Pubblicato da: exogino | settembre 17, 2009

D&D – Ovvero “Donne & Donne”


La razza femminile è sempre stata per il sottoscritto fonte di profonda curiosità. Una curiosità forse malsana e faziosa nonché profondamente interessata. Le donne sono sempre state per me (come per molti) fonte di tormento e delizia.

Ammetto ad oggi non sono del tutto convinto di essere riuscito a comprendere tutto quello che si può sapere sulla femmina, ho avuto solamente bagliori accecanti, barlumi di verità e da buon maschio credo di non essere arrivato al bandalo della matassa… e forse mai ci arriverò. Sono del parere che la personalità della donna si formi sostanzialmente all’interno della relazione, al contrario di quella maschile che segue un percorso più individuale. Per quella che è la mia esperienza ho notato che le donne tendono a vivere questi 2 momenti:

1 – La fase della felicità, dove l’abbandono ed il tripudio dei sensi dominano sovrani. In questa fase alcune donne sono capaci di scomparire per secoli. Si odono ogni tanto saluti dal paese dell’Amore e nient’altro…
2 – La fase di più profonda depressione dove la donna cede al più profondo sconforto, non sa più che fare, dove andare. Sussurra di viaggi, cambiamenti radicali di clima, diventa selettiva, intollerante, asmatica violenta e razzista! I ritmi di vita iniziano a sfiorare il frenetico, si organizzano festini, baccanali, uscite con amiche un tempo dimenticate e si parla di cazzo a tutto andare…

Ma tornando al discorso della mia profonda passione per il gentil sesso… Ritengo che la vita delle donne sia profondamente interessante sotto tutti i punti di vista. Per lo meno la vita di quelle donne che vogliono vivere e spendere il loro tempo da “donna” e non da quell’ignobile surrogato mascolino che la collettività vuole imporre alla femmina. Trovo per esempio la conversazione con una donna molto piacevole. Il dialogo tra gli uomini si snoda miseramente attraverso botta e risposta tra singulti e monosillabi, e soprattutto si svolge tra due persone che fanno del loro meglio per avvicinarsi alla sincerità. I discorsi delle donne sono invece criptici, fuorvianti, macchinosi, ambigui e a volte squisitamente malvagi! Il soggetto può parlare per ore ed ore attraversando miriadi di argomenti, costellazioni di concetti più o meno nebulosi.

Attraverso il viaggio di un singolo monologo bisogna essere ben desti a cogliere al volo e al momento giusto il cuore, il nocciolo, quello che la donna vuole realmente comunicare… una frase, una parolina, non è buttata li per caso tanto per fare, essa è il perno focale dosato al punto e al momento giusto con un alchimia superba degna del più abile Paracelso. Un’allusione, un riferimento, un doppio senso fa la differenza nell’esatta comprensione del linguaggio femminile. Le donne adottano spesso e volentieri questo linguaggio obliquo. Seguire un monologo femminile è eccitante come osservare un sismografo in azione. Prima l’andamento è lineare poi una scossetina che annuncia il disastro, segue la deflagrazione tettonica per poi osservare piccoli assestamenti.

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