Lawrence su E.A.Poe


Riporto di seguito una disamina di D.H. Lawrence sulla figura inquietante di E.A.Poe riportata nel suo scritto “I Classici americani”. Interessantissimo tutto il testo che contiene le considerazioni personali del famoso autore dell’Amante di Lady Chatterley sulla generazione di scrittori americani considerati come “classici”. Lo scritto è di natura polemica, a E.A.Poe Lawrence dedica un’interno capitolo, qui di seguito riporto un piccolo estratto:

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Poe non ha nulla a che spartire con gli indiani e la natura. Non si fa scrupoli per i fratelli rossi e gli Wigwam. E’ completamente assorbito dai processi di disintegrazione della propria pische. Il ritmo dll’attività artistica americana è, come dicevo, binario:

1. Disintegrazione e muta della vecchia coscienza.

2. Formazione di una nuova coscienza al di sotto della vecchia.

Fenimore Cooper fa in modo che le due vibrazioni procedano di pari passo. Poe ne conosce una sola, quella di disintegrazione. E ciò fa di lui, più che di un artista, quasi uno scienziato.
I moralisti si sono sempre domandati invano perchè sia stato necessario scrivere i racconti “morbosi” di Poe. Bisognava scriverli perchè bisogna che le cose vecchie muoiano e si disintegrino, perchè la vecchia psiche bianca deve pian piano sfaldarsi prima che qualcos’altro possa prenderne il posto.
L’uomo deve spogliarsi anche di sé stesso. E il processo è doloroso, a voltre terribile.
Poe ebbe un destino molto amaro. Era condannato a far ribollira la propria anima in una grande ed ininterrotta convulsione disintegrante, e condannat a registrarne il processo. E poi fu condannato ad essere vituperato per questo, lui che aveva adempiuto ad alcuni dei compiti più amari che in un’esistenza umana si possano chiedere a un individuo . Compiti necessari per di più. Perchp l’anima umana se, vuole sopravvivere, deve sottoporsi alla propria disintegrazione, consciamente.
Ma più che un artista Poe è uno scienziato. Riduce i proprio io come uno scienziato riduce un sale in un crogiolo. La sua è un’analisi quasi chimica dell’anima e della coscienza, mentre nella vera arte c’è sempre un ritmo binario di creazione e distruzione. E’ per questo che Poe chiama “racconti” i suoi scritti. Sono una concantenazione di causa ed effetto.
I suoi pezzi migliori, tuttavia, non sono racconti. Sono qualcosa di più. Sono storie terribili di un’anima che soffre gli spasimi della disgregazione.

Tratto da I Classici americani.

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