Verso la Rinascita!


Napoleone varca le alpi al Gran San Bernardo.

Raccomandata! Devo spedire l’ennesima maledetta raccomandata per la previdenza sociale. Sto male, sono sotto osservazione. Raccomandata con ricevuta di ritorno. La più banale delle operazioni compilarla, sul fronte e sul retro. Nome, cognome, indirizzo, codice fiscale. Banale operazione ma mia madre vuole che vada ad eseguirla da mia sorella, – Che lei lo sa fare! -. Anche io so compilare una raccomandata ma per non contrariarla, per non risvegliare la petulanza che è in lei sono pronto a infilarmi le scarpe e a correre al piano di sotto come un forsennato. Mi infilo le scarpe sformate, mi sistemo un po’ alla Dioppò i capelli e sono già fuori nel corridoio. Il condominio è un enorme scatolone cavo riverberante. A quell’ora del mattino è una bestia in piena attività. Ascensori a pieno ritmo, avvocati, dentisti, puttane, veterinari.

I professionisti sono ai loro posti. C’è chi è già rinchiuso nel suo ufficio, alcuni parlano con il borsello a tracolla, il postino al pian terreno suona come un ossesso icampanelli. Al sesto piano appena uscito dal mio regno crepuscolare odo il rombo del casamento intero come fosse una gigantesca palestra, in mano ho la raccomandata. Al piano di sotto mi apre mia sorella in pigiama, spalanca la porta in un saluto stupito. Quanto sarà che non mi vede lì di sotto da lei? Forse due mesi?… Sono venuto con il sommo incarico di farti compilare questa dannata raccomandata o perlomeno di farmi impartire le giuste direttive per poterlo fare io stesso. Limitiamo i preamboli e passiamo subito all’azione! Una penna sotto mano? La sorella chiude la porta alle mie spalle. Mi accoglie come ben si confà ad un alieno della mia razza. Uno che abbisogna del suo aiuto. Per fortuna che c’è qui la tua sorellina, sembra voler dire… L’appartamento in cui vive è saturo di oggettistica di ogni genere, entrando percepisco la differenza di temperatura tra l’esterno e l’interno. Ogni volta che mi capita di entrare mi par di notare qualcosa di diverso: una volta dietro la porta stazionava un enorme pacchiano leggio di legno, sopra di esso un tomo pesantissimo in extra-formato … 15 chilogrammi di Dante! Faceva passar la voglia di leggerla la Commedia.

Un’altra volta aveva una sorta di lampadario mappamondo rotante, potevi vedere tutta la crosta terrestre in rilievo sotto la luce sbiadita della lampadina. E poi c’erano i libri. Oggetto quanto mai estraneo al solito allestimento oggi era il marito. Mi accorsi che non era un oggetto perché parlava, e parlava con me! Dopo un discreto saluto mi disse che era a casa da una settimanella ormai. Lui sapeva tutto di raccomandate, (mi ha sempre dato l’idea di burocrate cavilloso) e mentre mia sorella si stravaccava nel divano il marito mi aiutava nella compilazione. Il fatto era che lui aveva continuato a lavorare gli ultimi due mesi in fabbrica però senza percepire il becco di un quattrino. Doveva avere anche il mese doppio di Dicembre ma il titolare faceva orecchie da mercante. Di questo non me ne stupì affatto. Il suo capo era un fottutto, sembrava (si vociferava) che stesse per aprire un’altra attività con un parente ma non avendo intestato niente alla sua persona non voleva pagare gli ultimi mesi di lavoro dei suoi dipendenti. Io con la mia mente da primitivo non ne capisco tanto di economia e di sordide manovre per non sganciare i quattrini, il fatto sta che lui ora era senza lo straccio di un lavoro.

Mentre compilavo la raccomandata alzando la testa qualcosa di familiare catalizzò il mio sguardo. Era Napoleone! Napoleone appeso alla parete. Il Bonaparte svettante in tutta la sua gloriosa maestà a cavallo del suo destriero fiammante. David all’opera mi chiamava in quella minuta riproduzione formato A4… Notai subito che c’era qualcosa che non andava. Io non ho mai amato le riproduzioni di opere di questo calibro. Se per caso un giorno dovessi avere una casa tutta mia eviterei come la peste di appendere al muro opere di una tale sacralità.

Quella riproduzione però non era li per caso, pensai. Lo vidi come una Madonnina votiva dentro quella casa. Un sacro vigore neoclassico stillava in abbondanza dal gesto indomito del Bonaparte che incitava i suoi alla salita. Il mantello rosso increspato di veemente passione. Su, su e ancora su oltre il San Bernardo, verso le italiche avventure con il vento alle spalle in un gesto di indomita ascesa. Si, poteva il piccolo imperatore aiutare anche un novello disoccupato con la barbetta di primo mattino e i capelli scapigliati mentre compilava la mia raccomandata. Su, verso un altro lavoro, verso nuove ambiziose prospettive, verso un altro sfruttatore a cui fare da puttana per stare al passo con il mutuo. Ad un mio accenno alla stampa mia sorella rispose in modo molto umile che l’aveva acquistata dai cinesi. Chissà cosa penserebbe Napoleone riguardo ai cinesi. Probabilmente combatterebbe anche contro di loro, ma verrebbe sopraffatto dal numero!

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