Pubblicato da: exogino | luglio 7, 2010

Il grande balzo!


Sempre bello passare una piacevole serata ricordando casualmente gli eventi, i personaggi, gli anedddoti della propria infanzia. Proprio questo mi è accaduto oggi e tra un racconto ed un’altro mi sovviene ora di essermi inavvertitamente dimenticato di menzionare un individuo che ha sicuramente segnato la mia fanciullezza, errore imperdonabile a cui ora mi riprometto di riparare. Sto parlando dell’eclettico Paolo,  che tral’altro mi ha iniziato all’antica disciplina della bicicletta.

Non che la bicicletta sia comunemente una disciplina, tranne che per i ciclisti ovviamente,  ma per lui lo era in ogni accezione del termine. Paolo era un figo perchè oltre che possedere l’Amiga 500 si concedeva pure il lusso di uscire con ragazzi di cinque anni più piccoli di lui, ovvero io. Che io sappia non coltivava tante amicizie ma quelle poche erano accuratamente selezionate, si circondava di pochi seguaci da avviare alla sua nobile attività. Aveva infatti una naturale propensione per la meccanica, lo smontaggio, il rimontaggio, l’elaborazione e la modifica di cicli di ogni sorta. Io naturalmente ci tenevo ad essere annoverato tra i suoi accoliti e lo seguivo in ogni dove.

Non aveva studiato o appreso rudimenti di qualche tipo, la sua conoscenza derivava esclusivamente dall’esperienza sul campo e con una pazienza da antico anacoreta si rinchiudeva per intere giornate nella sua officina stipata di attrezzi, chiavi inglesi e brugole. Era un creativo e godeva nella miscellanea di stili, come il parafango di una Bottecchia con la focella di una Mountain-Bike. Quando non sapevi dove gettare un vecchio catorcio Paolo era sicuro che ne tirava fuori uno dei suoi ibridi. Per un periodo fu ossessionato dal manubrio stretto, come di moda all’epoca con i vecchi Fifty. Più il manubrio era stretto più lui era soddisfatto per il lavoro, il brutto era che non si riusciva a curvare se non eseguendo una piega laterale stile motomondiale con il rischio di fratturarsi la rotula del ginocchio. Una volta la sua passione rischiò di costargli caro.

In quell’occasione infatti aveva organizzzato nel cortile di casa una specie di diabolico percorso da stuntman con una serie di piattaforme di legno, il percorso terminava con una rampa per eseguire un salto da paura in barba allo sbigottimento generale dei genitori. L’intento era quello di testare il prototipo appena sfornato, una specie di accozzagia di tre esemplari diversi con il corpo formato dalla scocca di sue diversi esemplari. La saldatura al centro della bici non prometteva nulla di buono ma Paolo volle provare ugualmente. Una volta in sella la bici iniziò a scricchiolare come una vecchia suocera, tutto comunque sembrò andare per il meglio per buona parte del percorso quando Paolo decise di affrontare la rampa con salto. Con una rincorsa da record egli spiccò il salto ad una velocità folle. Io gridai immediatamente al successo voltandomi verso i genitori con aria soddisfatta, ma ancora il balzo non era terminato. Paolo era ancora a mezz’aria il sella al ciclo quando accadde l’irreparabile. La saldatura con uno schianto cedette, la scocca si spezzò in volo in due tronconi e Paolo franò a terra con il manubrio stretto nelle mani battendo ripetutamente il labbro inferiore sul breccino. I genitiori osservata la scena ci derisero e ci invitarono ad andare a giocare a pallone con gli altri ragazzi e di dimenticare questa storia delle biciclette. Io al suo posto mi sarei buttato giù oltremodo ma per Paolo fu soltanto un’esperienza da cui imparare, un’altra motivo di esaltazione, ma d’altra parte lui era lui e io … mah!

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Responses

  1. Paolo è cmq un grande. 😉
    Basta nominare l’Amiga 500 è per me lo diventa automaticamente. ^____^
    Cmq quanti ricordi hai fatto riaffiorare con il tuo post…

    • Come sopra accennato lui era un figo, e riusciva sempre a spillare molti più quattrini di me ai genitori con cui ci comprava giochi per l’Amiga o nuove chiavi inglesi per la sua officina personale.


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