente attorno al gioco del momento che osservava con sguardo meravigliato le gesta eroiche del giocatore più cazzuto!

In questo bar ho mosso i miei primi passo alle prime gloriose partite. All’epoca andavano di moda gli arcade sparatutto con visuale dall’alto con per protagonista la navicella o l’elicotterino di turno a fronteggiare orde di nemici che spuntavano da tutti i cantoni. Bisognava essere lesti con i pulsanti e si rischiava il crampo o la sindrome da tunnel carpale ogni volta che si affrontava una partita. C’erano giocatori molto abili che riuscivano a spingere il pulsante una media di 36 volte al secondo. Era una sfida molto “fisica” all’epoca. Ogni tanto si vedeva un cassone rattoppato alla meno peggio per colpa degli strattoni o dei calci che il giocatore sferrava durante il gioco, e c’era chi andava appositamente con le Cult dalla punta d’acciaio per fargliela pagare!

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Pubblicato da: exogino | aprile 3, 2013

Red House


Pubblicato da: exogino | marzo 29, 2013

Incipit videoludens – Primo movimento


Sala giochiIncalzato anche dal mio amico Prof. Pirkaf, che non perde occasione per trascinarmi di forza nel mio passato videoludico con attacchi reiterati,  voglio spendere due parole in ricordo dei bei tempi andati spesi nella sala giochi sotto casa, pensando anche a che cosa sono diventate oggi le sale giochi di tutto il mondo: dei luoghi senza Dio abitati da anime perse alle prese con micidiali macchinette.

Tutto si mischia in maniera indistinta tra le nebbie del tempo quando i pantaloni avevano la vita alta e le tasche erano tanto profonde e utili per contenere tanti gettoni. Ai miei primordi videoludici i gettoni costavano 200 lire, quindi con 1000 lire ti sparavi 5 partite. Poi avevi due opzioni: c’erano i coin op in cui inserivi direttamente le 200 lire, oppure dovevi andare al banco che ti cambiavano i soldi in gettoni.

Ogni sala giochi aveva i suoi gettoni anche se io quando mi avanzavano quelli di un’altra provavo a scassinare tutto il blocco inserendone uno che in effetti non ci poteva fisicamente entrare. Lo scassinamento durava poco perché appena armeggiavo con il cassone solitamente il conseguente rumore di monetine smosse non passava inosservato. Vorrei poi spendere due parole su un avventore particolare che molto spesso occupava il gioco del momento. All’epoca anche i giochi più idioti erano presi sul serio e c’era questo tizio, che fu per me una specie di mentore inconsapevole, che mi insegnò a tirar giù tutto il rosario con angeli arcangeli e cherubini. Lui era un fottuto genio, aveva l’arte nelle mani e la tecnica sulla manopola, riusciva a districarsi nei platform più complessi e astrusi e magari dopo perdeva una vita per una cagata di piccione. E quindi giù bestemmie! Dava pugni e calci sul cassone creando dei concerti incredibili a beneficio degli astanti.

A un certo punto, siccome lui era bravo, sono arrivato a credere che più si bestemmiava più riuscivi meglio nel gioco, ma a me non funzionava mai. Non riuscivo a concentrarmi su due cosa in contemporanea. Non ho mai saputo il nome di questo personaggio ne ho mai cercato un qualche tipo di approccio con lui. Scoprii solo in seguito che abitava vicino casa mia. Lo rincontrai parecchio tempo dopo con moglie e figli a seguito. Chissà che ne è stato della sua stratosferica abilità alla manopola  e del suo piglio deciso a suon di bestemmioni ora  che ha assunto l’aspetto del buon borghese.

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Pubblicato da: exogino | marzo 17, 2013

Oh mia dolce SplatterHouse!


splatterhouse_640Nel 1988 forse eravamo tutti quanti avvolti nel torpore perché non ci siamo accorti dell’uscita di SplatterHouse! Se devo dire la verità non ricordo bene neanche io cosa facevo nel 1988 oltre a giocare a SplatterHouse.

Credo che SplatterHouse abbia caratterizzato il mio 1988, il resto sarà stato letteratura.  In quanto topo da sala giochi mi sono accorto dell’uscita di questa perla prima del resto del mondo, ma credo che non tutti abbiano colto la portata epica di questa uscita.

Prima di SplatterHouse guidavamo simpatici draghetti o fantomatici pulcini in scorribande più o meno divertenti. Al massimo si potevano impilare blocchetti a suon di Casatchok! Nessuno prima di allora aveva mai imbracciato una motosega e provato il piacere di spiaccicare un’ignobile creature contro il muro facendogli schizzare le cervella.   Certo poi adesso escono variazioni sul tema per tutti i gusti.

Con SplatterHouse scoprivamo invece il gusto primevo della ultraviolenza praticata. All’epoca erano inoltre lontani anni luce i comitati censori che oggi si scagliano con videogame e altre produzioni, alcune anche degne di nota! Giocare con SplatterHouse è stato come svegliarsi da un bel sogno e catapultarsi in uno più inquietante.

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