Pubblicato da: exogino | settembre 10, 2010

Doors of Perception


Attenzione concentrata e attenzione diffusa.

Non molto tempo fa mi capitò sotto mano un testo di Joanna Field, psicologa-scrittrice inglese degli anni quaranta, dal titolo “Una vità tutta per sé”. Nell’ambito dei suoi studi su sé stessa mi risultò di particolare interesse il capitolo dove la scrittrice si inerpica nei meandri della“percezione”. La Field distingue l’attenzione in due categorie distinte che delinea in questo modo:attenzione concentrata e attenzione diffusa. Cercherò ora di riassumere in breve le consapevolezze a cui la Field arrivò allora circa il suo modus di percepire sé stessa e il mondo “materiale”che la circondava.

Attenzione concentrata – Una modalità di percezione automatica, che è quella che usiamo più spesso, dove la mente lasciata a sé stessa fissa la sua attenzione sulle faccende del quotidiano. Questo genere di attenzione ha un obbiettivo ristretto in quanto seleziona tutto ciò che serve nell’immediato per tralasciare il resto. In attenzione concentrata la mente la mente vede le cose solo in base al suo utilizzo, come mezzi per un fine, essa infatti non è interessata alla loro esistenza in sé. Appunto per questo, osserva la Field, la percezione “concentrata” è in un certo qual modo limitata perchè la soddisfazione trova sempre sfogo nel prossimo futuro.

Attenzione diffusa – Quando gli elementi condizionanti vengono a mancare l’attenzione passa da “concentrata” a “diffusa”. In questa modalità è essenziale prestare attenzione e mentenerla su qualche cosa anche senza un preciso interesse. In tal modo i legami utilitaristi con l’esterno si rompono lasciando spazio a sensazioni tonificanti, o come afferma la stessa Field: “…ad un momento magico”. Riporto ora in parte un estratto dal testo:
“ero convinta che normalmente quando non abbiamo un preciso interesse per un oggetto o situazione, lo ignoriamo. O se siamo obbligati a prestare attenzione a qualcosa che non serve al nostro scopo, allora, per semplice abitudine, prestiamo attenzione con l’obbiettivo chiuso, osservando i dettagli separatamente e ci annoiamo…”.
Nella sua disamina la Field presegue precisando quanto sia difficile percepire il mondo in attenzione diffusa, l’aspettativa inibisce questo tipo di espansione percettiva. Essa consiste più propriamente ad un gesto mentale. Gesto mentale che non si può richiamare a proprio piacimento. Al contrario, come si diceva, è una spinta verso l’abbandono e l’oblio di sé stessi.

 

 

 

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Responses

  1. Lo trovo molto inteessante…ma ho provato a pensarci e mi sembra che tutti i miei pensieri facciamo prima o poi capo ad un’attenzione concentrata…Cioè, anche quando pongo attenzione a qualcosa che ha senso al di fuori della mia vita, alla fine la riconduco sempre ad un ‘utilizzo’ personale.

  2. Difatti la Field enfatizza il fatto di quanto sia difficile osservare in diffusa, anzi, proprio il tentativo a provarci ne inibisce il risultato. Comunque penso che prima o poi sia successo a tutti involontariamente di riuscirci … credo

  3. “ero convinta che normalmente quando non abbiamo un preciso interesse per un oggetto o situazione, lo ignoriamo. O se siamo obbligati a prestare attenzione a qualcosa che non serve al nostro scopo, allora, per semplice abitudine, prestiamo attenzione con l’obbiettivo chiuso, osservando i dettagli separatamente e ci annoiamo…”

    Semplicemente una disamina perfetta e precisa della natura umana…
    Di me,sicuramente. 🙂

  4. Molto interessante…


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