La qualità del fare


qualità del fare

In questa realtà meccanico-industriale dallo spirito quantitativo che ci opprime ogni giorno con i suoi diktat e i suoi imperativi categorici non mi stupisce affatto che una caratteristica propria del singolo, preso nella sua magnifica unicità, sia stata usurpata a favore dell’istanza prima dell’omologazione. L’esaltazione della dimensione “quantitativa” è propria della nostra civiltà che crede che “più cose” ci sono in circolo per tutti più i bisogni del singolo vengono soddisfatti. Questo assioma sottende però che tutti abbisognino delle medesime cose, ci si affanna quindi a produrre “cose” e a creare nel contempo fruitori di quelle cose. Un circolo autoindotto che non può che creare dolore, morte, distruzione e infelicità. Cosa occorrerebbe fare quindi? Niente. Ripristinare nel singolo la qualità del fare per accedere di nuovo ad una dimensione ormai perduta.

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