Quando si cambia?


Sembra che in Italia cambiare è impossibile. Va sempre male tutto, basta parlare con le persone comuni, quelle prese dalla strada. A descrivere la situazione politica e sociale del nostro paese sembra osservare una balena arenata di lato sulla spiaggia pronta a emettere gli ultimi spasmi di agonia. Il lavoro è in condizioni estreme e anche chi il lavoro ce l’ha è in condizioni estreme lo stesso percependo salari molto bassi, al limite dell’indigenza. Tutti invocano un cambiamento, un vento nuovo, orizzonti cristallini e pieni di glitter!

La domanda però che ora sorge spontanea è: se l’Italia è formata dagli italiani allora essi, chiamati in causa individualmente, hanno voglia di un cambiamento, sono cioè proattivi nei confronti del miglioramento? Si perché Cambiamento in questo caso significa anche avere anche delle prospettive migliorative all’orizzonte in modo da spendersi nell’immediato per raggiungere obiettivi finora non perseguiti. I comuni cittadini hanno codeste prospettive, obiettivi chiari e definiti riguardanti un prossimo futuro che non siano necessariamente avere più soldi in tasca?

Il problema io credo è un problema individuale, cioè queste domande andrebbero girate al singolo perché dal singolo occorre ricavare la propulsione energetica necessaria utile al cambiamento. Finora ho solo incontrato persone che si lamentano, che elencano egregiamente tutti i problemi, ma che con una sorta di rassegnazione di fondo ammettono che non c’è nulla da fare, che le cose andranno sempre così, perché il potere, i soldi, la corruzione e via dicendo su questo tenore.

Nessuno infatti che abbia deciso di spendere la medesima energia adoperata per informarsi sulle miserie del paese invece per alzare il culo e per lo meno immaginare qualcosa di diverso. Si vabbè lo Stato è ladro, ma noi cosa facciamo nel frattempo? Votiamo sempre gli stessi nella speranza che si prendano cura di noi, che prendano loro le decisioni in merito la nostra vita, che ci facciano da balia , che promulghino leggi in materia di economia, di educazione, di salute e tanti altri aspetti che ci sono sfuggiti di mano e che non sappiamo più gestire di persona.

Nella vita del singolo però come nella vita di un paese arrivati ad un certo punto il cambiamento diventa inevitabile, o cambi o schiatti. Il cambiamento può avvenire per vari motivi: in primis per Volontà. Sento cioè la necessità di una evoluzione in qualche direzione e con la forte Volontà la attuo grazie all’intento e alla capacità di fare. E questo non mi pare sia il caso del nostro paese dove al contrario rilevo passività assoluta.

Altra occasione di cambiamento può essere il raggiungimento del fondo del baratro oltre il quale non si può proseguire. Posizione in cui si rimane fisiologicamente costretti a risalire dopo essere necessariamente sopravvissuti alla spirale discendente,. Situazione non auspicabile ma sicuramente altamente formativa per chi la subisce. Il nostro paese a mio avviso si sta muovendo in questa direzione se nulla cambierà sotto il sole.

Terza occasione di cambiamento può essere quella di voler uscire da una situazione di apparente sicurezza che con l’andar del tempo diviene però restrittiva e non proficua. Secondo me i cittadini italiani ad oggi si trovano in questa situazione. Sentono cioè che c’è qualcosa che nel profondo li opprime però al cambiamento preferiscono la zona neutra fatta di lavoro svaghi, amici, cioè di abitudini quotidiane. Non si spendono quindi attivamente per qualcosa di nuovo. Bordeggiano tranquillamente tra le maglie della quotidianità senza farsi troppe domande finché le circostanze lo permettono, poi nel cambiamento ci sarà chi sceglierà anche per loro e si rimetteranno in riga con le nuove circostanze cercando di non fare troppo attrito.

Annunci

2 thoughts on “Quando si cambia?

  1. Io quest’anno il culo dalla poltrona l’ho alzato più volte per cercare di cambiare la mia vita, ho lottato per mesi contro tutto e tutti, anche contro me stessa per tutte le volte che cercavo di arrendermi… e ho fallito, fallito più volte e in tutti i fronti, il lavoro mi ha schiacciato, la ricerca di un negozio alla fine si è conclusa con molte delusioni anche quando credevo di esserci riuscita. I tentativi per convivere sono stati inutili… un sacco di bufale, di gente che ha cercato di guadagnarci sulla mia pelle anche chi diceva di volermi bene… e allora permettimi dopo un anno (ma anche di più) di essere stanca, di non avere più ne la forza ne la voglia di lottare e riposarmi sulla rassegnazione…

  2. Il singolo cittadino ha in mano poche armi per il cambiamento.
    Il voto innanzitutto, ma la % di pecoroni in Italia è ancora altissimo ed alla fine i voti prendono più o meno sempre la solita direzione.
    L’associazionismo o il sindacalismo, entrambe armi spuntate e tenute sotto controllo da chi governa a livello politico ed economico.
    Io non sono molto ottimista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...