Pubblicato da: exogino | ottobre 19, 2009

The Doors of Perception IV


“[…] Non c’è estasi più grande, godimento più indefinito di quello del presente. Io vivo. Non: Io esisto, che importano le dimostrazioni! Invece, il vivere: immensa infinita pienezza, moltiplicata e divisa, impalpabile, inconoscibile, incommensurabile; larghezza e altezza, profondità, vibrazione, squisita armonia di colore e di dolcezza, canto al di là di ogni voluttà, canto che non si ascolta, canto che si canta.

Nulla permette di avvicinarsi a questa verità. Nulla permette di spiegarla, perchè non si può spiegare sommariamente. Questa vita è così densa, così ricca che sembra “altra”; quella che è in me. Quella che è nell’istante preciso che è sempre in moto. Quella che è azione. Quella che non si descrive e non si immagina.

Questo mistero più di ogni altro vorrei chiarire. Perchè porta in se la chiave del linguaggio, e forse anche la ragione originaria. Ogni parola, come un chiodo, dovrebbe permettermi di fissare un po’ più stabilmente questa tela. Ma bisogna scegliere questi chiodi, né troppo deboli né troppo acuti. Le parole, le parole del vocabolario. Non le frasi, non le espressioni che sono già strutture. Le parole.
Pieno.
Gonfiato.
Gonfio.
Luce piena.
Giallo.
Crudo.
Bianco e nero.
Duro.
Miniera.
Roccia.
Lanciando.
Debolezza del centro.
Drappeggiato.
Strangolato.
Annodato stretto.
Nella stanza di cemento.
Blockhaus.
Dilatorio.
Stanchezza.
Spine.
Nodo in un intrico di spine.
Rosso lucido.
Risolvibile nel punto essenziale.
Compressa di chinino.
Duro.
Pallottola esplosiva.
Infrangibile.
Non ancora (o a malapena) immagini. Niente si muove. Su questo schermo bianco le parole possono ancora cadere, ricche e povere, ricche di tutte il loro passato e il loro avvenire, ma povere perchè presenti, perchè parole, perchè tolte dal dizionario, piccoli escrementi scuri e aridi che non hanno importanza. […]
[…] A questo stato puro, le parole sono simili a animali microscopici primitivi, a protozoi. Il sostantivo, nucleo. L’aggettivo, estensione del sostantivo come una membrana adduttiva. Il verbo, flagello. Le parti invaribili del discorso, corpi inanimati, veicoli nutritivi. E’ questo il linguaggio elementare, veridico, che vorrei parlare. Più le parole sono prossime alla morte e più sono radicate nella vità. Sono l’incipit. In questo istante può nascere il sentimento di vivere veramente.[…]”

J.M.G. Le Clézio. “Estasi e Materia.”

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