Pubblicato da: exogino | settembre 28, 2009

The Doors of Perception III


“Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono:infinite.”
William Blake.
Continuando con la mia umile disamina nel dedalo enigmatico dell’argomento percettivoci terrei ora a fare una precisazione. Le mie considerazioni non indicano necessariamente una mia volontà di conversione al mondo dell’arte quanto forse rappresentano una profonda esigenza di “esplorare”, nei limite del possibile, non tanto la realtà “fisica”, ma la dimensione “mentale” che si cela dietro la cortina delle apparenze e quindi se vogliamo dietro all’opera d’arte. Così come non possiamo pretendere di giudicare e di godere dell’opera d’arte solo da apparenze prettamente estetiche così non possiamo godere appieno della vita solo risiedendo al suo strato superficiale. Il mio bisogno di evoluzione verso una realtà per così dire Metafisica, ovvero “enigmatica”, mi ha portato spesso e volentieri d indagare sulla materia, sugli oggetti, sulle persone che solitamente mi orbitano attorno nel quotidiano. Tutto questo, è da dire, avvenuto grazie ad una mia inconscia esasperazione verso il mondo fisico e verso quel punto di vista forzato che la quotidianità impone, verso i suoi diktat sensoriali verso le sue “convenzioni”.

Per quanto mi riguarda sono stati appunto l’afflizione e la saturazione il motore di questo ampliamento di campo. Il bisogno di epurarmi dai legami avvinghiano saldamente oggetto e convenzione, ad esso associata, mi hanno accompagnato spesso in regioni inesplorate del mio inconscio. La tentazione di “agire” sugli oggetti, di modificare, di cercare un accostamento utilitaristico alla vita è in qualche caso venuto meno.

In questo periodo ho riscoperto l’opera del pittore belga Renè Magritte, artista che ho studiato di striscio alle superiori. Egli con la sua serie “tradimento delle immagini” cerca disperatamente di affrancarsi dalla consueta visione del mondo: Per Magritte il mondo e gli oggetti da esso composto sono un mistero; le cose esistono anche al di là dell’uso che se ne fa. Il mondo senza il suo mistero non può esistere. Ed è per questo, secondo lui, che il mondo deve interessarci profondamente ma su un livello più elevato.

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