Pubblicato da: exogino | aprile 5, 2013

Incipit videoludens – Secondo movimento


Chase-hqSe getto uno sguardo indietro verso la mia carriera di videogiocatore da sala giochi credo di essermi perso dei giochi degni di nota ma di aver allo stesso tempo cavalcato alcune mode del momento. Per quello che riesco a ricordare la mia evoluzione iniziò da piccolo, anzi parecchio piccolo. Mia madre infatti deve avermi proposto di giocare in un bar, o qualcosa del genere. Forse non sapendo più che pesci pigliare con me.

Ricordo però il luogo della mia prima partita. Si trattava di un bar, un tempo considerato malfamato, (e che in seguito ha goduto invece di un’epoca aurea di fighettismo), frequentato da impareggiabili nottambuli e alcolizzati mattutini. Dovevo essere molto piccolo in quanto ricordo che seduto sullo sgabello i piedi non toccavano terra.

In ogni caso la responsabilità di tutto quello che avvenne dopo è da attestarsi su mia madre che diede il via al viaggio verso i tetri abissi del videogame. Vaghe rimembranze e ricordi frammentati riguardo il primo gioco in assoluto, era certo però un gioco con degli ascensori e degli omini che si spostavano da un livello ad un’altro. Il tutto molto cubettoso. Gli avventori erano dei più disparati, dall’amico blasfemo, ad altri ragazzi sempre più grandi di me. Deve essere allora che imparai ad apprezzare il gusto delle amicizie con persone più grandi. C’era sempre qualcuno alle macchinette, e se finivo i gettoni mi mettevo a guardare la partita di un’altro. All’epoca usava così, infatti non era raro incontrare un capannello di gente attorno al gioco del momento che osservava con sguardo meravigliato le gesta eroiche del giocatore più cazzuto!

In questo bar ho mosso i miei primi passo alle prime gloriose partite. All’epoca andavano di moda gli arcade sparatutto con visuale dall’alto con per protagonista la navicella o l’elicotterino di turno a fronteggiare orde di nemici che spuntavano da tutti i cantoni. Bisognava essere lesti con i pulsanti e si rischiava il crampo o la sindrome da tunnel carpale ogni volta che si affrontava una partita. C’erano giocatori molto abili che riuscivano a spingere il pulsante una media di 36 volte al secondo. Era una sfida molto “fisica” all’epoca. Ogni tanto si vedeva un cassone rattoppato alla meno peggio per colpa degli strattoni o dei calci che il giocatore sferrava durante il gioco, e c’era chi andava appositamente con le Cult dalla punta d’acciaio per fargliela pagare!

continua …

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Responses

  1. Come dimenticare le Cult e soprattutto il loro prezzo, solo i cosiddetti figli di Papà qui potevano permetterseli ( come per adesso le Hogan dopotutto).
    Splendido post, aspetto il seguito. 😉


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