Cronache di Aliena Quotidianità II


Oggi giornata da girone dantesco in ufficio. Nonostante la Crisi davanti alla mia postazione vola di tutto! I clienti vanno e vengono. Arrivano a intervalli irregolari, come il cagotto… Io rimango chino sulla tastiera con gli occhi bassi mentre alcuni arrivano altri vanno, è sempre un gran fermento, sembra di stare all’ufficio accettazione. Io e le altre tre colleghe invece sempre ferme al tavolo davanti al PC, stoici come pescatori in attesa del pesce della vita. Potrebbero venire i ragni a farci la tela attorno se non fosse per la signora che passa per le pulizie una volta a settimana. Dicevo… i clienti arrivano e vogliono tutti tutto subito! Tutti anno l’assoluta priorità! L’ultimo arrivato è il Re, perché crede che l’intero ufficio si mobiliti immediatamente a sirene spiegate per lui e quando gli chiedi cos’è URGENTE lui di solito risponde con la faccia da ebete: – è TUTTO urgente! –
Risponde con quell’espressione da ebete, appunto, di chi si è immolato. Olocausto in nome del Lavoro. Sembra volerti suggerire che lui si è già offerto, non ha più nulla da temere perché in nome del Lavoro è già morto dentro.
Lo guardo e cerco con uno sforzo immenso di fargli percepire il mio pensiero sulla faccenda: – Ascolta brutto zotico di un contadino arricchito, io qui navigo in un mare di merda da mattina a sera. Adesso arrivi tu e ti credi il più bel cazzone del reame… ora prendo i tuoi bei fogli pieni di geroglifici incomprensibili li butto nel cesso poi li riprendo bagnati e te li riporgo, almeno avrai qualcosa con cui levarti la terra da sotto le unghie. Perché non hai fretta e te lo si legge in faccia –
Ma siccome io non sono un telepate e la mia titolare continua a oliarselo ben bene la voglia di spaccargli il muso lentamente svanisce.
Io non sono morto dentro e gli chiedo comunque se nell’urgenza ci sia qualcosa di PIU’ urgente rispetto al resto:
– è TUTTO urgente! – risponde
Va beh! … penso che ancora non sia arrivato il momento di immolarmi per la Causa. Non voglio avere quella faccia che ha lui. Prendo il faldone di fogli e lo getto in mezzo alle macerie cartacee della mia scrivania, lo seppellisco in mezzo ad altri fogli, per farlo sparire, non voglio più vederlo per i prossimi 10 giorni!
I clienti sono di varie tipologie, si potrebbero catalogare per pretese …
I più temibili sono quelli che sanno già tutto quello che vogliono e quelli che non sanno niente. I primi sono insidiosi perché si sono fatti tutta una loro idea del lavoro, hanno architettato nel dettaglio dei minimi particolari, hanno passato notti insonni a creare, scrivere, annotare, si sentono come dei novelli Renzo Piano, dei secessionisti viennesi infoiati, inventano l’Arte Nuova. Creano nuovi linguaggi, comunicano per graffiti come i primitivi. Alle volte mi sembra di decifrare delle tavole della nuova Sapienza in mezzo agli scarabocchi. Naturalmente visto che non c’è più niente da inventare le loro innovazioni vengono spazzate via con un colpo di spugna dalla fredda razionalità della mia titolare. A quel punto diventano come bambini in capriccio. La loro versione è all’atto pratico infattibile ma vogliono tenere quello, quell’altro … e noi dobbiamo lavorare si, ma avendo presente la grottesca bozza come sfondo. Un incubo sopra un altro incubo perché a quel punto si sentono in diritto di tirarci il collo alla prima svista.
Quelli che non sanno niente sono altrettanto malefici perché arrivano al tavolo spauriti, come barboni in cerca di un rifugio, come fedeli al confessionale. Dicono che hai carta bianca, che puoi fare di loro quello che vuoi. E ci credono. La cosa brutta è che però vogliono essere aggiornatissimi sull’andamento del lavoro. Diventano petulanti come una suocera: – Che hai fatto oggi?… Mi mandi quello che hai fatto? – Sono avidi di sapienza, vogliono toccare, sminestrare per far vedere che esistono e che sono produttivi anche loro. A quel punto, non appena vedono un accenno di bozza esplodono in mille colori. Iniziano a essere propositivi al massimo grado. – Si, si potrebbe buttare giù così, ma anche così…e così …e così, ma proviamo a spostare quello a muovere quell’altro… –
Dalla materia grezza della prima bozza, solitamente esce un ibrido sgangherato e rattoppato come se ci avessero lavorato in 18 persone contemporaneamente.
Dopo 3 mesi di lavoro su una bozza tutti quanti sono sfiniti. Siamo come soldati sfatti sopra i sacchi da trincea. Il Cliente è sfinito perché ha proposto tutto quello che poteva proporre, noi siamo sfiniti perché abbiamo dovuto buttar giu nella pratica quello che lui proponeva, ogni suo capriccio è stato soddisfatto, il capo è sfinito perché ha dovuto organizzare e distribuire tutta la massa di informazioni frammentarie, e il più delle volte inesatte, tra noi dipendenti. Infine ( ed e questo che forse rende la seconda tipologia di cliente più diabolica ) può capitare che egli ti arriva un giorno alla fine del bagno di sangue e dice : – ah ma io non la volevo così –

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