La Crisi l’é dura per tutti


In quanto utente del mondo consumistico in cui ci troviamo e appunto “consumatore” medio, ottimista e profondamente motivato non posso non segnalare lo stato selvaggio in cui versano i prezzi dei generi alimentari da un po di tempo a questa parte.

Vuoi l’euro, la crisi, le pestilenze, carestie, terremoti e altre calamità (che sempre si sono verificate a memoria d’uomo) credo si stia perdendo il senso del valore dei generi di prima necessità. Ad esempio non posso pagare un chilo di pesche al banco con un ricarico del 700% ogni qualvolta il camion che le trasporta al mio negozio trova un camoscio morto in mezzo alla strada ed è costretto a fare un giro più largo. Se il camonista è colto da un attacco di emorroidi ed è costretto a fermarsi in farmacia non è affar mio.

Ricordo che pure un tempo c’erano differenze di prezzo tra un posto ed un altro ma di lieve entità, poi sono nati i grossi supermarket dove si poteva comprare qualcosa più o meno a prezzi unificati, un tempo. Oggi per poter risparmiare bisogna essere come dei cani da tartufo e prepararsi a girare per lo meno in 3 o 4 market sperando di trovare le offerte del giorno. Le mie recenti esperienze da massaia mi hanno insegnato questo.

Troppe discrepanze di prezzo tra un posto ed un’altro a livelli di 2 o 3 euro di differenza, va da se che il valore delle cose viene offuscato in un’ottica di crescita giornaliera che sembra non avere un termine certo. Gli unici con il culo caldo: i commercianti … mah …

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